Depositi chimici, ipotesi trasloco a Porto Petroli. L’impegno del Comune: “Non sarà un progetto calato dall’alto”
- Postato il 8 settembre 2026
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- Di Genova24
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Genova. Dopo 40 anni di dibattito, continua il dibattito. Questa in sintesi lo stato dell’arte per il dossier sullo spostamento dei depositi chimici costieri di Multedo, per i quali, in questi giorni, con le prime riunioni tecniche organizzate da Autorità di sistema portuale per redigere il nuovo piano regolatore portuale, è spuntata una possibile location per lo spostamento degli impianti: Multedo. In particolare in una nuova collocazione nell’area del porto petroli.
A confermare le voci il vicesindaco di Genova, Alessandro Terrile, che ha risposto ad una interrogazione sul tema del consigliere di Avs Filippo Bruzzone: “Si sta facendo strada l’ipotesi di un trasferimento dei depositi chimici nell’area del porto petroli – ha sottolineato l’assessore – È ovviamente difficile prendere una posizione puntuale prima di aver esaminato il progetto di trasferimento vero e proprio, perché ricordo a me stesso che già negli anni scorsi era circolata un’ipotesi sostenuta da una delle due aziende che preferiva il trasferimento a porto petroli. Quindi bisognerà capire se stiamo parlando della stessa ipotesi o di un’ipotesi diversa”.
Stando alle voci circolate dopo il primo incontro tra i responsabili dell’Authority e i rappresentanti delle categorie, infatti, il progetto prevederebbe la costruzione di depositi interrati, per superare le criticità legate alla compatibilità territoriale per la costruzione di un nuovo impianto a rischio di incidente rilevante a pochi metri da case, infrastrutture viarie di massa (ferrovie e statali) e altri impianti industriali (vedi Fincantieri, che nel suo allargamento ha strappato una banchina in disuso allo stesso Porto Petroli. Una ipotesi che era già stata ventilata in passato, proposta dalla stessa Carmagnani, ed è tornata d’attualità dopo la bocciatura del progetto di dislocamento a ponte Somalia, nel porto di Sampierdarena. “Certamente – continua il vicesindaco – questa opzione solleva tutta una serie di criticità, di compatibilità con il quartiere e anche con le attività logistiche e industriali, con il ribaltamento a mare di Fincantieri che si sta completando”.
Oggi però il Comune di Genova vuole aprire il dibattito con il territorio: “Vogliamo che il processo di delocalizzazione sia aperto e trasparente e non sia una decisione calata dall’alto – ha poi precisato Terrile – proporremo anche un metodo di comunicazione e di confronto con la città che porti ad evitare scelte imposte ma nello stesso tempo consenta di risolvere un problema annoso come quello del trasferimento dei depositi costieri con un dialogo trasparente. Allora, prima lo iniziamo questo dialogo, esaminando in modo oggettivo pro e contro delle varie soluzioni, prima io credo potremo fare dei passi avanti in un percorso che passi avanti in questi 40 anni ne ha fatti pochi“.
“L’ipotesi di Porto Petroli non ci convince e raccoglie forti perplessità anche sul territorio. Attendiamo quindi il tavolo del 18 settembre, dando pieno mandato all’Amministrazione comunale affinché rappresenti con chiarezza tutte le criticità emerse e chieda soluzioni realmente sostenibili – ha replicato Bruzzone, firmatario dell’interrogazione – Non possiamo permetterci di ripetere gli errori del passato: promettere ai cittadini una soluzione senza averne verificato fino in fondo la concreta percorribilità, arrivare ai ricorsi e perdere altri dieci anni. Genova ha già perso troppo tempo e oggi servono scelte solide, condivise e realizzabili”.
Resta però da capire la possibilità di considerare tra le vie percorribili la famigerata “opzione zero”, o meglio, “zero depositi”, vale a dire, togliere i depositi senza rimpiazzarli da qualche altra parte. Una alternativa che comitati, cittadini e residenti da anni evocano, ma che ad oggi non ha trovato “sponsor istituzionali“. Con il rischio che il dibattito pubblico parta già azzoppato.