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CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

  • Postato il 1 ottobre 2026
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CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

Il Quotidiano del Sud
CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

ROMA (ITALPRESS) – L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole della cybersecurity. Se da una parte offre strumenti sempre più avanzati per individuare e contrastare le minacce, dall’altra accelera gli attacchi, amplia la superficie digitale da proteggere e impone alle aziende di sapere esattamente dove e come viene utilizzata. Una trasformazione che porta la sicurezza informatica fuori dal solo perimetro tecnico e la rende una questione di governance, competenze, dati e resilienza del Sistema Paese.
E’ il quadro emerso da “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e ospitato nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner. Una giornata che ha riunito istituzioni, mondo della difesa, aziende, ricerca e innovazione per mettere a fuoco le nuove vulnerabilità e le strategie necessarie a proteggere infrastrutture e asset strategici. «CyberShield AI Italia nasce con l’obiettivo di creare un’agorà dell’innovazione e un momento di confronto tra i principali protagonisti del mondo della difesa», ha dichiarato Gabriele Ferrieri, Presidente dell’ANGI. «La presenza di alcune delle più importanti istituzioni e aziende italiane ci ha permesso di mettere a fuoco una priorità fondamentale: rinnovare il partenariato pubblico-privato per vincere la sfida della nostra generazione e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche e strategiche del Paese».
Per Ferrieri la sfida riguarda anche la capacità dell’Italia di mantenere un ruolo competitivo nello sviluppo delle nuove tecnologie: «Dobbiamo rispondere a un contesto geopolitico sempre più dinamico e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività italiana nella ricerca e nello sviluppo, affinchè il nostro Paese possa essere sempre più protagonista al fianco dei partner europei e dei membri dell’Alleanza NATO. I contributi emersi saranno raccolti nel nostro Defence Innovation Paper, che consegneremo al Governo, alle istituzioni e alle rappresentanze delle Commissioni parlamentari come contributo dei giovani innovatori italiani». A dare la misura del cambiamento sono anche i dati dell’Osservatorio Innovazione e Difesa 2026, realizzato da LAB21 in collaborazione con ANGI, a cura del Prof. Roberto Baldassari, Direttore Generale LAB21 e Direttore del Comitato Scientifico ANGI. Il 38,4% degli intervistati individua nell’intelligenza artificiale e nei sistemi autonomi il
principale fattore destinato a trasformare la difesa nei prossimi cinque anni, davanti alla crescente centralità della dimensione cyber, indicata dal 27,6%. Il rischio non riguarda soltanto gli attacchi ai sistemi. Nell’AI generativa, deepfake e manipolazione dell’informazione rappresentano la principale minaccia percepita per il 44,2% del campione, mentre il 27,3% indica i cyberattacchi automatizzati e sempre più sofisticati. E quando si guarda alla protezione delle infrastrutture critiche, il 32,5% individua proprio nelle competenze e nel fattore umano l’anello più debole. E’ su questo terreno che le aziende stanno già modificando le proprie strategie. Per Gianluca Meomartini, Regional Vice President of Sales, Southern EMEA di Bitdefender, la domanda su chi possa beneficiare maggiormente dell’intelligenza artificiale, tra attaccanti e difensori, non ha una risposta univoca. «La risposta immediata è entrambi, ma dobbiamo prestare attenzione perchè l’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nelle aziende e potrebbe diventare essa stessa un veicolo di compromissione. La nostra proposta è utilizzare l’AI in un’ottica preventiva, aumentando visibilità e controllo su dove e come viene utilizzata. La governance dell’AI è una strategia che le aziende devono adottare da subito».
Ma è soprattutto la velocità a rappresentare uno degli elementi di rottura rispetto al passato.
«Oggi il tempo per fermare un attacco si misura in minuti, mentre fino all’anno scorso si misurava in giorni», ha ottolineato Alessandro Raponi, CEO di Tropico Security. Una rapidità che obbliga la difesa a evolversi altrettanto velocemente e che sta riportando al centro anche tecniche come la deception, attraverso esche digitali capaci di intercettare l’attaccante.
«Stiamo andando verso un modello nel quale la detection, insieme ad altri strumenti, può portare anche alla remediation, quindi alla neutralizzazione dell’attacco».
Il salto tecnologico rischia però di aprire un divario tra le organizzazioni più strutturate e una parte del tessuto produttivo italiano. David Gubiani, Regional Director of Sales Engineering, Southern EMEA & Israel di Check Point Software Technologies, richiama soprattutto l’attenzione sulle piccole e medie imprese: «Esistono già strumenti capaci di individuare e proteggere dalle minacce, ma la governance non è ancora applicata da tutti.
