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Crisi carburante aerei, l’ad di Ryanair: “A maggio nessun rischio. Dopo non so, nessuno lo sa”. E attacca Trump

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 4 min di lettura
Crisi carburante aerei, l’ad di Ryanair: “A maggio nessun rischio. Dopo non so, nessuno lo sa”. E attacca Trump

“Per maggio le compagnie petrolifere rassicurano, ma da giugno non abbiamo certezze”. A parlare è l’amministratore delegato di Ryanair. Dal quartiere generale della compagnia aerea a Dublino, Michael O’Leary fa il punto sulla crisi del cherosene provocato dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre oggi stesso Lufthansa ha annunciato il taglio di 20mila voli e le incertezze per i passeggeri si fanno sempre più evidenti. O’Leary rassicura i Paesi europei che “non ci saranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente a giugno” perché si riforniscono di carburante da Norvegia, Africa Occidentale, Stati Uniti e Russia, “anche se non si può dire“. L’unica “possibile area a rischio” di mancanza di carburante, dice, è “la Gran Bretagna che prende il combustibile dal Kuwait“.

Ma se per maggio la situazione appare sotto controllo, il capo di Ryanair sottolinea però che sui prossimi mesi non ci sono certezze: “Non rivediamo le nostre stime perché non ho idea di come potremmo farlo“, sottolinea. Un segnale secondo il manager è giunto dalla borsa di Dublino, dove il titolo è quotato, ma O’Leary non getta la spugna. “Il prezzo delle nostre azioni da quando Trump ha iniziato a bombardare l’Iran – spiega – è sceso da 32 a 25 euro e questo significa che il mercato si aspetta che i nostri profitti possano scendere maledettamente“. “Tuttavia – sottolinea – non si può fare nessuna previsione a questo punto dell’anno, perché non abbiamo visibilità sui prezzi del carburante a giugno, per non parlare dell’inverno”.

O’Leary spiega la situazione della sua compagnia aerea: “L’80% del nostro carburante ha il prezzo bloccato fino al marzo del 2027 a 67 dollari al barile”. Molto però pesa la restante parte: “Il nostro 20% di marzo, prezzato a febbraio, è 74 dollari al barile, il nostro 20% di aprile, che è stato prezzato a marzo è di 150 dollari al barile e pensiamo che il nostro prezzo unhedged di maggio, che è stato prezzato ad aprile sarà vicino ai 150 dollari al barile”, ha spiegato l’ad. Tradotto Ryanair ad aprile ha speso circa “50 milioni di dollari in più” e se la situazione non dovesse migliorare e il prezzo rimanesse a 150 dollari al barile per 12 mesi, “ci costerebbe circa 600 milioni di dollari”.

Rimane l’incognita approvvigionamenti: se la guerra in Medio Oriente dovesse continuare nel medio termine e se lo stretto di Hormuz rimanesse bloccato “riteniamo che ci sia un rischio per il 10 o il 20% delle nostre forniture di carburante, ma nessuno di noi lo sa con certezza”. E non finisce qui: nell’ipotesi, invece, che gli scontri terminassero entro maggio, i problemi non sono finiti perché, spiega, per il riassetto dei prezzi “ci vorrebbero comunque tre o quattro mesi“: “Se la guerra finisse domani, il costo del carburante potrebbe scendere sotto i 100 dollari al barile entro settembre” ha aggiunto. Se il prezzo del cherosene al barile rimanesse invariato “ci sarebbero alcune compagnie europee che fra settembre e novembre potrebbero fallire“, avverte.

Nel mirino del capo di Ryanair finisce anche l’addizionale municipale, uno dei cavalli di battaglia per l’espansione della compagnia in Italia. “Le tasse aeroportuali sono peggio della guerra, fanno danni indicibili e per toglierle ci vuole un sacco di tempo. Le guerre finiscono generalemente in fretta, mentre le tariffe aeroportuali sono tasse stupide. Nessun governo trova mai le buone ragioni per tagliare una tassa. È questo il grande problema”. Critiche anche alla Commissione europea e al sistema Ets (Emission Trading System), che – per O’Leary – andrebbe abolito: “I commissari europei sono inutili – incalza O’Leary -, ora stanno lottando sui bagagli a mano negli aerei. Per questo dico, datevi una mossa, abolite gli Ets o almeno riduceteli”.

Non mancano gli attacchi al presidente Usa: finché prosegue la guerra in Iran e “Trump continua a gestirla malamente, sicuramente i prezzi dei carburanti rimarranno altissimi” ha aggiunto. In mezzo a queste turbolenze, O’Leary si prepara a restare al comando. Nonostante un contratto in scadenza nel 2028, è in fase di finalizzazione l’accordo con il Consiglio d’amministrazione per l’estensione fino al 2032. “Spero di annunciarlo a breve e ottenere l’approvazione a settembre”. Da qui ai prossimi due anni può succedere di tutto, ma – conclude – “l’unica buona notizia è che dal 2029 Trump non sarà più alla Casa Bianca. Speriamo solo che chi verrà dopo non faccia danni quanto lui“.

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