Donald Trump putiniano? Smentiti i complottari
- Postato il 8 gennaio 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Donald Trump putiniano? Smentiti i complottari
C’è una narrazione che risale ai tempi del primo mandato di Donald Trump, quando fu accusato di aver complottato con i russi e di essere diventato presidente grazie a loro, che dipinge il tycoon come un burattino nelle mani di Vladimir Putin e la sua politica come una sorta di fotocopia di quella dell’autocrate del Cremlino. La vicenda della petroliera russa dimostra, se ce ne fosse bisogno, che Trump al contrario non guarda in faccia a nessuno e che la sua politica non dipende certamente da quello che fa Mosca. Eppure fino a qualche ora prima dei fatti di ieri, fior di testate dall’indiscusso pedigree, impressionate dal colpo di mano in Venezuela, avevano parlato addirittura di «putinizzazione della politica estera statunitense». È il caso ad esempio del britannico Guardian che ha ripreso una famosa sentenza di David Rothkopf, commentatore americano di un’altra testata on line faro delle sinistre, il Daily Beast. «Trump non sta più infrangendo le regole, le sta demolendo», ha scritto il Guardian come se Obama in Libia o Clinton in Jugoslavia le regole le avessero seguite come chierichetti.
Lo stesso concetto era stato sottolineato un annetto fa anche da altre testate progressiste, come Le Monde in Francia e dallo stimatissimo New Yorker. Più o meno nello stesso periodo, siamo nel febbraio dello scorso anno quando ci fu la prima disastrosa visita di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, la Bbc scriveva che «Trump pensa come Putin» e probabilmente stiamo assistendo alla «fine dell’ordine mondiale liberale». Un concetto che curiosamente è stato ripreso ieri dal presidente argentino Javier Milei ma in senso positivo, sostenendo che di conseguenza, e fortunatamente, «abbiamo smesso di pensare in termini di globalizzazione per pensare in termini di geopolitica». D’altronde al suo insediamento, Alan Friedman aveva avvertito tutti: «Trump è un pregiudicato filoputiniano che tradirà l’Europa». E un mese prima, aveva scritto su La Stampa che «le ultime nomine di Trump lasciano capire che per certi aspetti è davvero asservito a Vladimir Putin». In Italia MicroMega definiva Trump «un burattino nelle mani di Putin e Netanyahu». Lo stesso Guardian in un articolo apparso appena prima di Natale, considerava che «Trump e Putin condividono la stessa brama di status» ed entrambi vogliono addirittura «distruggere l’Europa».
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Ma è con la cattura di Maduro che i sostenitori della narrazione servile si sono scatenati. Federico Fubini scriveva lunedì sul Corriere che «il presidente Usa si ispira al manuale di Putin» e che «l’Office of Foreign Assets Control, l’ufficio del Tesoro statunitense che controlla i beni esteri, è diventato il nuovo Cremlino». Il Sole 24 Ore il giorno prima aveva parlato di «asse Trump-Putin» e addirittura di fine dell’ordine mondiale. Ad agosto c’era cascato pure l’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, che dopo l’incontro in Alaska, riprendendo i media americani, aveva dato la vittoria morale a Putin mentre Trump se ne tornava a casa «stanco e deluso». Il Manifesto negli stessi giorni di mezza estate scriveva che «perla Casa Bianca ormai c’è solo una relazione speciale», cioè quella con il Cremlino. Ma chi ha dato il meglio di sé in questa rincorsa alla baggianata a buon mercato è Carlo Calenda che il 18 marzo scorso scriveva sui social: «Trump ha dimostrato quello che già sapevamo: è Putin che comanda. Siamo al punto più basso mai raggiunto dalla storia americana». Non pago, l’11 settembre ribadiva: «Trump è un aspirante autocrate che vuole spaccare l’Europa e spartirsi i vassalli con Putin. Questo nodo verrà al pettine presto». Il nodo è venuto al pettine, ma non come se lo immaginava Calenda. E manco a dirlo un mese fa Elly Schelin si diceva «preoccupata per la convergenza Trump-Putin». Infine, tornando oltreoceano, va segnalato l’inquietante presa di posizione del Foreign Policy, autorevole think tank un tempo fedelmente allineato alla politica di Washington, secondo il quale l’attuale presidente è il «Compagno Trump», che «si sta comportando esattamente come farebbe un agente russo».
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