Cse Sanità chiede una seria programmazione della sanità alessandrina: «Serve risposta strutturale ai problemi»
- Postato il 26 agosto 2026
- Alessandria
- Di Quotidiano Piemontese
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ALESSANDRIA – «Quale sanità vogliamo tra cinque o dieci anni?». Questa la domanda che si pone la federazione sindacale Cse Sanità – Flp Alessandria Asti riguardo lo stato del comparto in provincia di Alessandria. Il punto di partenza della riflessione del sindacato è l’insieme delle difficoltà che hanno interessato il personale negli ultimi mesi: «Non possono essere considerate una semplice emergenza estiva. Turni complessi, carenza di organico, difficoltà nella programmazione e crescente pressione sugli operatori sono segnali di un problema che richiede una risposta strutturale. Per CSE Sanità è arrivato il momento di spostare il confronto dall’emergenza alla programmazione».
Il sistema – evidenza Cse Sanità in una nota – è in affanno sul piano organizzativo e numerico: i lavoratori sono numericamente insufficienti. Per supplire alle carenze, «le prestazioni aggiuntive possono rappresentare uno strumento temporaneo, ma non possono sostituire una seria politica di reclutamento e programmazione del personale».
Se c’è poco personale e chi viene impiegato è costretto a turni massacranti, fa notare la federazione, anche la qualità del servizio fornito rischia di essere inferiore, procurando un danno al cittadino.
Il tutto, in un momento in cui la rete sanitaria alessandrina sta vivendo una fase di trasformazione: «Ma possiamo progettare strutture e servizi senza programmare contemporaneamente le persone che dovranno farli funzionare? Noi riteniamo di no. La programmazione delle infrastrutture deve andare di pari passo con quella del personale» afferma il Cse Flp.
Particolare attenzione viene posta sul futuro del presidio di Acqui Terme: «La domanda è concreta: quale funzione avrà Acqui Terme nella sanità provinciale del futuro? Quali servizi saranno garantiti e con quale personale? Lo stesso ragionamento deve valere per Alessandria, Novi Ligure, Tortona e Casale Monferrato. Non servono ospedali in competizione tra loro, ma una rete nella quale ogni presidio abbia una funzione chiara, risorse adeguate e personale sufficiente».
La proposta del sindacato per comporre un piano completo della situazione del comparto in provincia, e quindi coprire i “buchi” e le carenze del sistema tramite una politica lungimirante, è quella di partire da una raccolta dati: «CSE Sanità ritiene necessario conoscere la reale situazione della dotazione organica, struttura per struttura e profilo per profilo: posti previsti, posti coperti, carenze, pensionamenti, fabbisogni futuri e professionalità più difficili da reperire. Solo partendo da dati trasparenti si può costruire una programmazione seria». E non è sufficiente parlare soltanto di assunzioni: «Bisogna rendere il territorio attrattivo per i professionisti, intervenendo sulla valorizzazione economica e professionale, sulla formazione, sull’organizzazione del lavoro, sul welfare e sulla conciliazione tra vita e lavoro».
Ora per Cse Sanità è fondamentale «un confronto complessivo sul futuro della sanità provinciale, coinvolgendo Regione Piemonte, Aziende sanitarie, istituzioni territoriali e rappresentanze dei lavoratori. Un confronto che affronti insieme personale, organizzazione, rete ospedaliera, medicina territoriale e futuro dei singoli presidi». Nel quale il sindacato si dichiara pronto non solo a denunciare i problemi ma anche e soprattutto a «contribuire a costruire soluzioni», si legge nella nota.
«Alessandria, Acqui Terme, Novi Ligure, Tortona e Casale Monferrato devono essere parte di una stessa strategia» – conclude Cse-Flp – «Perché il futuro della sanità provinciale non può essere deciso rincorrendo l’emergenza. È il momento di programmare, di confrontarsi e di decidere quale sanità vogliamo per il nostro territorio».
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