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Delitto del trapano, la procura chiede 30 anni di carcere per Fortunato Verduci: sentenza il 28 ottobre

  • Postato il 8 settembre 2026
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  • Di Genova24
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Delitto del trapano, la procura chiede 30 anni di carcere per Fortunato Verduci: sentenza il 28 ottobre

Genova. La pm Patrizia Petruzziello ha chiesto 30 anni di carcere in abbreviato per Fortunato Verduci, il carrozziere di 66 anni, accusato di essere l’assassino di Luigia Borrelli, massacrata nel 1995 a Genova in un basso di vico Indoratori, nel centro storico. Il cold case è noto come “il delitto del trapano” per l’utensile utilizzato per uccidere e accanirsi sulla vittima. La pm ha parlato per circa cinque ore davanti alla alla gip Martina Tosetti.

Il reato per la pm avrebbe dovuto essere punito con l’ergastolo ma, visto che il delitto è molto risalente nel tempo, prima dell’introduzione del divieto di rito abbreviato per i reati puniti con la massima pena, Verduci in caso di condanna potrà usufruire dello sconto di pena.

Dopo l’accusa le conclusioni dell’avvocata di parte civile Rachele De Stefanis, che assiste la figlia della vittima: “La pm ha proposto una requisitoria dettagliata che ha coperto ogni argomento possibile – spiega al termine dell’udienza – Io mi sono limitata ad aggiungere alcune considerazioni sul dramma vissuto dalla povera figlia Francesca che ai tempi aveva solo 19 anni. E’ rimasta sola. Siamo certi della responsabilità dell’imputato e aspettiamo la sentenza con ottimismo”.

Il carrozziere non era presente all’udienza. Il 6 ottobre concluderanno gli avvocati di Verduci, mentre è slittata al 28 ottobre la data della sentenza.

Verduci è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Il carrozziere è un uomo libero visto che il gip, il Riesame e anche la Cassazione hanno respinto la richiesta della procura di arrestarlo. Per i giudici ci sono sì granitici indizi ma sono passati oltre 30 anni. L’inchiesta, riaperta e chiusa diverse volte aveva subito l’impulso decisivo due anni fa. L’uomo era stato individuato grazie al Dna estratto da una macchia di sangue trovata sulla scena del crimine risultato compatibile con quello di un lontano parente, che si trova recluso nel carcere di Brescia. Ma il Dna del carrozziere non è stato isolato sull’arma del delitto, cioè il trapano con cui l’assassino ha praticato 15 fori nel collo della vittima.

Verduci, secondo la Procura, che ha coordinato le indagini della squadra mobile e della guardia di finanza, era ludopatico e pieno di debiti e avrebbe ucciso Luigia Borrelli per rapinarla dopo averla picchiata brutalmente per poi finirla con un trapano.

Autore
Genova24

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