Dl Sicurezza, "il caso è chiuso": trovata la quadra col Colle, cosa cambia
- Postato il 24 aprile 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Dl Sicurezza, "il caso è chiuso": trovata la quadra col Colle, cosa cambia
Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del consiglio, è l’uomo che cura i rapporti tra palazzo Chigi e il Quirinale per conto di Giorgia Meloni. È abituato a pesare ogni parola. Se prima di pranzo, alla cerimonia per i settant’anni della Corte Costituzionale, dice ai giornalisti che il caso del decreto Sicurezza «è chiuso», significa che lo è davvero. Ogni ingranaggio del meccanismo è stato messo a punto e la firma di Sergio Mattarella è attesa per oggi. Al Quirinale aspettano di leggere in dettaglio il testo definitivo; confermano, però, che il nodo centrale, la norma che premia gli avvocati solo se la procedura di rimpatrio del loro assistito va a buon termine, è stato risolto.
Quella regola è stata inserita in un contesto compatibile con il dettato costituzionale. «Non è una norma sugli avvocati», spiega Mantovano, ma «è una norma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito, per risolvere eventuali difficoltà burocratiche. Un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi con l’aiuto del Caf o di un qualsiasi professionista».
La nuova normativa prevede quindi che il compenso sia dato a ogni «rappresentante munito di mandato». Non solo ai legali, ma pure agli altri soggetti cui si rivolgeranno i migranti per farsi affiancare nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito, come i mediatori e le associazioni: l’elenco sarà definito in un successivo decreto ministeriale, che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi. Il contributo, inoltre, sarà erogato anche se il rimpatrio volontario non andrà a termine.
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Il testo originario prevedeva una spesa annua di 492.000 euro, pari all’incirca a 615 euro per ogni pratica di rimpatrio curata dall’avvocato; con la nuova versione, che prevede compensi per più soggetti e anche per le pratiche che non vanno a buon fine, ne serviranno di più. «Le coperture ci sono», assicura Mantovano. Non spetterà comunque al Consiglio nazionale forense fare da mediatore per l’erogazione del contributo da parte dello Stato, come era stabilito dalla norma originaria: lo stesso Cnf, infatti, si è opposto all’ipotesi.
Al ministero dell’Interno, dove ieri sera i tecnici stavano ancora lavorando insieme a quelli dell’Economia per rifinire il decreto correttivo, raccontano che nessuno ha mai cercato la prova di forza con il Colle. Appena è emerso il rischio di incostituzionalità di quella disposizione, il Viminale si è reso disponibile a correggerla, recependo tutte le indicazioni. A maggior ragione perché l’articolo che la contiene (il30-bis) non fa parte del testo originario del decreto Sicurezza, ma era stato aggiunto in Senato, tramite un emendamento parlamentare.
Da qui l’annuncio di palazzo Chigi: oggi, «al termine del voto finale» a Montecitorio sulla legge di conversione del decreto sicurezza, il consiglio dei ministri si riunirà per approvare il dl con le «Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti».
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Ovvero il provvedimento che risolve il problema riscrivendo quell’articolo prima che entri in vigore. Quindi, valutati i due testi, il capo dello Stato potrà promulgare la legge che converte il decreto originario e contestualmente emanare il decreto correttivo. Altre soluzioni non erano possibili: il dl Sicurezza scade infatti domani, e non ci sarebbe stato tempo per votarlo nella versione riveduta e corretta in entrambi i rami del parlamento.
Anche le parole del presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, rientrano nella normale prassi istituzionale. Interpellato sul decreto Sicurezza, Amoroso ieri ha avvertito che «è una normativa che potrà venire, in ipotesi, all’esame della Corte». Motivo per cui si è rifiutato di commentarne il testo: sarebbe stata «un’anticipazione» su un giudizio che ancora non è stato formulato.
Da domani, infatti, se un imputato andasse a processo con l’accusa di aver violato le norme introdotte dal nuovo provvedimento (divieto di vendita di armi ai minori, divieto per i “violenti” di accedere alle manifestazioni...), il giudice potrebbe decidere di chiamare in causa la Corte costituzionale per farle valutare la norma. Conoscendo le toghe italiane, è assai probabile che accada. Dopo la revisione concordata col Quirinale, però, nel governo sono sicuri che il resto della normativa sia a prova di Consulta.
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