Crisi climatica, il permafrost a rischio sulla cima più alta della Germania
- Postato il 29 agosto 2025
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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La Carovana dei ghiacciai di Legambiente arriva per la prima volta sullo Zugspitze, la cima più alta della Germania con i suoi 2.962 metri sopra il livello del mare e documenta la fusione sempre più accelerata degli ultimi ghiacciai e la degradazione del permafrost, che qui scomparirà entro i prossimi 50 anni, aprendo preoccupanti scenari per la stabilità della montagna. La quarta tappa della campagna che da sei anni monitora i ghiacciai alpini in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha incluso una visita alla stazione di ricerca Schneefernerhaus, con le installazioni per la misura del permafrost. Sorvegliato speciale anche il ghiacciaio dello Schneeferner settentrionale sempre più sofferente a causa della crisi climatica: tra il 1980 e il 2023 si è più che dimezzato come area e dal 2007 al 2022 ha ridotto il suo spessore da 52 a 20 metri nella parte centrale. Di questo passo, entro il 2030 il ghiacciaio si ridurrà a poche placche ed è probabile che la sua estinzione avvenga entro il 2050. Il ghiacciaio Schneeferner meridionale è stato, invece, declassato nel 2022 a glacionevato. L’unica buona notizia riguarda il ghiacciaio Höllentalferner, che come quello italiano del Montasio, in Friuli, resiste ancora con tenacia, poiché alimentato da valanghe e protetto dalla radiazione solare dalle imponenti pareti rocciose circostanti.











La degradazione del permafrost sullo Zugspitze – Il team di Carovana ha avuto l’opportunità di visitare il laboratorio Schneefernerhaus con la guida di Michael Krautblatter, professore dell’Università di Monaco ed esperto in fenomeni franosi e di percorrere il tunnel all’interno Zugspitze, constatando in prima persona il processo di degradazione del permafrost, cioè il terreno o la roccia ghiacciata per almeno due cicli stagionali consecutivi. “Per la prima volta la Carovana dei Ghiacciai – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – ha fatto tappa in Germania per osservare da vicino gli ultimi ghiacciai destinati a scomparire a breve, insieme al permafrost, il terreno ghiacciato che costituisce il cuore delle montagne alpine. In questa occasione abbiamo potuto conoscere da vicino il lavoro dell’Università di Monaco, che utilizza metodi e tecniche all’avanguardia per monitorare queste aree”. Questa tappa di Carovana dei ghiacciai ha portato sullo Zugspitze, dopo 12 anni, Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università di Torino. “Sono stato colpito dal cambiamento ambientale: non solo dalla riduzione areale e di spessore del ghiacciaio Schneeferner, ma soprattutto da quanto il permafrost si sia degradato” ha spiegato.
L’acqua del futuro – Un altro tema cruciale riguarda le risorse idriche contenute nel permafrost. “Il permafrost si trova nei detriti e all’interno delle pareti rocciose delle Alpi. Nei prossimi cento anni diventerà la fonte d’acqua più importante in montagna perché impiega molto più tempo a degradarsi, rispetto ai ghiacciai, e lo avremo nei fiumi in estate” spiega Michael Krautblatter, dell’Università di Monaco. Ma dove il permafrost scompare, si generano instabilità dei versanti e movimenti di massa. “La degradazione del permafrost avrà impatti significativi sia sui rischi che sulle risorse d’alta quota e a causa della crisi climatica questi fenomeni aumenteranno in futuro” aggiunge Krautblatter, secondo cui è importante unire forze e risorse scientifiche e sviluppare una rete di osservatori alpini europei con infrastrutture interconnesse, come lo Schneefernerhaus sulla Zugpitze e il laboratorio ad elevata complessità “Angelo Mosso” sul Monte Rosa.
L’appello per un monitoraggio europeo – Da qui l’appello per un monitoraggio europeo coordinato del permafrost e dei ghiacciai, che è anche al centro del Manifesto europeo dei ghiacciai e delle risorse connesse promosso da Legambiente insieme a Cai, Cipra Italia, Euma e Fondazione Glaciologica italiana, sottoscritto da oltre 80 firmatari tra associazioni europee, enti ricerca, università e soggetti pubblici come l’Agenzia tedesca per l’Ambiente e anche da singoli ricercatori. “Capire dove si troverà l’acqua in futuro, quale sarà la sua qualità e come potrà essere gestita sono elementi essenziali per le comunità alpine. Questo – ricorda Bonardo – è anche l’obiettivo del progetto Interreg Alpine Space WaterWise di cui anche Legambiente Piemonte e Val d’Aosta è partner”. Le due azioni principali, portate avanti in Italia, Svizzera, Germania, Austria, Francia e Slovenia, sono la co-progettazione e la sperimentazione di soluzioni per la gestione sostenibile del territorio e delle risorse idriche, entrambe svolte in stretta collaborazione con le comunità delle diverse regioni coinvolte.
Fotocredits: Legambiente
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