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Crollo del Palasport di Lauria: 4 condanne e 5 assoluzioni per la morte di Pastoressa

  • Postato il 10 settembre 2026
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Crollo del Palasport di Lauria: 4 condanne e 5 assoluzioni per la morte di Pastoressa

Il Quotidiano del Sud
Crollo del Palasport di Lauria: 4 condanne e 5 assoluzioni per la morte di Pastoressa

Crollo del Palasport di Lauria: nella sentenza 4 condanne e 5 assoluzioni per la morte della psicologa 24enne Giovanna Pastoressa. Il Tribunale ha dichiarato la falsità del certificato di collaudo finale dell’opera, ordinandone la cancellazione una volta che la sentenza sarà definitiva.


Emessa la sentenza sul disastro del Palasport di Lauria del dicembre 2019: cinque assoluzioni e quattro condanne per la morte della psicologa 28enne Giovanna Pastoressa e il ferimento di undici persone. Dichiarata  la falsità del certificato di collaudo finale dell’opera di Lagonegro. Questo il verdetto di ieri, 9 settembre 2026, del Tribunale di Lagonegro. Il progettista e direttore dei lavori Gaetano Giacomo Mitidieri, il collaudatore Francesco Mitidieri e il titolare dell’impresa aggiudicataria Giacomo De Marco sono stati condannati a tre anni di reclusione. Per l’ex amministratore dell’impresa subappaltatrice Antonio Ferdinando Garofalo la pena è di due anni e sette mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

CROLLO DEL PALASPORT DI LAURIA: LE CONDANNE, I RISARCIMENTI E LE ASSOLUZIONI

Nella statuizione il giudice Giusy Viterale è andata oltre le richieste del pubblico ministero, Dario Mogavero, rispettivamente di due anni e due mesi per i primi tre imputati e di un anno e otto mesi per l’ultimo. I quattro sono stati inoltre condannati, in solido, al risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali immediatamente esecutive. Tra queste, 385mila euro sono stati riconosciuti al padre di Giovanna Pastoressa, Domenico. Il Tribunale ha invece assolto Francesco Cerbino e Pasquale Alberti, che si sono succeduti nel ruolo di responsabile unico del procedimento, Giovanni Grazioli, progettista della copertura, Natale Albertani, legale rappresentante della società che ha realizzato la messa in opera, e Attilio Grippo, progettista di fatto dell’opera.

Per tutti l’assoluzione è stata pronunciata perché non hanno commesso il fatto. Francesco Mitidieri è stato inoltre assolto dall’accusa di falso ideologico, perché il fatto non costituisce reato. Il Tribunale ha però dichiarato la falsità del certificato di collaudo finale dell’opera, ordinandone la cancellazione una volta che la sentenza sarà passata in giudicato.  Il Tribunale ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.

CROLLO DEL PALASPORT DI LAURIA LE RICHIESTE DEL PM E LE CONDANNE DEL GIUDICE

In  tutto erano nove gli imputati coinvolti nel procedimento. Per tre di loro – il progettista della struttura e direttore dei lavori, il collaudatore e il titolare dell’impresa esecutrice – il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni e due mesi di reclusione per le ipotesi di omicidio colposo, lesioni colpose e crollo colposo, contestate in concorso.

Per il titolare dell’impresa subappaltatrice la richiesta dell’accusa era invece di un anno e otto mesi di reclusione per gli stessi reati. Cinque, invece, le richieste di assoluzione formulate dal pubblico ministero. Riguardano i due dipendenti del Comune di Lauria che si sono succeduti nel ruolo di responsabile unico del procedimento, il progettista di fatto dell’opera, il progettista della copertura in legno e il legale rappresentante della società che realizzò la copertura. Per il collaudatore era stata inoltre chiesta l’assoluzione dall’accusa di falso ideologico.

LA VICENDA DEL CROLLO

Era il 13 dicembre del 2019 e Giovanna si trovava in palestra. Si stava allenando sul tapis roulant quando tutto accadde: le macerie della palestra la travolsero e non le lasciarono scampo. Trasportata in condizioni disperate al «San Carlo» di Potenza, morì qualche giorno dopo. Tutto a causa di un volo di 50 metri fatto da parte della copertura di un palazzetto dello sport che finì la sua corsa proprio su quella palestra. Cosa mai era accaduto per riuscire a sollevare, in una sera di quasi inverno, il pesante tetto di un palasport? Le cronache parlarono di «tromba d’aria». Non fu così.

Nel processo di Lagonegro è stato coinvolto chi progettò la struttura, chi la realizzò, chi doveva controllare e chi la collaudò. Quella sera la trave del palazzetto si sollevò, ruotò, si staccò dalla struttura, compiendo una rotazione «di circa 70 gradi» e finì il suo volo sulla palestra. La copertura non presentava i ferri nei pilastri a completamento della struttura per mantenere salda la trave del tetto, che poi si è staccata provocando il disastro.

LA DECISIONE DELLA FAMIGLIA DI GIOVANNA DI DONARE GLI ORGANI PASTORESSA

L’assenza di controventi nella porzione di copertura che si è sganciata e la parte superiore delle forcelle, prive di armature metalliche, non hanno consentito alla struttura di sopportare un’azione del vento verso l’alto. La donna, in gravissime condizioni, fu trasportata prima all’ospedale di Lagonegro e successivamente al San Carlo di Potenza. La 28enne venne sottoposta a un delicato intervento per tentare di alleggerire gli effetti dell’emorragia celebrale provocatale dall’urto con i detriti piovuti dall’alto. Un impatto violento da cui non si sarebbe potuta proteggere in alcun modo, mentre si allenava con un’amica, rimasta leggermente ferita, sul tapis roulant.

Per Giovanna non ci fu nulla fare e si decise per la donazione degli organi. Il fegato e i reni della giovane furono prelevati durante la notte da un’équipe del Policlinico Umberto primo di Roma. A chiedere giustizia per il decesso della 28enne era stato, in più circostanze, il coordinamento di Libera Basilicata.  Lo scorso anno dalla Regione arrivò al comune di Lagonegro arrivò un finanziamento di 2 milioni 150 mila euro per i lavori di rifunzionalizzazione e di adeguamento sismico del palazzetto dello sport di Lauria, inagibile ormai dalla tragedia del 2019.

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