Droni portoghesi, dalla guerra in Ucraina all’Agenzia europea per la sicurezza marittima

  • Postato il 30 marzo 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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I droni prodotti in Portogallo sono stati una delle armi migliori dell’Ucraina nei trentasette mesi di guerra con la Russia. Il giornale O Pùblico ha dedicato un ampio servizio alla Tekever, l’azienda che produce questi “computer con le ali”, utilizzati per la prima volta in un conflitto, ma operativi anche in uso civile: nel Mediterraneo, per esempio, monitorano la fauna marina al largo delle isole Pelagie, Lampedusa e Limosa. L’AR-5, con due motori, telecamere, rilevatori radar e sonar, presto sorvolerà il mare tra Italia e Francia, per individuare fenomeni di contrabbando e immigrazione clandestina.

I droni di Tekever, resistenti alle interferenze nei canali di comunicazione, sono uno dei punti di forza dei servizi segreti ucraini. Sono stati schierati in operazioni di raccolta delle informazioni, in alcuni casi della durata anche di 20 ore. Il modello AR-5 si occupa della sorveglianza del Mar Nero, mentre, sulla terraferma, l’AR-3 ha il compito di mappare i movimenti dei russi, proteggere le linee difensive e segnalare gli obiettivi per l’attacco. L’Ucraina è l’unico conflitto nel quale i droni della Tekever sono stati finora utilizzati, anche se sono stati in servizio anche in una missione Nato nel Kosovo, nel 2014, in operazioni di pattugliamento e monitoraggio.

Tekever ha quattro stabilimenti nazionali: Lisbona, Porto, Ponte Sor – distretto di Portalegre, dove si sta progettando il primo aereo completamente portoghese – e Caldas da Rainha, dove ha invece sede il centro di ingegneria, cuore della produzione dei droni. All’estero, ci sono impianti nel Regno Unito e in Francia. La forza lavoro complessiva è costituita da 800 dipendenti, ma entro la fine del 2025 si potrebbe arrivare a quota 1.000. Il salario minimo è di 1.000 euro e nell’organico sono rappresentate 20 nazionalità. L’accordo con il governo ucraino è stato raggiunto nel 2023, grazie a un’iniziativa finanziata dal Regno Unito.

Nella filosofia della Tekever, la priorità è essere veloci e aggiornarsi in continuazione. “Stiamo giocando al gatto e al topo, c’è bisogno di un’evoluzione costante”, dice Ricardo Mendes, originario di Porto, uno dei cinque fondatori e ceo dell’azienda, creata nel 2001. Nel 2022, quando scoppiò la guerra in Ucraina, il ruolo guida nel settore dei droni fu ricoperto dalla Turchia: Baykar fu il principale fornitore per l’esercito di Kiev. Il TB2 era in grado di distruggere navi da pattugliamento, lanciarazzi e posti di comando nemici. Ma dopo pochi mesi, gli Shahed, droni kamikaze consegnati dall’Iran alla Russia, eclissarono i TB2. Fu in quel momento che entrarono sulla scena gli AR-5 portoghesi.

Il segreto industriale della Tekever è il reparto motori, dove viene personalizzato il propulsore del drone con l’elettronica che lo controlla e si monitora il comportamento nelle situazioni più impegnative. La produzione dei droni fu avviata nel 2007, puntando sull’integrazione tra tecnologia mobile e intelligenza artificiale. Tra i clienti figurano governi – il rapporto più proficuo è con quello britannico -, agenzie civili e militari, aziende private internazionali. In Nord America, i droni Tekever monitorano le infrastrutture del settore petrolifero e del gas. In Nord Africa, controllano le acque al largo della costa per individuare episodi di pirateria e svolgere missioni di sorveglianza degli oleodotti.
Il rapporto con l’UE si sviluppa su due direttrici: Agenzia europea per la sicurezza marittima e Agenzia spaziale.

Ricardo Mendes guarda oltre: “L’incontro Trump-Zelensky alla Casa Bianca è stato un segnale per l’Europa. Dobbiamo riorganizzare il nostro sistema di difesa in modo indipendente. Bisogna attrezzarsi per proteggere la pace. L’Europa senza gli Stati Uniti per il Portogallo rappresenta un’opportunità”.

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Il Fatto Quotidiano

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