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Crotone, la talpa del gruppo Maffei non era in Questura ma in un ufficio giudiziario

  • Postato il 14 ottobre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Crotone, la talpa del gruppo Maffei non era in Questura ma in un ufficio giudiziario

Il Quotidiano del Sud
Crotone, la talpa del gruppo Maffei non era in Questura ma in un ufficio giudiziario

Il gruppo Maffei aveva una talpa in un ufficio giudiziario di Crotone, avvicinato anche poliziotto della Digos della Questura che denunciò


CROTONE – La presunta talpa che passava informazioni al gruppo Maffei, al centro di un’inchiesta sulla corruzione nella sanità, non era nella Digos della Questura ma in un ufficio giudiziario di Crotone. Vi erano stati tentativi di approccio da parte di un agente della Fas Hospital, una delle cliniche del reticolo societario facente capo a Michele Maffei, nei confronti di un poliziotto della Digos per ottenere notizie sull’inchiesta. Ma il poliziotto ha prontamente formalizzato l’accaduto in una relazione di servizio alla propria dirigenza. In particolare, l’agente di commercio riferì al poliziotto che «una persona che lavora all’interno del Tribunale di Crotone» avrebbe confermato la presenza di un esposto contro la Fas Hospital. Secondo quella voce, il fascicolo era in trattazione proprio alla Digos. In realtà, indagava la Guardia di finanza.

LEGGI ANCHE: Sistema Maffei, le 8 richieste di arresti negate a Crotone e la presunta talpa – Il Quotidiano del Sud

I tre incontri e il rifiuto del poliziotto

Il poliziotto, mantenendosi sul vago, rispose di non saperne nulla precisando che la Procura avrebbe potuto delegare qualsiasi altra forza di polizia e comunque egli non avrebbe mai potuto riferire nulla. In un’altra circostanza, in un locale, l’agente della Fas presenta al poliziotto proprio Maffei, che gli dice di aver sentito parlare di lui e di avere piacere di conoscerlo. Ma il poliziotto, innervosito, interrompe la conversazione. C’è anche un terzo incontro, stavolta in un centro sportivo, in cui l’agente di commercio riferisce al poliziotto che l’indagine non è alla Digos ma nelle mani della Guardia di Finanza. E aggiunge della presenza di microfoni per captare le conversazioni interne. Da qui una proposta di incontro con i vertici aziendali che il poliziotto rifiuta, «alquanto stizzito», poiché non aveva nulla da dire.

La caccia alle cimici

La notizia della presentazione di un esposto aveva creato un clima di caccia alle streghe. Il gruppo indagato a più riprese tenta di verificare l’esistenza del fascicolo d’inchiesta tramite il poliziotto, mentre si rincorrono voci su soffiate giunte da uffici giudiziari. In questo contesto Maffei avviò bonifiche ambientali negli uffici, sia pure senza esito.

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