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Djokovic svela perché ha scelto di tornare a Pechino: Borges primo ostacolo. Cobolli con Safiullin

  • Postato il 28 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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Djokovic svela perché ha scelto di tornare a Pechino: Borges primo ostacolo. Cobolli con Safiullin

Sinner batte la fiacca, Alcaraz pensa a divertirsi alla Laver Cup (con la testa già alla Davis?), Zverev continua a non battere top 10 ma si avvicina sempre di più alla vetta del ranking. Ma di posto per Novak Djokovic ce n’è sempre in abbondanza: un mese dopo aver salutato al debutto gli US Open, battuto da Mariano Navone, il serbo è pronto a ripartire dall’estremo Oriente, con Pechino prima tappa del suo tour di fine stagione. Dove l’obiettivo diventa uno soltanto: fare in modo che la striscia di 20 stagioni consecutive con almeno un titolo ATP messo in bacheca non venga interrotta, proprio alle soglie dei 40 anni. Un rischio persistente, visto che dalla vittoria ad Atene dello scorso novembre non c’è stato modo di rimpinguare il bottino, con la sola finale persa a Melbourne contro Alcaraz.

Undici anni dopo, Nole riabbraccia Pechino

Djokovic a Pechino mancava da 11 anni, ma stavolta ha detto che era importante esserci. “Ho sempre conservato bei ricordi di questa città e dell’atmosfera che si respira attorno a questo torneo. Vero, dal 2015 sono cambiate un po’ di cose: le strutture sono migliorate, i campi aumentati di numero, ma l’affetto e il calore del pubblico mi sembra immutato. Qui ho giocato anche il torneo olimpico 2008, dunque mi sento molto legato a questo torneo”. D’altronde è tra quelli che gli hanno portato maggiori soddisfazioni, se è vero che sono 6 le vittorie ottenute tra il 2009 e il 2015.

Ma 11 anni dopo, molto è cambiato anche nella testa (oltre che nel fisico) di Nole. “Come mi sento? Al momento bene, anche se disputare una partita è totalmente differente che testare i propri limiti in allenamento. Sono arrivato in anticipo in Cina perché volevo prepararmi nel migliore dei modi, e poi comunque qui mi sono sempre sentito a casa e il mio passato su questi campi mi è di grande aiuto. Arrivato a 39 anni, e ribadito il concetto che gli slam rappresentano ormai i principali appuntamenti della stagione, posso dire che la scelta dei tornei la lego anche ai gusti personali. Pechino è da sempre tra i miei preferiti, e anche Shanghai è un posto dove mi sono sempre trovato bene”.

L’ambizione del serbo: “Mi sento ancora un agonista”

Djokovic ai giornalisti che lo hanno interpellato in conferenza stampa, a poche ore dal debutto contro l’ostico portoghese Nuno Borges, ha fatto capire che la cosa che conta di più adesso è divertirsi, ma senza rinunciare ad essere ambizioso.”Se volessi giocare solo per il gusto di farlo, allora sceglierei qualche torneo esibizione. Se voglio competere ancora nei tornei ATP è perché ho l’ambizione di voler arrivare in fondo e cercare di vincere. Ho sempre avuto aspettative alte su di me, quindi non voglio e non posso accontentarmi di giocare una o due partite in un posto soltanto perché sento l’affetto del pubblico. Finché deciderò di presentarmi al via di un torneo, lo farò con l’obiettivo di vincerlo”.

E a chi gli chiede come abbia imparato a gestire la sconfitta, che negli ultimi tempi è diventata spesso e volentieri una costante nelle sue partecipazioni ai tornei sparsi nel mondo, Djokovic ha risposto in modo molto netto e sicuro di sé. “Io sono un agonista, la mia mentalità mi porta a voler competere sempre al massimo. Le sfide sono fatte per questo: imparare qualcosa di nuovo quando si perde e cercare di trarre insegnamenti utili per migliorarsi. Dopodiché è chiaro che se l’avversario gioca meglio e vince, tu hai poco da rimproverarti. Ma il bello del tennis è che c’è sempre un’opportunità per rimediare a qualche errore o sconfitta, visto che si gioca senza sosta”.

Borges primo ostacolo. Cobolli con Safiullin

Nel tabellone di Pechino, in caso di vittoria su Borges il serbo affronterebbe il vincente della sfida tra Juan Manuel Cerundolo e il cinese Bu. Ai quarti però l’asticella potrebbe alzarsi a dismisura, visto che in rotta di collisione si troverebbe Zverev (e in semifinale teoricamente uno tra Medvedev e Bublik).

Cobolli, quarta testa di serie del torneo, è finito dalla parte opposta del tabellone: debutterà invece contro Safiullin, con l’eventuale ottavo di finale con uno tra Rublev e Griekspoor, mentre nei quarti la testa di serie che andrebbe in competizione è de Minaur (o uno tra Navone, Halys e Buse).

Cobolli è l’unico italiano iscritto a Pechino: tutti gli altri hanno scelto di giocare a Tokyo, con Sonego eliminato al debutto nelle qualificazioni dal polacco Majchrzak (che s’è imposto 7-5 6-2) e ben 4 italiani (nessuno testa di serie) nel main draw: Berrettini esordirà contro Davidovich-Fokina, Musetti contro Fery, Arnaldi contro Sakamoto e Darderi contro Ruud. Fari chiaramente puntati su Alcaraz, atteso da un debutto non semplice contro Michelsen.

Autore
Virgilio.it

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