Se guardiamo alle PMI, che sono il tessuto connettivo del Paese, dobbiamo chiederci quante abbiano politiche di sicurezza, personale adeguato e programmi di formazione. L’AI ha impresso alla tecnologia una velocità enorme, mentre la formazione rischia di rimanere indietro».
La sicurezza, dunque, non può più essere aggiunta a valle di un progetto tecnologico. Deve essere prevista fin dall’origine. E’ il punto evidenziato da Massimo Palermo, Vice President Sales – Italy & Malta di Fortinet: «E’ ormai impensabile progettare servizi digitali e applicazioni senza pensare contemporaneamente alla cybersecurity. La sicurezza deve essere integrata sin dalla fase di progettazione». Un principio che passa dalla Security by Design alla Security by Default, fino al modello Zero Trust: «Never Trust, Always Verify. I controlli non possono limitarsi al momento del login, ma devono accompagnare tutta l’attività».
La sicurezza deve però essere garantita anche quando la tecnologia viene utilizzata fuori dagli ambienti tradizionali, in condizioni operative nelle quali affidabilità e continuità diventano essenziali. E’ il punto sottolineato da Luca Santonico, MoD & Partner Account Manager di Panasonic Connect – TOUGHBOOK, che ha richiamato l’esperienza maturata a fianco degli operatori sul campo. «In contesti operativi complessi non è possibile avere una tecnologia che non sia sufficientemente stabile. La nostra ingegneria lavora sulla struttura dell’hardware per eliminare ogni possibile insidia ed evitare interruzioni», ha spiegato Santonico. Un’esigenza che oggi incontra direttamente l’intelligenza artificiale: «Abbiamo integrato processori di intelligenza neurale che consentono di ospitare on-premise software di AI, senza dover necessariamente ricorrere a connessioni al cloud, riducendo così le condizioni di rischio per gli operatori sul campo».
Accanto alla protezione delle infrastrutture c’è poi un patrimonio che diventa sempre più prezioso con la diffusione dell’AI: i dati. «Le organizzazioni devono considerare il dato un vero e proprio asset strategico e non più un sottoprodotto dei sistemi», ha spiegato Davide Marini, Country Manager Italy di NetApp. Conoscere dove si trovano le informazioni, chi vi accede e come vengono protette diventa il punto di partenza per costruire cyber resilience e continuità operativa. E cambia anche il concetto di sovranità: «Non significa soltanto avere il dato in un data center sul territorio nazionale, ma averne il pieno controllo e il pieno governo».
Una visione che trova riscontro anche nell’Osservatorio: per il 34,1% degli italiani la sovranità digitale significa innanzitutto controllo e protezione dei dati strategici, mentre il 28,9% la associa alla riduzione della dipendenza da tecnologie e fornitori extraeuropei.
In questo scenario la partita riguarda anche la capacità di valorizzare l’industria nazionale. Antonio Capobianco, Founder e CEO di Fata Informatica, mette al centro il rapporto tra grandi organizzazioni e piccole e medie imprese: «La parola chiave è fiducia. Le grandi amministrazioni devono avere il coraggio di dare fiducia alle PMI». Un rapporto che, secondo Capobianco, può consentire alle imprese di crescere, sviluppare nuove soluzioni e contribuire direttamente alla resilienza del Paese.
E mentre l’intelligenza artificiale sta già modificando il presente, l’industria guarda alla prossima frontiera. Raffaele Chiappini, CEO di Quantum Intelligence Cybersecurity Srl, richiama la necessità di prepararsi all’evoluzione del quantum computing partendo dalle competenze. «Per essere pronti alle sfide e alle minacce di domani c’è bisogno di cooperazione tra Europa, istituzioni italiane, pubbliche amministrazioni, industria, PMI, università e ricerca». L’obiettivo, aggiunge, è permettere ai giovani di studiare e sperimentare direttamente queste tecnologie, affinchè possano diventare «il veicolo dei nuovi sistemi di sicurezza di domani».
Da CyberShield AI Italia emerge una direzione chiara: la cybersecurity deve evolvere insieme all’innovazione, integrando tecnologia, competenze e collaborazione pubblico- privato per anticipare le nuove minacce e rafforzare la resilienza del Sistema Paese. L’iniziativa si è svolta con il sostegno di Bitdefender, CyberQuam, Check Point, Fata Informatica, IT Centric, Fortinet, NetApp, Panasonic Connect – TOUGHBOOK, Tropico Security e Studio Guarino, insieme ai partner AI.ESRA, aizoOn Technology Consulting, BIP CyberSec, LibraCyber, Lutech, Negg Group, Polo Strategico Nazionale, RINA, SAP, Teleconsys, Tinexta e Zenita Group.
-foto ufficio stampa ANGI –
(ITALPRESS).

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