Dalla Sassonia a Berlino, perché l’onda AfD ora è un problema per Merz. Parla Argenta
- Postato il 7 settembre 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Il voto in Sassonia-Anhalt non è soltanto un test regionale. È un campanello d’allarme per Berlino e, indirettamente, per tutta l’Europa. L’AfD, con Ulrich Siegmund, si conferma forza dominante, mentre la Cdu incassa una pesante battuta d’arresto e la Spd scivola a livelli marginali. Sullo sfondo ci sono il costo della vita, l’insicurezza, la questione migratoria e una frattura Est-Ovest che, a oltre trent’anni dalla riunificazione, continua a pesare sul sistema politico tedesco. Ma quanto è profondo il terremoto politico che emerge dalla Sassonia e quali conseguenze può avere sugli equilibri di Berlino? Ne parliamo con Luca Argenta, politologo presso la Fondazione Friedrich Ebert in Italia, la più antica fondazione politica tedesca, con oltre cento anni di storia. Presente in Italia dal 1973, la Fondazione promuove il dialogo italo-tedesco, la difesa della democrazia, dei diritti dell’individuo e della giustizia e dell’equità sociale.
Il voto in Sassonia consegna un risultato molto pesante per la Cdu e conferma la forza dell’AfD. Che segnale arriva da questo voto?
L’attesa per questo voto era molto alta e il risultato conferma uno scenario che non può essere sottovalutato. L’AfD, nonostante sia considerata una formazione di estrema destra, si attesta attorno al 44 per cento: è un risultato che ha un peso politico enorme. Le forze che compongono il governo regionale arrivano complessivamente a stento al 29 per cento. È una bocciatura molto netta, soprattutto per la Cdu, che perde circa venti punti. E questo rappresenta inevitabilmente anche un segnale rivolto a Friedrich Merz e alla leadership nazionale del partito.
Quanto pesa il contesto sociale ed economico della Germania orientale?
Pesa moltissimo. In Sassonia abbiamo circa 1,7 milioni di elettori e un’affluenza record, intorno al 78 per cento. Non siamo quindi di fronte a un voto di protesta marginale. Ci sono lamentele molto concrete: il caro vita, la percezione dell’insicurezza, la presenza massiccia dei migranti. Sono questioni che si intrecciano con conseguenze sociali, economiche e demografiche che affondano le loro radici anche nel periodo successivo alla riunificazione del 1990.
Quindi non è soltanto una reazione alle politiche dell’attuale governo federale?
No. Le cause sono più profonde e vengono da lontano. C’è una parte della popolazione della Germania orientale che ritiene che Cdu e Spd non siano state capaci di interpretare adeguatamente alcune lamentele diffuse. Il voto sassone diventa quindi anche un messaggio nei confronti del cancelliere Merz e della Cdu. Il problema è che il governo federale tedesco arriva a questo appuntamento già indebolito.
In che senso?
Il governo è percepito come litigioso e in difficoltà nell’affrontare alcune delle riforme più importanti, da quelle economiche a quelle sulle pensioni. E c’è un dato politico evidente: l’obiettivo di fermare l’avanzata dell’AfD non è stato raggiunto. Anzi, il partito continua a rafforzarsi.
Quanto può pesare questo risultato sulla stabilità del governo Merz?
È presto per parlare di conseguenze immediate, ma il segnale politico è molto forte. La Cdu deve interrogarsi sul fatto di aver perso una quota significativa del proprio consenso proprio in una regione dove la competizione con l’AfD è diventata centrale. E la Spd si trova in una situazione ancora più difficile, con un consenso che arriva intorno al 9 per cento. È evidente che le forze tradizionali sono sottoposte a una pressione molto forte.
La Sassonia potrebbe essere soltanto l’inizio?
Sì. Il 20 settembre ci saranno elezioni anche a Berlino e in Pomerania, altre realtà legate alla storia della Germania orientale, e anche lì l’AfD viene accreditata di percentuali molto elevate. La situazione è quindi complessa e bisognerà capire se il voto sassone rappresenti un’eccezione oppure l’anticipazione di una tendenza più ampia.
Sul piano europeo quali conseguenze può avere questo risultato?
La Germania rimane un Paese chiave nell’Unione europea, sia per la sua forza economica sia per il ruolo che sta assumendo sul piano della difesa. Ma un sistema politico sempre più frammentato rischia di rendere più difficile prendere decisioni e realizzare le riforme necessarie. L’impatto europeo è indiretto, ma non va assolutamente sottovalutato. Se Berlino è politicamente più debole, anche la capacità tedesca di incidere sulle principali questioni europee può risentirne.
In Italia il successo dell’AfD viene letto anche attraverso le categorie della destra italiana. È corretto parlare di una possibile “melonizzazione” della destra tedesca?
No, secondo me sarebbe una chiave di lettura sbagliata. L’AfD sassone ha una carica molto più radicale e, per alcuni aspetti, eversiva. La sua collocazione politica presenta maggiori somiglianze con forze come la Lega nella sua fase più radicale o con esperienze della destra populista ed euroscettica, piuttosto che con Fratelli d’Italia o Forza Italia. Non vedo quindi una vera e propria “melonizzazione”.
Perché questa distinzione è importante?
Perché l’AfD in Sassonia sembra muoversi verso una radicalizzazione ulteriore, senza una particolare propensione al compromesso. Questo è un elemento che va osservato anche fuori dalla Germania. Se una forza politica di questo tipo continua a crescere, il fenomeno può diventare un modello o comunque un riferimento per altre forze radicali europee. La Francia, per esempio, guarda con grande attenzione a queste dinamiche, così come Paesi come la Polonia.
E ora cosa succede concretamente in Sassonia?
Entro trenta giorni dovrebbe riunirsi il Landtag, il parlamento regionale. Il presidente verrà eletto attraverso una votazione segreta. Attualmente i seggi disponibili sono 83 e la maggioranza è fissata a 42. L’AfD arriva a 39. Questo significa che, per la formazione degli equilibri istituzionali, diventano decisivi anche i cosiddetti “rossobruni”, che hanno superato la soglia di sbarramento ed entreranno nel Landtag con cinque deputati.
È possibile che si arrivi a nuove elezioni?
È un’ipotesi piuttosto remota. Mancano tre deputati all’AfD per raggiungere la maggioranza assoluta e, proprio per questo, uno degli scenari teorici potrebbe essere quello di una votazione segreta nella quale alcuni deputati della Cdu decidessero di sostenerla. Ma siamo nel campo delle possibilità. Il dato politico più importante, oggi, è che la Sassonia ha consegnato alla Germania un problema che Berlino non può più permettersi di ignorare.