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In sintesi
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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per la dipendente Inps che, nel 2025, aveva spiato i dati della premier Meloni. Secondo l’accusa, il 7 febbraio dello scorso anno la donna ha aperto per tre volte i dati personali della Presidente del Consiglio: due per consultare l’anagrafica, e una per controllare la sua posizione contributiva.
Come riporta Repubblica, l’accusa è di accesso abusivo al sistema informatico con l’aggravante di aver agito in veste di dipendente pubblico, approfittando dunque dei poteri connessi alla sua funzione e violandone i doveri. Due le persone offese: la premier e lo stesso Inps. Il caso è emerso a seguito di accertamenti interni dell’ente, che a dicembre scorso ha mandato una prima comunicazione; dopo attente verifiche sulla protezione dei dati, il fascicolo è stato fatto pervenire alla procura di Roma. La dipendente è stata interrogata il 17 aprile e il 23 giugno la pm Alessandra D’Amore ha chiesto al gup il rinvio a processo.
Tre accessi: due all’archivio anagrafico Arca, dove sono registrati i dati identificativi e anagrafici dei contribuenti, e uno, decisamente più significativo, all’estratto contributivo, contenente la storia previdenziale del lavoratore – dunque periodi di contribuzione, tipologia di contributi, attività lavorative. Ma il vero mistero riguarda il perché di tali ricerche: l’imputazione dell’accusa ricostruisce accessi, orario, banche consultate, ma non riesce a fornire un movente. L’indagata per ora non ha dato spiegazioni.
Non è la prima volta che la premier rimane vittima di incursioni irregolari nei suoi dati personali a causa di accessi illegittimi da parte di dipendenti che hanno accesso alle banche dati in ragione del lavoro: nel 2024 un bancario di Intesa Sanpaolo aveva consultato senza autorizzazione alcuni file relativi ai rapporti tra clienti dell’istituto, tra cui proprio Meloni.
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