Crosetto scrive all’Onu dopo l’attacco alla base in Libano
- Postato il 3 aprile 2026
- Difesa
- Di Formiche
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Un razzo ha colpito il quartier generale del contingente italiano di Unifil nella base di Shama, nel settore ovest del Libano meridionale. L’attacco non ha provocato feriti e ha causato danni limitati, ma ha subito rilanciato la questione politica intorno alla missione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è attivato con i vertici militari per seguire l’evoluzione della situazione e ha portato il caso alle Nazioni Unite, chiedendo di rivedere le regole di ingaggio della missione. Il punto posto da Roma è netto. Se il quadro operativo è cambiato e non ci sono le condizioni per garantire la sicurezza del contingente, la permanenza dei militari italiani non è più così scontata.
Il precedente dei peacekeeper indonesiani
L’attacco a Shama arriva dopo un passaggio ancora più grave, la morte di tre soldati indonesiani di Unifil nel fuoco incrociato tra esercito israeliano e Hezbollah. Quel precedente ha segnato uno scatto di allarme dentro e fuori il Consiglio di sicurezza. Italia e Francia hanno espresso una forte preoccupazione per il deterioramento della sicurezza e per i rischi crescenti a cui sono esposti i caschi blu. Nello stesso quadro si collocano anche altri episodi che hanno coinvolto i contingenti dispiegati lungo la Linea Blu, mentre il volume dei lanci e delle operazioni militari ha ridotto gli spazi effettivi di manovra della missione.
Il limite del mandato attuale
La questione centrale è qui. Unifil è una missione di peacekeeping, non di peace enforcing. Opera con consenso delle parti, imparzialità e uso limitato della forza. I caschi blu possono intervenire per legittima difesa, per proteggere personale e strutture Onu, garantire la libertà di movimento e contribuire alla protezione dei civili sotto minaccia imminente, ma dentro un perimetro ristretto e nei limiti dei mezzi disponibili. In un contesto segnato da fuoco incrociato, lanci continui di razzi e pressione militare crescente, questa cornice appare sempre più stretta rispetto ai rischi sul terreno.
Il nodo della missione
Il razzo contro la base italiana non è soltanto un incidente. Porta allo scoperto il divario tra la funzione assegnata a Unifil e l’ambiente in cui la missione è chiamata a operare. Per l’Italia, che guida la missione, il problema riguarda insieme sicurezza del personale, credibilità del mandato e utilità concreta della presenza sul terreno. Non si discute solo di una base colpita, ma della sostenibilità politica e operativa di una missione che continua a essere considerata strategica, mentre le condizioni per svolgerla si fanno ogni giorno più fragili.