Dai soldi per i ricoveri passa il declino svizzero
- Postato il 26 aprile 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Dai soldi per i ricoveri passa il declino svizzero
Orson Welles nei panni di Harry Lime nel film Il terzo uomo (1949) è lapidario sul presunto modello svizzero: «In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e che cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù». Se non fosse bastato il rogo di Crans-Montana a far crollare il mito elvetico quanto a precisione nei controlli, ci ha pensato lo squallore del dopo, e cioè le fatture con cui il cantone Vallese ha chiesto alle famiglie dei ragazzi italiani ricoverati il pagamento delle cure mediche ricevute. Precisi sui conti e rendiconti, certo, come gli orologi su cui ironizzava Orson Welles, ma molto meno attenti alle regole e alle norme su locali e discoteche. I sanitari elvetici adesso si trincerano dietro l’obbligatorietà dei doveri amministrativi: inviare quelle fatture - dicono - era necessario per evitare una serie di sanzioni. E il caso diviene quasi uno scontro di mentalità, di inconciliabili visioni della vita al di là dei meri calcoli contabili e della reciprocità sanitaria (due svizzeri sono stati curati gratis al Niguarda per mesi). Dopo lo sdegno della premier Meloni anche il presidente della Regione Lombardia non ha mancato di esprimere la sua contrarietà unitamente all’assessore al Welfare Bertolaso. I due respingono «con fermezza» l’ipotesi che tali costi possano ricadere sull'Italia. «Gli svizzeri sostengono che sia la loro cassa malati a pretendere questo pagamento: benissimo, ma si rivolgano ai responsabili di quanto accaduto», aggiungono in una nota. «L’ho ribadito in ogni sede, anche durante il mio incontro a Sion: è fuori discussione - continua Bertolaso che il nostro Paese, il governo o qualsiasi altra istituzione italiana possano farsi carico delle spese derivanti da questa tragedia». L’assessore ha inoltre sottolineato che si tratta di una «questione etica: in Italia assistiamo e curiamo gratuitamente chiunque abbia bisogno di cure salvavita. Ma in questo caso- prosegue- la Svizzera ha una responsabilità gravissima. Questa tragedia non doveva accadere e non può permettersi di chiedere alcun pagamento. Deve piuttosto continuare a scusarsi e rivalersi su chi è responsabile».
Si diceva di visioni del mondo inconciliabili: se dinanzi a una tragedia l’algida burocrazia prende il sopravvento non fa una bella figura la civiltà elvetica, plasmata dal formalismo calvinista, contrapposta all’Italia “spaghetti e mandolino”. Uno scontro di civiltà che assumeva pieghe comiche del noto film di Nino Manfredi Pane e cioccolata ma che oggi rivela a chi appartiene il primato del cuore e della solidarietà. Negli anni Settanta l’Italia era ancora paese di emigranti in cerca di ascesa sociale, fotografato nella pellicola di Franco Brusati (1974), oggi quella stessa nazione è una media potenza che si assume le sue responsabilità in Europa - anche nei confronti dei flussi migratori- al contrario dei neutrali vicini elvetici dove gli ingressi di migranti extra Ue sono rigidamente controllati. Una totale rottura diplomatica non è all’orizzonte ma certamente la politica tutta in Italia fa quadrato sullo scandalo delle fatture che saranno rimandate indietro, promette l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. L’ambasciatore lo scorso 24 gennaio era stato richiamato in Italia in seguito alla scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, titolare del bar “Le Constellation”.
È tornato in Svizzera ai primi di aprile in quanto era stata accettata la condizione posta dal governo italiano e cioè la costituzione di una squadra investigativa comune, italiana e elvetica, sul rogo di Capodanno. La vicenda delle spese sanitarie di cui gli svizzeri chiedono il rimborso, tuttavia, fa tornare in bilico le intese diplomatiche. È stato lo stesso Cornado a raccontare di aver detto al presidente del Canton Vallese Mathias Reynard «che quella del Constellation non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile dovuta all’inosservanza delle leggi. Da parte dei gestori del locale, prima di tutto, che hanno sbarrato le uscite di sicurezza, allestito il soffitto con la schiuma infiammabile, usato le candele. E poi del Comune, che non ha fatto i controlli per sei anni. Così come il Cantone, che doveva vigilare. Al di là dell’aspetto penale, che vedremo, questa è una responsabilità morale pesantissima. I feriti hanno patito e patiscono gravi sofferenze. È inaccettabile». Lui cos’ha risposto? "Quando ho parlato di responsabilità morale mi ha detto: «Vedo che si vuole sostituire all’autorità giudiziaria».
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