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Da Conte a Schlein, se il campo largo inciampa sulla politica estera. Scrive Cicchitto

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Politica
  • Di Formiche
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Le divisioni sulla politica estera rappresentano un ostacolo significativo per la coalizione di centrosinistra italiana. Nonostante i calcoli numerici favorevoli dopo la defezione di Vannacci, le posizioni divergenti tra i leader del campo largo su questioni internazionali rischiano di compromettere l'unità necessaria per competere efficacemente alle prossime elezioni. La mancanza di una linea coerente potrebbe esporre le fragilità interne della coalizione.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Da Conte a Schlein, se il campo largo inciampa sulla politica estera. Scrive Cicchitto

Si può fare di tutto per mascherare le cose, magari imitare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia. Ma prima o poi l’ora della verità arriva.

Allora, sulla base di un calcolo numerico, prima che politico, il campo largo, specie dopo la rottura di Vannacci, ha qualche possibilità di vincere le prossime elezioni politiche se mette assieme tutte le liste di sinistra e di centrosinistra che si muovono in giro per il campo.

Ma oltre che il calcolo numerico, è indispensabile che i conti tornino anche sul piano politico.

Allora, già la prima sortita fatta a Napoli dai quattro partiti leader è stata un duplice azzardo, in primo luogo l’ambiente napoletano si è rivelato di per sé assai vivace, e un bel pezzo di estremisti di sinistra, rigorosamente esclusi in via pregiudiziale, sono affluiti e si sono fatti sentire, dando l’impressione che la sinistra nel suo complesso sia un’armata brancaleone che appena si riunisce finisce a pomodorate.

Ma, oltre a questo aspetto con forti elementi folkloristici, il danno maggiore è avvenuto sul piano politico.

Conte ha pensato bene di prendere di petto la questione fondamentale che il campo largo ancora deve dirimere e risolvere, che è quella di politica estera con la sua collocazione nel quadro internazionale.

Ora è noto a tutti che Conte, il M5S, il giornale annesso, sono nel loro complesso la lancia spezzata del putinismo.

Anzi, quand’era premier, Conte non si è fermato qui, perché via il sottosegretario Geraci, fece aderire l’Italia alla nuova via della Seta, unico Paese del G7.

Questa volta, mentre la Russia di Putin sta bombardando l’Ucraina con missili di lunga gittata, e a loro volta le nazioni europee dei volenterosi si stanno riunendo a Parigi per organizzare un salto di qualità nell’appoggio europeo alla Ucraina, temendo che la Russia se sfonda in Ucraina può poi attaccare le nazioni baltiche e la Polonia, Conte, l’avvocato del popolo ha pensato bene di presentarsi sul palco come l’avvocato difensore di Putin nel nostro Paese.

È successo quello che era prevedibile, cioè un putiferio.

Ma pubblicamente Schlein a nome del Pd non ha proferito verbo. Forse pensa di realizzare l’unità del campo largo sulla decisiva questione della politica estera facendo salire sul palco nella prossima occasione il coro muto della Butterfly.

Autore
Formiche

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