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Dietro i sabotaggi alle centrali elettriche tedesche un attivista per il clima: come movente la “lotta ai combustibili fossili”

  • Postato il 5 settembre 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Dietro i sabotaggi alle centrali elettriche tedesche un attivista per il clima: come movente la “lotta ai combustibili fossili”

Un attivista ambientalista di 48 anni, originario della Renania Settentrionale-Vestfalia, è il principale sospettato per la serie di tentativi di sabotaggio contro alcune sottostazioni elettriche tedesche. A renderlo noto è stato il ministro dell’Interno del Land, Herbert Reul (Cdu). Nelle scorse settimane erano state ventilate possibili responsabilità russe, nel quadro delle crescenti minacce alle infrastrutture critiche europee. L’uomo avrebbe invece rivendicato gli attacchi in due lettere, indicando come movente la “lotta ai combustibili fossili“.

Il sospettato, originario di Gevelsberg, vicino a Hagen, si è assunto con due lettere la responsabilità dei tentati attacchi alla rete elettrica nei pressi delle centrali di Jänschwalde e Schwarze Pumpe, nel Brandeburgo, rivendicando anche gesti simili alle infrastrutture di alimentazione elettrica a Gohr, Bergheim-Rheidt, Dormagen e Weisweiler, tutte nella Renania Settentrionale- Vestfalia. Secondo Reul, le due rivendicazioni contengono dettagli che potevano essere conosciuti soltanto dall’autore dei sabotaggi. Non è tuttavia ancora possibile stabilire se dietro gli episodi ci sia una singola persona o un gruppo. Il fatto che gli atti siano stati rivendicati dallo stesso sospettato è considerato dagli inquirenti un elemento insolito: le rivendicazioni, infatti, possono facilitare l’identificazione degli autori.

Le forze speciali hanno perquisito venerdì l’abitazione dell’uomo, senza però trovarlo. Nell’appartamento sono stati sequestrati esplosivi e altro materiale ritenuto utile alle indagini. La sua auto, un autocarro trasformato in camper, è stata invece ritrovata nella foresta di Hambach, area già simbolo delle proteste ambientaliste contro il disboscamento deciso dalla società energetica Rwe per consentire l’estrazione della lignite.

È proprio il carbone il filo conduttore degli episodi. I tentativi di sabotaggio si sono concentrati finora nella Renania Settentrionale-Vestfalia e nel Brandeburgo e, più recentemente, anche in Sassonia, dove sono stati trovati ordigni esplosivi nei pressi di due sottostazioni elettriche. Secondo quanto riportato dalla Ard, la polizia sassone è stata informata della presenza dei dispositivi da una rivendicazione arrivata giovedì. Tutti e tre i Länder sono ancora interessati dall’estrazione e dall’utilizzo di lignite e carbone per la produzione di energia elettrica.

Christoph Müller, amministratore delegato del gestore elettrico Amprion, parlando alla Rheinische Post ha chiesto una stretta sulle norme a tutela delle infrastrutture critiche. “Le aziende del settore sono tenute a rendere pubbliche e a diffondere online numerose informazioni sulle reti elettriche e del gas. In questo modo, rendiamo il compito fin troppo facile agli attentatori, qualunque sia la loro provenienza”, ha avvertito. Secondo Müller, sarebbe necessario allentare gli obblighi di trasparenza per i gestori delle reti ed estendere le possibilità di utilizzare droni e videosorveglianza. Oggi l’impiego dei droni è consentito soltanto in casi specifici, mentre le telecamere possono essere utilizzate all’interno degli impianti ma non, in generale, nelle aree circostanti.

La protezione delle infrastrutture critiche è un problema noto da anni e i gestori devono comunque garantire recinzioni e controlli adeguati. “Naturalmente è possibile innalzare le recinzioni e racchiudere i trasformatori in strutture di protezione”, ha spiegato Müller ad Ard. Ma una protezione totale è impossibile, anche perché la rete è distribuita in un numero enorme di località e “anche una recinzione più alta può essere superata”. Nel caso di Bergheim, i dispositivi di lancio -con cui i sabotatori hanno apparentemente sparato in direzione delle linee elettriche- si trovavano in un campo di mais esterno all’area dell’impianto. L’azienda ha ricevuto sostegno da Mona Neubaur (Verdi), Ministra dell’Energia e dell’Economia della Renania Settentrionale-Vestfalia: il suo partito è scettico sulla videosorveglianza nelle aree pubbliche, ma ritiene che “laddove necessario e proporzionato, la sorveglianza deve poter includere anche lo spazio pubblico circostante l’impianto”.

Leag, la società che gestisce la centrale a lignite di Jänschwalde, dove il sabotaggio ha provocato il blocco di 500 megawatt di capacità, ha introdotto con effetto immediato un monitoraggio più capillare delle aree sensibili. Misure analoghe sono state adottate da Rwe nella Renania Settentrionale-Vestfalia.

Il movente ambientalista non esclude però, secondo le autorità tedesche, altre piste. Reul ha detto che resta aperta la possibilità di un “sabotaggio orchestrato da uno Stato estero”. Il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (Csu) ha invece parlato esplicitamente di “estremismo climatico” e avvertito che in Germania bisogna aspettarsi ulteriori attacchi di questo tipo. Già a gennaio ignoti autori di estrema sinistra avevano incendiato e mandato in cortocircuito linee ad alta tensione nel sud-ovest di Berlino: circa 45.000 famiglie e oltre 2.200 tra negozi e aziende, oltre a ospedali e case di cura, rimasero senza elettricità per giorni. Nel marzo 2024 fu appiccato un incendio a un grande traliccio dell’alta tensione, fondamentale anche per lo stabilimento Tesla a Grünheide, vicino a Berlino.

Quantomeno i sabotaggi questa volta non hanno invece causato interruzioni di corrente per la popolazione, dando prova della resilienza complessiva dell’approvvigionamento elettrico in Germania. La ragione è nelle ridondanze della rete energetica, in grado di compensare singoli guasti e, se necessario, di importare rapidamente ulteriore elettricità dall’estero. Tuttavia, se qualcuno dovesse puntare a paralizzare il sistema attraverso attacchi multipli e simultanei, probabilmente potrebbe riuscirci.

Le autorità del Centro congiunto di difesa ibrida (GAZ-Hybrid), inaugurato a Berlino a metà giugno, hanno registrato quest’anno – dati aggiornati a fine agosto – oltre 165 casi di sospetto sabotaggio a livello nazionale; tra questi rientrano però anche “episodi di attività di ricognizione non effettuati tramite droni”.

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Il Fatto Quotidiano

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