Criticò il ddl Sicurezza a un evento dei No Ponte: il Csm archivia la pratica di trasferimento contro il pm Musolino
- Postato il 2 aprile 2025
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Aveva criticato le norme repressive del ddl Sicurezza a un evento organizzato dai comitati contro il Ponte sullo Stretto, parlando di “criminalizzazione del dissenso” e della necessità di gestire e governare i conflitti. Per questo motivo Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario della corrente progressista Magistratura democratica (Md), è arrivato a rischiare un trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale. Mercoledì però il Consiglio superiore della magistratura ha archiviato a maggioranza – con 18 voti a favore, cinque contrari e due astenuti – la pratica nei suoi confronti, aperta su richiesta delle consigliere laiche di destra Isabella Bertolini (ex deputata berlusconiana eletta a palazzo Bachelet in quota Fratelli d’Italia) e Claudia Eccher (storica avvocata del leader leghista Matteo Salvini, scelta dal Carroccio). Approvando la proposta della Prima Commissione, il plenum dell’organo di autogoverno ha definito le parole di Musolino “un’espressione del diritto di manifestazione del pensiero nell’ambito di un più ampio dibattito pubblico su norme innovative, da cui non possono farsi discendere profili di appannamento dell’immagine del magistrato”.
Nella richiesta di apertura pratica, Bertolini ed Eccher ricostruivano la vicenda sulla base di un articolo di Libero, dal titolo “Toh, una toga rossa a un evento contro il governo“. E accusavano Musolino di aver partecipato a un dibattito “avente una spiccata connotazione antigovernativa” con affermazioni “di contenuto politico”, violando addirittura “i principi costituzionali di imparzialità e indipendenza“. Per la maggioranza degli altri consiglieri, invece, l’evento aveva “natura tecnico-giuridica” e “involgeva tematiche sociali e ambientali ritenute di interesse ed esaminate nel corso di un’occasionale condivisione di spunti di riflessione sulle scelte legislative del governo”.
L’archiviazione è arrivata al termine di un dibattito in plenum durato oltre un’ora e mezza: i laici di centrodestra hanno votato contro insistendo sulla presunta inopportunità della riflessione di Musolino, sottolineando che in futuro, da pm in servizio a Reggio Calabria, potrebbe doversi occupare di reati relativi alle proteste contro il Ponte. I togati, in particolare quelli progressisti, hanno invece difeso il collega sottolineando il valore intimidatorio della minaccia di trasferimento: come esempio del “doppiopesismo” del centrodestra, il consigliere Marco Bisogni (del gruppo “moderato” di UniCost) ha ricordato un intervento di Alfredo Mantovano, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che qualche anno fa, da magistrato di Cassazione, si era spinto a definire “liberticida” il ddl Zan contro l’omotransfobia. Astenuti la prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano – membro di diritto del plenum – e il consigliere laico in quota Movimento 5 stelle Michele Papa.
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