Da Borghi a Picierno, la lenta diaspora riformista all'interno del Pd
- Postato il 4 giugno 2026
- Politica
- Di Agi.it
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Da Borghi a Picierno, la lenta diaspora riformista all'interno del Pd
AGI - La segretaria dem si dice "molto dispiaciuta" per l'uscita di Pina Picierno dal partito. "Come lo sono sempre quando qualcuno se ne va", aggiunge. L'addio era nell'aria da mesi, tanto che nemmeno i riformisti dem si dicono sorpresi. Amareggiati, certo. Delusi. Ma che Pina Picierno meditasse di lasciare il partito era ormai di dominio pubblico. "Non sono sorpreso", dice il senatore Filippo Sensi, "ma molto amareggiato e dispiaciuto, Pina mancherà molto al Pd.
Nonostante questo, pero', la scelta è accompagnata da una scia di polemiche e accuse, la gran parte diretta al Nazareno. È con la segretaria, infatti, che Picierno ha ingaggiato i duelli più duri.
I motivi dello scontro: politica estera, Kiev e il piano Asap
Molti sulla linea di politica internazionale, dal piano di riarmo europeo, criticato da Schlein e difeso da Picierno, all'invio di armi a Kiev. Il primo scontro si registra a maggio 2023, nemmeno due mesi dopo l'insediamento di Schlein. Il Parlamento europeo, di cui Picierno è vicepresidente, si appresta a votare il piano Asap, che prevede la produzione di munizioni per Kiev con l'utilizzo di quota parte dei fondi Pnrr. Schlein è contraria, Picierno e buona parte della delegazione dem a Bruxelles (eletta nel 2019 sotto la segreteria Zingaretti) largamente a favore. Finisce che i dem, con Piecierno a far da capofila, votano contro la linea della segretaria.
Uno 'strappo' che si ripete nella primavera 2025, con una delegazione dem rinnovata dopo le europee del 2024. In dieci, nella delegazione dem, votano si' alla risoluzione del Parlamento sul piano di riarmo europeo presentato da Von der Leyen, in dissenso con la linea dell'astensione arrivata dal Nazareno.
Le accuse di "snaturamento" del Partito Democratico
Temi, la difesa dell'Ucraina e il riarmo europeo, che ricorrono anche nelle parole con cui Picierno ha voluto spiegare il suo addio: "La casa dei riformisti non c'è più. Non si puo' essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni", dice per poi riprendere un concept su cui altri, prima di lei, hanno insistito al momento dell'addio: "Il Pd ha subito uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili". Di "mutazione genetica del partito" aveva parlato anche Elisabetta Gualmini al momento di passare ad Azione.
"Il partito che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui e' nato esistono ancora. Se oggi esiste un luogo nel quale si misurano le credibilita', la forza e il futuro delle democrazie europee, quel luogo è Kyiv. Guardo con stupore ai distinguo, ai silenzi che accompagnano il dibattito italiano sull'Ucraina". Un accenno, questo, che tocca un altro nervo scoperto fra maggioranza dem e riformisti: l'alleanza con i Cinque Stelle.
La replica di Elly Schlein sul pluralismo interno
Una lettura che Schlein non condivide. La linea della segretaria rimane la stessa: pluralisti, certo, ma serve una linea chiara. E la linea e' quella che ha vinto all'ultimo congresso, con Schlein. "Noi continueremo a lavorare per un Pd plurale, inclusivo, e naturalmente senza rinunciare al mandato chiaro che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista", continua la segretaria Pd. "Pero' sempre con cura e attenzione al suo pluralismo che è un valore. Non condivido questa lettura del Partito Democratico di oggi, continuerà ad essere plurale ed inclusivo, avere cura delle sei diverse culture politiche, sensibilità e esprimere una linea chiara sui fondamentali costituzionali che dobbiamo attuare fino in fondo".
Il nodo dell'alleanza M5S e le tensioni sulle future liste
Legato ai dossier internazionali, nervo scoperto della minoranza dem, c'è l'abbraccio con il partito di Conte che continua a risultare indigesto al mondo riformista per la linea del Movimento considerata troppo tiepida nei confronti di Kiev e contraria al riarmo europeo come delineato dalla presidente Von der Leyen. Per Filippo Sensi, da questo punto di vista, Pina Picierno "ha sbagliato e fatto male ad andare via. La battaglia sulla politica estera va fatta dentro e non fuori dal partito".
Lorenzo Guerini, figura di riferimento dei riformisti dem, invita il partito a "valutare con attenzione e rispetto" la scelta di Picierno. Il valore del pluralismo del Pd credo sia uno delle sue fondamenta, se si impoverisce ne risente in negativo tutto il partito. Mi auguro che lo si abbia tutti presente". Un richiamo non banale: in alcune chat interne del Pd, fa sapere Sensi, "c'è qualcuno che stappa lo champagne, lo trovo davvero penoso". Fuori dalle chat, pero', in pochi commentano l'addio. A taccuini chiusi, c'è chi spiega la tempistica dell'addio con la necessita' di trovare un posto in lista alle prossime politiche. Non può essere un caso, è il ragionamento, che Picierno e Madia prima di lei abbiano deciso di lasciare il partito dopo la vittoria del No al referendum e le "fibrillazioni" che questo ha comportato all'interno della maggioranza.
Segnali che lasciano intravedere la possibilità di un precipitare verso le urne. Ed è chiaro che, al momento di redigere le liste elettorali, Elly Schlein si troverà a fare una scelta su chi tenere dentro e chi lasciare fuori, sacrificando i parlamentari di lungo corso. Di "prospettive e ruoli" parla la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga. Quella di Picierno "è una decisione individuale, per quanto di peso, probabilmente legata anche a prospettive di ruoli a livello europeo, ma non ne farei discendere una valutazione sulla natura e sull'identità del Pd che mi pare abbia chiari i suoi obiettivi e l'impegno a costruire una alternativa a questa destra che governa l'Italia".
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