Curcio e l’imprenditoria incapace di affrancarsi dalla ‘ndrangheta
- Postato il 19 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
Curcio e l’imprenditoria incapace di affrancarsi dalla ‘ndrangheta
CUTRO (CROTONE) – Esiste ancora un’«imprenditoria borderline» incapace di affrancarsi dalla logica del compromesso e spesso connivente con le dinamiche mafiose. Forse è stato questo uno dei passaggi centrali dell’intervento del procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio. Curcio è intervenuto alla presentazione del libro “Un’altra pelle” del giornalista del Quotidiano del Sud Antonio Anastasi, edito da Pellegrini.
LEGGI L’ARTICOLO SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Il magistrato ha tratteggiato la trasformazione della ‘ndrangheta in una realtà globale, un’organizzazione criminale che richiede ormai un approccio investigativo e normativo di respiro transnazionale. L’analisi del procuratore si è concentrata con fermezza sul rapporto patologico tra economia e criminalità organizzata.
Curcio ha spiegato come la relazione tra imprenditore e mafioso possa scivolare rapidamente dall’estorsione subita a una vera e propria complicità consapevole. Non c’è soltanto un’imposizione prepotente della ‘ndrangheta. «Esiste anche un’inquietante domanda di illegalità da parte di chi cerca profitti facili o vantaggi competitivi sul mercato». In questo scorcio di illegalità diffusa si inserisce purtroppo anche la grave piaga dello sfruttamento del lavoro e del caporalato. Sono pratiche diffuse che mortificano la dignità dei lavoratori, lasciati privi di difese e in presenza di tutele sindacali spesso del tutto apparenti. A volte perfino colluse con gli interessi delle imprese. Infine, Curcio ha lanciato un fermo monito contro la subdola normalizzazione del fenomeno e il pericolo dell’assuefazione sociale. Ha ricordato a tutti i presenti che «l’indifferenza, il silenzio e i comportamenti ambigui sono il primo regalo che facciamo alle mafie».
L’assenza di violenza stragista ed eclatante rischia infatti di far percepire la questione criminale come un banale problema di ordine pubblico. Ma così si spinge verso un pericoloso indebolimento dei fondamentali strumenti investigativi, come le intercettazioni telefoniche e telematiche. Di fronte a una ‘ndrangheta pervasiva e globale non possono esistere mezze misure o zone grigie.
«La via di mezzo non esiste. O si percorre la strada della legalità, risvegliando lo spirito di appartenenza a una comunità consapevole che lo Stato siamo noi. Oppure si è già fatta la scelta sbagliata». Il procuratore ha voluto anche distinguere la produzione editoriale di mero consumo da quegli studi, e tra questi ha inserito l’opera di Anastasi, capaci di offrire una reale e profonda introspezione antropologica e sociologica del potere criminale.
Ampio spazio è stato dedicato alla demistificazione della figura dei collaboratori di giustizia, la cui scelta, stando alla decisamente ampia e profonda esperienza di Curcio, troppo spesso non nasce da un ravvedimento etico o morale, elemento peraltro non richiesto dalla legislazione vigente, bensì da calcolati criteri utilitaristici. Tra questi, ha spiegato il magistrato, «la molla scatenante è frequentemente la violazione del cosiddetto welfare interno da parte della cosca, ossia il mancato sostenimento economico e legale al detenuto e alla sua famiglia durante il periodo di carcerazione».
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Curcio e l’imprenditoria incapace di affrancarsi dalla ‘ndrangheta