Dilettanti politici allo sbaraglio. Le tre Regole delle democrazie economiche
- Postato il 7 giugno 2026
- Politica
- Di Blitz
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Negli ultimi due secoli ci sono state scoperte scientifiche maggiori di tutte le epoche precedenti. Ma le scienze fondamentali avrebbero avuto poca importanza per le condizioni dei popoli, se le invenzioni non fossero state sfruttate sul piano economico. Si ha notizia che il principio della macchina a vapore fu scoperto nell’antica Alessandria; tuttavia la macchina venne usata solo per gioco e la sua conoscenza restò senza significato pratico. L’Italia è stato in passato un paese progredito scientificamente. Per esempio, la parte più importante nello sviluppo della telegrafia senza fili, che fu la base della radiofonia, è dovuta a Marconi. Ma l’Italia non era in grado di realizzare l’idea e questo compito fu assunto da altri Paesi.
L’Europa è diventata un mercato di consumo e di assemblaggio nell’industria civile e militare la cui tecnologia più avanzata è rimasta nelle mani degli imprenditori Usa. A loro volta, gli americani stanno perdendo la supremazia nella produzione di massa a vantaggio della Cina.
Il continuo mutamento dei ritmi di sviluppo richiederebbe nuove soluzioni politiche “globali” per evitare che la competizione economica sfoci in una guerra.
Non esistono solo conflitti dichiarati in campo aperto: c’è stata la battaglia tra ideologie nel secolo scorso, la destabilizzazione sociale attraverso il terrorismo e l’emigrazione incontrollata durante l’ultimo ventennio. Penso che, di questo passo, le prossime generazioni di europei, per lavorare o anche solo farsi capire, dovranno vedersela con la lingua cinese o araba.
L’Europa non avverte di essere in guerra permanente e accetta le scorrerie sui propri territori senza adottare strategie difensive comuni. Si pensava che sarebbe stato sufficiente prevedere un sistema di “Diritti individuali” tutelati dai Giudici, senza preoccuparsi troppo dei “Diritti dell’Economia” che devono essere garantiti dalla classe politica. Il sistema di “Diritto” è diventato un “peso economico” delle moderne democrazie che rallentano i tempi di decisione del ciclo produttivo. Ne costituisce un esempio la politica green, concepita sulle piazzze europee ma realizzata dai cinesi in un batter d’ali.
Nonostante questi eventi epocali, il mondo è governato da vecchie logiche ottocentesche, dal momento che i popoli continuano ad attraversare cicli successivi di protezionismo e di libero mercato. Negli anni venti del secolo scorso gli Stati Uniti ebbero soltanto governi conservatori, i quali imposero meccanismi fortemente protezionistici, approvati prima che iniziasse la grande depressione. Questi governi determinarono le condizioni per disastrosi conflitti sociali. Trump sta proponendo all’umanità le stesse ricette di Hoover.
Solo che queste ricette sono inefficaci, come stanno dimostrando i neoliberisti cinesi i quali se ne fregano dei dazi protettivi di Trump che mettono invece in ginocchio il vecchio continente.
L’economia serve a regolare i mercati: però non conosco un solo economista che abbia azzeccato una previsione, se non per puro caso. Ciò si verifica perché gli economisti sono motivati dallo spirito di servizio: non è chiaro se Adam Smith arrivasse a concepire il principio del libero scambio per affermare una verità assoluta o per far valere gli interessi della Gran
Bretagna. Nello stesso periodo, in Germania, Adam Muller e George Friedrich List teorizzavano la supremazia assoluta dello Stato.
Anche quando non lasciano tracce durevoli, gli economisti sono tuttavia in grado di orientare il pensiero dell’“uomo della strada” attraverso i media. Ascoltando le odierne “tribune politiche”, si può osservare che anche i leader più preparati, ripetono quello che ha scribacchiato qualche defunto economista. Sarebbe invece necessaria l’evoluzione del linguaggio politico. Un sindacalista che continua a leggere le cose del mondo in termini di conflitto capitale-lavoro, di ricco e povero, di sciopero selvaggio, di “patrimoniale” e così via, provoca danni immensi al suo paese. Gli elettori americani hanno dato il potere a Trump che promette l’età dell’oro, uno slogan tipico del “palazzinaro”.
La prima domanda di un economista dovrebbe essere la seguente: cosa pretende la gente dal sistema produttivo? La maggioranza degli intervistati risponderà: un più alto tenore di vita. Te lo diranno i milioni di emigrati che si spostano ogni giorno dall’emisfero della povertà a rischio della vita. Te lo dirà il cristiano, il buddista o il mussulmano. Questa rincorsa al benessere è provocata dai guru del marketing che sollecitano la capacità di spesa di nuove popolazioni, trasformandole in unità di acquisto senza identità.
Peccato che in questo sistema globale si verifichino crack finanziari che lasciano con il cerino in mano milioni di piccoli risparmiatori, si determinano lunghe file di disoccupati a fronte di stipendi esagerati di classi privilegiate, si chiede l’intervento pubblico per rimediare agli errori della “mano invisibile” che guida i mercati.
