Dopo il "No" la sinistra svela ancora i suoi vecchi vizi e già punta le poltrone
- Postato il 19 aprile 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
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Dopo il "No" la sinistra svela ancora i suoi vecchi vizi e già punta le poltrone
Il risultato del referendum, unito a qualche fisiologico incidente di percorso di un governo che è già oggi uno dei più longevi della storia repubblicana, ha ringalluzzito la sinistra. Che già si immagina nella stanza dei bottoni, fosse pure sotto la forma di un governo “di scopo” o qualche altra astruseria politico-tecnica che la creatività italiana si inventerebbe nel caso in cui dalle politiche del prossimo anno non uscisse una maggioranza chiara. E pazienza se è stata proprio la ritrovata stabilità di un governo tutto politico ad aver ridato credibilità e peso all’Italia nel contesto internazionale!
A tutti è lecito sperare, per carità, ma è proprio in questi momenti che viene fuori la più propria natura dei compagni: credendo il vento in poppa, insistono sui più classici motivi del loro repertorio, quelli che li hanno allontanati negli anni passati da buona parte dell’elettorato. Riaffiora così la mentalità dirigista, l’idea di tutto normare e regolare, di tassare tutto quel che è tassabile, di redistribuire le sempre più scarse risorse di un paese il cui primo problema dovrebbe essere per tutti la crescita e la scarsa produttività. Ricompare persino, e non solo fra i pentastellati, l’idea di riempire di bonus, sussidi, “salari minimi” e “redditi di cittadinanza” le tasche degli italiani, proprio ora che con gran fatica siamo riusciti a neutralizzare gli effetti perversi che avevano avuto sui conti pubblici quelli introdotti dai governi Conte.
Per non parlare della politica estera, ove è riaffiorato in questi mesi l’atavico antiamericanismo di una sinistra che continua ad essere allergica al capitalismo e alla democrazia “borghese”, pur usufruendone quotidianamente dei benefici. E che dire delle leggi sull’immigrazione clandestina che si vorrebbero tutte abolire in nome di un’indiscriminata accoglienza, di cui farebbe le spese in primo luogo la sicurezza pubblica? L’illegalità diffusa, come è noto, danneggia proprio le classi sociali più deboli che pure si dice di voler difendere.
Significativa è l’opposizione di questi giorni ad un decreto che propone due misure di assoluto buon senso quali la stretta sul porto e vendita di coltelli e la cancellazione dell’attenuante della “lieve entità” per chi spaccia droga in senso continuativo.
In sostanza, è proprio in questa fase che riemergono quei vizi che hanno così tanto nuociuto alla sinistra allontanandola dagli italiani e che, molto probabilmente, continueranno a nuocerle anche alle prossime elezioni. Masochistico è poi anche il fatto che, a quasi un anno dal voto, già si son messe in moto le manovre per spartirsi i futuri posti di potere. Il totonomine sul “chi va dove” imperversa. D’altronde, morte le ideologie forti del vecchio marxismo, incapace di rinnovarsi idealmente, la sinistra non ha più un’idea di società da proprre ai suoi elettori. Rimane il potere nudo e crudo da esercitare. La lontananza da esso ha come incattivito gli animi dei compagni, ma non ha comportato una seria autocritica e una rifondazione dei loro partiti su nuove basi.
L’impressione è perciò che il tanto agognato ritorno al potere sia una pia illusione e la frenesia del momento sia costretta a fare presto i conti con la realtà. Se così fosse, alla sinistra toccherebbe in sorte la fine che fu propria della contadina che, in una favola di Pitrè, corse al mercato a vendere una ricotta immaginando di investire il ricavato in sempre più ambiziosi progetti. Come è noto, un improvvido inchino, facendo cadere la ricotta, mise fine a ogni sogno di futura gloria.
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