Cyber Tyre made in Georgia. Così Pirelli accantona la Cina e mira agli Usa
- Postato il 6 maggio 2026
- Economia
- Di Formiche
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I soci cinesi sono ancora lì, ma silenziosi. Chiusa la partita Sinochem, con il governo italiano intervenuto con la normativa golden power per neutralizzare l’azionista di controllo (34%), la cui presenza pregiudicava la permanenza di Pirelli sul mercato americano, che vale un quinto dei ricavi, per la Bicocca è tempo di rafforzare il proprio impegno a lungo termine negli Stati Uniti, ora che lo spazio di manovra è stato riconquistato. Con un passaggio chiave per la propria strategia di prodotto e industriale.
Lo stabilimento Pirelli in Georgia, già dedicato alle soluzioni tecnologicamente più avanzate per il mercato statunitense, sia nel segmento High Value sia nel Motorsport, sarà dunque ulteriormente rafforzato grazie alla produzione di pneumatici connessi dotati della tecnologia Cyber Tyre, proprio quella tecnologia che gli Stati Uniti, in virtù delle regole sulle società a partecipazione cinese, avrebbero eliminato dal mercato. “Tale sviluppo”, hanno spiegato dalla Bicocca, spiega una nota, conferma l’importanza strategica degli Stati Uniti nel percorso di crescita globale di Pirelli e consolida la presenza industriale e tecnologica del gruppo nel Paese”.
L’annuncio giunge in occasione della partecipazione di Pirelli al più importante evento promosso dal dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il SelectUsa Investment Summit, dove il sistema Cyber Tyre è stato presentato come un’innovazione chiave nella definizione del futuro della smart mobility. Pirelli Cyber Tyre è il primo sistema hardware e software al mondo capace di raccogliere dati e informazioni da sensori nei pneumatici, di elaborarli con software e algoritmi proprietari di Pirelli e, dialogando in tempo reale con l’elettronica del veicolo, di realizzare nuove funzionalità integrate con i sistemi di guida e di controllo, oltre a integrarsi con le infrastrutture connesse, al fine di migliorare l’esperienza di guida e aumentare il livello di sicurezza.
Come poc’anzi menzionato, da quando negli Stati Uniti è entrata in vigore la nuova normativa che impone alle aziende partecipate da soci cinesi e che vendono tecnologia applicata all’industria dell’auto di ridurre sotto una certa soglia la presenza del Dragone, per Pirelli si è imposta una scelta. Falliti i negoziati con Sinochem (dallo spin off delle attività cyber tyre, la prima tecnologia proprietaria che trasforma lo pneumatico in sensore per monitorare stato gomme, abitudini guida, condizioni stradali e altro, fino allo spostamento della quota cinese in un trust), la Bicocca rischiava di perdere un mercato essenziale per il suo business.
Il prezzo era troppo alto per un’azienda simbolo del made in Italy. Per questo il governo Meloni ha attivato i poteri speciali del golden power per limitare l’influenza di Sinochem. Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile e comunicato l’11 aprile, ha di fatto sterilizzato il socio cinese, già ai ferri corti con gli azionisti italiani guidati da Marco Tronchetti Provera attraverso Camfin. Che cosa è cambiato? Grazie all’intervento del governo, Sinochem potrà proporre nella prossima assemblea solo una lista con massimo tre candidati per il consiglio (su 15 membri), di cui due indipendenti (contro gli attuali 8 su 15). Se eletti, i rappresentanti cinesi non potranno comunque ricoprire ruoli chiave come presidente, vicepresidente o Ceo, né presiedere comitati, né ottenere deleghe gestionali o poteri su strategie industriali e finanziarie.