In Italia, durante la Seconda Repubblica, si è verificato un fatto sconvolgente e tale da distruggere la credibiltà internazionale del paese: le decisioni pubbliche sono prese dai “dilettanti allo sbaraglio”.
E’ una vita che mi occupo di “bilanci”, ho scritto libri, ho sempre svolto relazioni a convegni. Tempo fà, al circolo del tennis, un mio amico che non distingue il dare dall’avere, esponeva i principi che regolano la materia, parlandone come di fatto scontato, arrivando a denunciare i politici che avevano depenalizzato il reato di “falso in bilancio”, l’arma segreta che aveva distrutto la Prima repubblica.
E’ ormai un fatto comune che materie proprie di giuristi, studiosi e professionisti, siano diventate argomento di dibattito nei salotti bene o nelle trattorie di fuori porta.
Così come un tempo si discuteva sul ruolo centrale della classe operaia, ci si accalora oggi sulle tecniche legislative e si emettono verdetti nella completa ignoranza dell’argomento. Questi protagonisti del nuovo “corso democratico”, non si preoccupano dell’utilità sociale delle leggi ma del loro consenso mediatico, che cercano di procurarsi secondo vecchi modelli americani. La cosiddetta tecnica degli “incontri spontanei di base” è la stessa dei cortei pro Pal o delle “flotille”: si tratta di utilizzare un certo numero di persone che si presentano ad una manifestazione pubblica di contestazione o consenso per ottenere vantaggi a favore di categorie, Paesi o singole imprese.
A Washington, numerose società di servizi sono in grado di organizzare manifestazioni con addetti permanenti che portano cartelli a sostegno degli agricoltori del sud o delle industrie del centro o del nord. Ad Acerra, la camorra riusciva ad organizzare proteste “spontanee” guidate dai Vescovi per contrastare il termovalorizzatore e continuare il trasporto dei rifiuti pericolosi nella terra dei Fuochi; una pratica che era ben nota alle istituzioni locali e che viene oggi stigmatizzata da Papa Leone.
La tecnica della “divulgazione mirata di informazioni” prevede che minoranze non identificabili siano poste in condizioni di provocare l’euforia o la paura per gli investitori o i consumatori, allo scopo di attuare disegni speculativi. I finanzieri e i robot che governano la City, possono destabilizzare in un attimo l’intero continente.
La fine delle ideologie non ha portato all’attenuazione delle guerre, dal momento che la cultura del “diverso” si è spostata dal campo delle idee a quello degli interessi. Ne è derivata una parcellizzazione dei conflitti che fa rimpiangere il Novecento. Esiste un solo mezzo per ripristinare la democrazia reale: una leadership politica autorevole e non condizionabile dai gruppi di interesse e dai sondaggi d’opinione. La Meloni è impotente a riformare le nostre istituzioni sclerotizzate, che non migliorano di un millimetro gli standard della propria efficienza, bloccano ogni rinnovamento e pretendono di dettare l’agenda di governo.
In questo caos politico, esistono principi economici “elementari” che possono essere condivisi da tutti i partiti? Esistono e sono essenzialmente tre.
Primo. Nessun Valore etico può essere realizzato al di fuori dell’economia. Ogni forma di società ha bisogno di giustizia, di generosità, di onestà e di fiducia, di ideali in grado di orientare i comportamenti della gente. Un ambiente e una cultura sociali non devono essere tali da permettere che prevalga esclusivamente il calcolo economico. Tuttavia, senza capitali non puoi edificare Chiese e soccorrere il clero, non puoi costruire ospedali e pagare i medici, non puoi permetterti un sistema di welfare. Uno sviluppo generale degli affari è necessario anche per mantenere il livello di vita già raggiunto. L’idea che il “denaro” sarebbe lo “sterco del Diavolo” è il verbo dei moderni Don Abbondio.
Secondo. Non c’è differenza tra l’abuso di una dittatura o di una democrazia popolare. Nel 1614 la regina Elisabetta I aveva concesso al suo stalliere il diritto esclusivo di produrre e distribuire carte da gioco. La Corte di Londra decise che le lettere patenti della Corona erano illegittime perché intaccavano i privilegi e le libertà dei sudditi di dedicarsi alla propria attività. Una vittoria del diritto, direte. Peccato che, dopo pochi mesi, il monopolio dichiarato illegittimo per lo stalliere della Regina fu concesso dal Parlamento alla Compagnia “Municipale” dei Giocatori di carte. Il diritto all’abuso era solo passato di mano.
Terzo. Il problema di tutti i tempi è quello di garantire una società che selezioni i migliori, che metta in grado la maggioranza degli individui di perseguire i propri obiettivi incontrando il minor numero di ostacoli, che non esponga di continuo al pericolo della forza, agli arresti arbitrari, a una tassazione opprimente. L’ideale assoluto sarebbe un’aristocrazia di uomini
moralmente probi e tecnicamente capaci. Ma dove trovare questa “aristocrazia” tra i dilettanti allo sbaraglio diventati ministri?
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