“Durante la malattia andammo a Zurigo, mi disse ‘visto che siamo qui, chiamo Cappato, mi faccio accompagnare dove si muore senza soffrire ‘. Non lo fece…”: parla Kirsti Moseng, moglie di Toscani

  • Postato il 11 gennaio 2026
  • Trending News
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni

“Ho incontrato Oliviero a 24 anni e il nostro è stato un cammino straordinario, ci siamo divertiti come pazzi. Lui mi ha travolto”: così Kirsti Moseng racconta a Repubblica la vita dopo la scomparsa del suo Oliviero Toscani, il grande fotografo italiano morto nel gennaio 2025 a causa di una malattia rara, l’amiloiodosi.

Restia ai riflettori e alle interviste, Moseng è stata la terza moglie del fotografo e nelle sue parole c’è la consapevolezza di chi ha saputo esserci sempre: “Non ho mai sentito il bisogno di essere visibile. Ma c’ero sempre. Studiavamo le sue campagne, curavo i suoi contratti e la sua agenda, giravamo il mondo e non litigavamo. Mai. In cinquant’anni. Oliviero in realtà avrebbe voluto litigare, però diceva che con me era impossibile. Mi chiamava ‘freno a mano’ perché lo tenevo ben ancorato alla realtà, noi e i nostri tre figli“.

Di lui, dice, le manca tutto ma “soprattutto la voce. Quando passi la vita insieme a una persona quel timbro, quel suono diventa parte di te. Il lutto è come un’onda, un giorno ti travolge, il giorno dopo si acquieta. Ho 74 anni, la solitudine non mi spaventa. Da molti mesi sono a Santo Domingo, ospite di mia figlia Ali, ma presto tornerò nella nostra casa in Toscana, tra i boschi e i cavalli, là dove c’è tutta la mia esistenza insieme a Oliviero”.

Gli anni della malattia li hanno vissuti “insieme. Oliviero non aveva paura di morire ma amava pazzamente la vita. Quando era già molto malato riuscimmo ad andare a Zurigo, al Museum für Gestaltung dove c’era una grande antologica di tutta la sua produzione, anche le campagne sociali, quelle famosissime, sull’Aids, sull’anoressia. Ci teneva molto a tornare a Zurigo, dove aveva studiato. Mi disse: visto che siamo qui, chiamo il mio amico Marco Cappato e mi faccio accompagnare là dove si muore senza soffrire. Non lo fece, anche se io non mi sarei opposta, dobbiamo essere liberi di scegliere. Per fortuna la sua malattia è stata breve”.

Poi il primo incontro, quando lei era una modella famosa, e nessun rimpianto per aver deciso di abbandonare le passerelle e le cover dei giornali di moda: (…) mi sono fatta consapevolmente travolgere da quella passione, da quell’entusiasmo per la bellezza e l’avventura. E poi quanto dura il successo di una modella? Meglio smettere quando sei in cima“. Quando le viene chiesto se l’Italia abbia valorizzato il lavoro di Toscani, non ha dubbi: “Credo che in Francia abbiano capito meglio il suo lavoro. L’Italia continua a ritenerlo fondamentalmente un provocatore per le sue foto e le sue campagne sociali. Certo, lo era, ma era anche un genio“.

L'articolo “Durante la malattia andammo a Zurigo, mi disse ‘visto che siamo qui, chiamo Cappato, mi faccio accompagnare dove si muore senza soffrire ‘. Non lo fece…”: parla Kirsti Moseng, moglie di Toscani proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti