Dalle notti bianche alla notte delle vacche nere. La destra italiana ritrovi il suo pensiero e la sua tradizione
- Postato il 24 settembre 2026
- Editoriale
- Di Paese Italia Press
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Generazione sintesi AI in corso…
di Pierfranco Bruni*
Dopo le tante “notti bianche”, vogliamo fare qualche notte con il buio? O magari in penombra, con le tende più abbrunite? Sarebbe molto seducente e l’identità politica della destra ne potrebbe uscire rinvigorita. Ma si tolga il velo, distante da ogni riferimento puramente casuale, e si mostri realmente che cosa siano l’identità nazionale e l’onor di Patria. Andiamo al nocciolo.
Il centrodestra non ha prodotto, a giudizio di chi scrive, i risultati attesi sul piano degli ideali, dei valori e delle appartenenze. Tre elementi che fanno della storia politica non soltanto una ragione fenomenica, ma anche una dimensione sostanziale. Virtù e sostanza rappresentano una realtà fondante. Allora non solo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma l’intera compagine di governo dovrebbe promuovere un percorso capace di restituire alla destra una visione matura, preparata e incisiva. Ciò significa assumere il Pensiero come asse portante di una progettualità lungimirante, superando la frammentazione delle idee e dando maggiore organicità alle iniziative concrete.
Non ci si concentri esclusivamente su “quote”, bonus e misure di carattere contingente, ma si riporti nel dibattito pubblico la tradizione del pensiero, come aveva fatto decenni fa Pinuccio Tatarella. Sarebbe importante promuovere un confronto politico che vada oltre le contrapposizioni occasionali e le dichiarazioni ripetitive. Anche per uno come me, di forte formazione tradizionalista di destra e cattolico-cristiana, il dibattito pubblico richiede maggiore profondità e preparazione. Si riduca il ricorso agli slogan e si dia spazio a un pensiero forte, affidato a rappresentanti politici in grado di esprimere con chiarezza e responsabilità le proprie posizioni. La scelta degli esponenti chiamati a rappresentare il governo e la maggioranza dovrebbe tenere conto anche della loro preparazione e della qualità delle dichiarazioni pubbliche.
Dovevamo costruire una politica robusta, fondata su una Tradizione post-risorgimentale e su una cultura identitaria non pagana, e invece, a giudizio di chi scrive, non è stata ancora elaborata una visione pienamente compiuta dell’Europa, del suo rapporto con la tradizione cristiana e del suo ruolo nella civiltà del Mediterraneo. Dovevamo fare dell’Occidente un riferimento capace di dialogare con un Oriente attraversato da profonde trasformazioni e invece ci troviamo di fronte a scenari internazionali segnati da divisioni, conflitti e contrapposizioni, che richiedono una riflessione politica più ampia.
L’Italia può rappresentare una cerniera strategica tra Occidente e Oriente, all’interno di uno spazio comune che è appunto il Mediterraneo. Non più soltanto un “mare nostrum”, ma un’area determinante per gli equilibri internazionali, capace di favorire relazioni e opportunità di confronto con la Cina, il Giappone, le Americhe e la Russia.
Non limitiamoci a discutere delle alleanze a destra o delle diverse posizioni presenti nel centrodestra, ma torniamo alle motivazioni storiche che hanno alimentato il pensiero di una destra tradizionalista. Occorre superare una concezione del conservatorismo intesa come semplice difesa dell’esistente. La destra è stata anche conservatrice, ma ha conosciuto esperienze rivoluzionarie e innovative. È su questo secondo aspetto che si potrebbe concentrare una riflessione politica. Il tradizionalismo “rivoluzionario” può alimentarsi di nuovi saperi, senza rinunciare al confronto con la contemporaneità e con le trasformazioni del presente.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni dispone, di una posizione politica che potrebbe favorire la realizzazione di un progetto di questo tipo, pur a fronte di alcune scelte e dichiarazioni che hanno suscitato perplessità, come quelle relative alla percentuale degli alunni stranieri nelle scuole. Per questo sarebbe importante rafforzare la squadra di governo attraverso competenze qualificate, autorevolezza istituzionale e una solida preparazione culturale, indispensabili per dare forma a una visione politica coerente e di ampio respiro. Abbiamo davanti una problematica vasta, a cominciare dagli aspetti posti dal Santo Pontefice Leone XIV. Attenzione: un agostiniano.
Insomma, si riprenda il valore della destra tra politica, economia e cultura come principio innervante. Lo si faccia con tempestività e con una prospettiva di lungo periodo.
Anche l’area progressista e il cosiddetto campo largo, è un campo perso dove, per usare una metafora del mio Hegel, si attraversa una “notte in cui tutte le vacche sono nere” dovrebbero essere misurati sulla capacità di elaborare proposte e visioni politiche credibili. Ritorniamo al Pensiero e al “concetto”. Da Dostoevskij a Hegel il passo non è poi tanto complicato e profondo, anche andando a ritroso.
*Presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi
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