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Delitto del trapano, il processo si farà in abbreviato: a ottobre la sentenza

  • Postato il 21 aprile 2026
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  • Di Genova24
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Delitto del trapano, il processo si farà in abbreviato: a ottobre la sentenza
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Genova. Fortunato Verduci, accusato di essere l’autore del delitto del trapano, l’omicidio di Luigia Borrelli, in aula non si è presentato. D’altronde il carrozziere 66enne, imputato per l’efferato omicidio avvenuto nei vicoli di Genova 31 anni fa, in tribunale è venuto solo una volta, quando la pm Patrizia Petruzziello aveva chiesto il prelievo coattivo del suo Dna per confrontarlo con quello rinvenuto sulla scena del crimine. E se proprio il Dna è stata la chiave, secondo l’accusa, per inchiodare il killer. Il Dna di Verduci è stato trovato infatti sulla placca di una tenda e su due cicche di sigaretta rinvenute sulla scena del crimine. Ma il Dna del presunto assassino non è stato trovato invece sul trapano utilizzato per trafiggere il collo della vittima: quei 15 fori che hann indotto la Procura a chiedere l’aggravante della crudeltà, oltre che dei futili motivi.

Davanti alla giudice per l’udienza preliminare Martina Tosetti c’era invece la figlia di Luigia Borrelli che, assistita dall’avvocata Rachele De Stefanis, si è costituita parte civile. I legali di Verduci (Emanuele Canepa e Andrea Volpe), hanno chiessto l’ammissione al rito abbreviato che è stato ammesso dalla giudice. Si discuterà dopo l’estate. A settembre sono state fissate due udienze, una per la pm e la parte civile e una per la difesa. E l’8 ottobre, dopo eventuali repliche, potrebbe esserci la sentenza.

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La scelta del rito abbreviato

La possibilità dei legali di Verduci di evitare la Corte d’assise deriva anzitutto dal fatto che il delitto è stato compiuto oltre 30 anni fa, prima che la riforma del codice di procedura penale introducesse un divieto specifico in presenza di alcune aggravanti dell’omicidio, come il vincolo di parentela, la premeditazione o la crudeltà, che oggi impediscono di accedere a un tipo di procedimento che consente, in caso di condanna, uno sconto di pena fino a un terzo.

Se dovesse essere condannato quindi Verduci non sarà  condannato (tenendo conto anche delle attenuanti generiche) a più di 20 anni di reclusione. Ma il carrozziere, che si è sempre proclamato innocente, potrebbe anche essere assolto proprio perché la prova fumante è solo parziale: la presenza del Dna sulla scena del crimine indica che lui c’è stato in quel basso ma l’assenza di tracce sull’arma del delitto può consentire alla difesa di affermare che il carrozziere era semplicemente un cliente della donna, infermiera di giorno e prostituta di notte per pagare i debiti lasciati dal marito defunto.

La ricostruzione del delitto secondo l’accusa

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla pm Patrizia Petruzziello, l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una rapina finita nel sangue. Secondo quanto ricostruito, Verduci avrebbe colpito la donna prima con uno sgabello e l’avrebbe trafitta 15 volte con un trapano elettrico per sottrarle l’incasso della sua attività di meretricio. L’uomo la sera tra il 5 e il 6 settembre 1995 si era recato presso il fondo di Vico Indoratori 64 Rosso a Genova, locale dove Luigia Borrelli, nota come “Antonella”, esercitava il meretricio. Dopo essersi trattenuto all’interno fumando diverse sigarette e lasciandone i mozziconi, tra i due scoppiò una violenta lite che degenerò rapidamente in una colluttazione. Verduci aggredì la donna con estrema ferocia, colpendola ripetutamente al volto e al cranio e utilizzando uno sgabello di legno come arma contundente, provocandole fratture craniche e numerose lesioni lacero-contuse. L’indagato infierì poi sulla vittima con particolare crudeltà, utilizzando un trapano elettrico Black&Decker per perforarle il collo e il torace per ben 15 volte; cinque di questi colpi furono trapassanti, causando la lacerazione della succlavia e un’emorragia fatale. Al termine dell’assalto, l’uomo lasciò lo strumento conficcato nel corpo della vittima e procedette a svuotarne la borsa, impossessandosi dell’incasso giornaliero e delle chiavi del locale. Prima di darsi alla fuga e chiudere la saracinesca, Verduci cercò di ripulirsi dal proprio sangue nel lavandino del fondo,

La svolta decisiva nelle indagini era arrivata grazie alle moderne tecniche di analisi del DNA, applicate a una traccia ematica rinvenuta sulla scena del crimine all’epoca dei fatti. Il profilo genetico dell’assassino era risultato compatibile con quello di un uomo detenuto nel carcere di Brescia, permettendo così di risalire, per via parentale, proprio a Verduci. Nonostante i giudici abbiano riconosciuto la presenza di indizi definiti “granitici”, l’indagato è sempre rimasto a piede libero: la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura era stata  respinta in tutti i gradi di giudizio, compresa la Cassazione, a causa del lungo tempo trascorso dal delitto.

Oltre all’accusa di omicidio pluriaggravato, il quadro probatorio a carico del carrozziere si era arricchito di nuovi capi d’imputazione legati a fatti recenti. L’uomo deve infatti rispondere di furto aggravato e impiego di beni di provenienza illecita, per aver sottratto nel 2023 i gioielli della sua attuale compagna e averli impegnati per ottenere denaro contante.

Autore
Genova24

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