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Crisi climatica: il futuro è arrivato

  • Postato il 29 settembre 2026
  • Editoriale
  • Di Paese Italia Press
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  • 2 min di lettura
In sintesi

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Crisi climatica: il futuro è arrivato

Il futuro è arrivato e abbiamo superato il punto di non ritorno. Quanto previsto dalla scienza attraverso i modelli climatici lo abbiamo vissuto in questa lunga calda estate, senza respiro. Eppure i governi dei paesi più popolosi e influenti continuano a non fare nulla.

L’avvicinamento alla soglia di riscaldamento globale di un grado e mezzo si sta materializzando e, (ahinoi!) normalizzando: ondate di calore sempre più lunghe e intense da maggio a settembre, la temperatura superficiale estiva del Mediterraneo oltre i 30 gradi. E poi incendi e siccità, laghi in ritirata, tempeste, trombe d’aria e piogge violente causate dall’incontro dell’aria calda e le correnti fredde e umide. La fusione dei ghiacciai, i crolli di seracchi e l’instabilità dei versanti, alluvioni e tanta instabilità metereologica anche in Europa. Un elenco che si allunga di catastrofi e conseguenze legate al cambiamento climatico.

In un mondo “normale” oggi si parlerebbe solo del “rapporto ONU” secondo cui non possiamo evitare la fatidica soglia del grado e mezzo di aumento delle temperature. Eccoci qui, ci siamo dentro. E ora?

Si parla solo di guerre che aprono nuovi fronti, si frammentano (gli Stretti), coinvolgono sempre più paesi (come nel Medio Oriente), non si risolvono più (Ucraina), stuzzicano nuovi attori (Unione Europea) e via così. E il clima?

In un mondo normale si parlerebbe di come affrontare gli effetti ormai irreversibili che ci attenderanno nei prossimi decenni cercando di capire come mettere in sicurezza centinaia di migliaia di abitanti. Proprio in queste ore il Nor’easter sta flagellando la East Coast degli Stati Uniti allagando città costiere come previsto dai modelli climatici peggiori. Siamo dentro la realtà che pensavamo essere lontana nel tempo.

Lo scenario era noto e allora chiediamoci perché non abbiamo fatto abbastanza per evitarlo. La continua domanda di energia, gli interessi di produttori di combustibili fossili, le emissioni di gas serra non sono mai diminuite. Le politiche europee per l’ambiente? Totalmente ai margini.

L’opinione pubblica spesso continua a rimuovere persino il fenomeno e le responsabilità umane. Le trattative internazionali sul clima sono in stallo. Di fronte alla crisi dello stretto di Hormuz e all’aumento dei prezzi, si risponde in modo emergenziale invocando nuove trivellazioni o addirittura la sciagurata riapertura delle centrali a carbone.

Il futuro è arrivato e noi continuiamo a guardare solo il presente. Ma tutto questo ha un costo. Non c’è stata alcuna risposta collettiva, solo un mix di rassegnazione e fatalismo. Intanto si parla solo di migranti, di frontiere chiuse, droni, stretti e di scontri di civiltà.

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Paese Italia Press

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