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Due secondi e il volo Wizz Air per Atene poteva finire in tragedia. La causa? Un errore informatico dei piloti durante il decollo

  • Postato il 13 luglio 2026
  • Storie Dal Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Un volo charter della compagnia ungherese Wizz Air ha rischiato una catastrofe durante il decollo da Londra-Luton verso Atene ad aprile. L'AAIB, autorità britannica per le inchieste aeronautiche, ha rivelato che un errore umano dei piloti nel gestire i sistemi informatici ha messo in pericolo i passeggeri. Solo due secondi hanno separato l'aereo da una potenziale tragedia. L'indagine, resa pubblica a luglio, evidenzia i rischi legati alla gestione della complessa tecnologia di bordo durante le fasi critiche del volo.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Due secondi e il volo Wizz Air per Atene poteva finire in tragedia. La causa? Un errore informatico dei piloti durante il decollo

Tragedia sfiorata lo scorso aprile per un volo charter Wizz Air, decollato dall’aeroporto di Luton, vicino Londra, e diretto ad Atene. A raccontarlo, dopo mesi di indagini, è l’AAIB, l’ente britannico che si occupa di investigare sugli incidenti aerei (l’equivalente della nostra ANSV), che il 9 luglio ha pubblicato un bollettino inquietante.

A bordo del Boeing 737 Max c’erano 168 persone: 162 passeggeri, quattro assistenti di volo e due piloti. L’aereo, riporta l’inchiesta del Telegraph, “è sfuggito al disastro per soli due secondi a causa di un errore informatico dei piloti durante il decollo”.

Il problema, spiega l’AAIB, riguarda le cosiddette “V speeds”: sono i calcoli che i piloti devono inserire nel computer di bordo prima del decollo per sapere esattamente a quale velocità l’aereo deve staccarsi da terra. Numeri che, se sbagliati, possono trasformare qualche centinaio di metri di pista in una manciata di secondi di vita o di morte.

Tutto nasce da un dettaglio apparentemente banale: la torre di controllo di Luton aveva offerto all’equipaggio una scorciatoia per raggiungere la pista, facendo decollare l’aereo non dall’inizio, ma da un punto più avanzato, una manovra nota come “intersection departure”, comune per risparmiare tempo e carburante quando la pista è sufficientemente lunga.

Il punto è che, in questi casi, la potenza dei motori va aumentata per compensare lo spazio di pista più corto. I piloti erano convinti di aver aggiornato correttamente le V speeds nel Flight Management Computer, ma non lo avevano fatto. Risultato: potenza dei motori troppo bassa, corsa di decollo troppo lunga, salita troppo lenta.

Secondo i calcoli incrociati degli investigatori con i dati di FlightRadar24: l’aereo si è staccato da terra con soli 162 metri di pista rimanente, viaggiando a circa 168 km/h. Appena due secondi prima di finire l’asfalto a disposizione.

Sorvolando la fine della pista, l’aereo si trovava a un’altezza di circa 4 metri, contro un minimo di sicurezza previsto dalle normative di 11 metri per garantire un margine di distacco sicuro da eventuali ostacoli. Le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto, riprese dalla stampa britannica, mostrano l’aereo così basso da risultare a malapena visibile oltre gli hangar e i velivoli parcheggiati a bordo pista.

Gli investigatori dell’AAIB hanno dichiarato “se in quei secondi ci fosse stata una perdita di spinta ai motori, l’equipaggio non avrebbe avuto modo né di fermare l’aereo sulla pista rimasta, né di guadagnare l’altezza minima di sicurezza per proseguire il decollo in sicurezza”.

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Il Fatto Quotidiano

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