Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Crisi Callmat, in Basilicata a rischio 350 lavoratori

  • Postato il 15 maggio 2026
  • Callmat
  • Di Quotidiano del Sud
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
Crisi Callmat, in Basilicata a rischio 350 lavoratori

Il Quotidiano del Sud
Crisi Callmat, in Basilicata a rischio 350 lavoratori

Crisi CallMat in Basilicata, rischio mobilità per oltre 300 dipendenti da luglio. Sindacati parlano di “epilogo già scritto”. Il 26 maggio incontro chiave al Mimit su ammortizzatori, fondi regionali e impatto dell’IA nel settore CRM-BPO


Inizia ad assottigliarsi il margine temporale che separa i 300 lavoratori dell’azienda CallMat dalla mobilità, pronta a scattare nel mese di luglio. In un quadro che, peraltro, non sembra mostrare margini favorevoli per i dipendenti interessati né, addirittura, la possibilità che le misure messe in campo per evitare il peggio siano sufficienti per tutti. Solo pochi giorni fa, le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel, Cisl, Uil Fpl e Ugl avevano parlato chiaramente di “un epilogo già scritto”, a fronte di una crisi che ha ormai superato i due anni e che, nella fase di affondamento, rischia di trascinare con sé tre centinaia di famiglie.

VERTENZA CALLMAT, LAVORATORI A RISCHIO

La vertenza si inserisce nel momento storico vissuto dall’azienda, costretta a far fronte a una riduzione drastica dei volumi di lavoro operata da Tim. Un progressivo scollamento che, da un iniziale riassetto organizzativo, ha iniziato ben presto a portare in dote lo spettro dei licenziamenti e, nondimeno, della chiusura totale dello stabilimento. Nelle fasi immediatamente successive alla crisi aperta, CallMat aveva cercato di assorbire il colpo scontrandosi però, a detta dei sindacati, con la più ampia crisi attraversata dal settore Crm-Bpo, sempre più vessato e ridefinito dall’aumento del ricorso ai sistemi tecnologici basati sull’intelligenza artificiale.

INCONTRO DECISIVO AL MINISTERO IL PROSSIMO 26 MAGGIO

Al momento, lo sguardo è puntato sul prossimo 26 maggio, giorno cruciale per conoscere il futuro dei lavoratori CallMat. Per quella data è infatti fissato l’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel quale sarà definita l’effettiva efficacia delle misure messe in campo per evitare la mobilità, sia da parte del Governo che della Regione Basilicata. In particolare, il piano pensato dall’amministrazione lucana per i 350 lavoratori uscenti, comprensivo di una dotazione da 5 milioni di euro per i costi salariali, viene ritenuto insufficienti dai sindacati, soprattutto in riferimento al tetto massimo di spesa previsto per ogni dipendente (circa 30 mila euro).

LA CRISI CALLMAT OLTRE LA BASILICATA

In ogni caso, anche la posizione del Mimit è messa in dubbio. Anche perché, il caso non riguarda solo la vertenza materana ma, più in generale, un settore che sta conoscendo una fase di evoluzione che, se non ben governato, appare destinato a generare un numero progressivo di esuberi. Nello specifico, hanno rimarcato le sigle sindacali, non sarebbero state messe in campo le contromisure promesse. Il che, per CallMat come per altre aziende del Crm-Bpo, chiama in causa direttamente la transizione digitale che, allo stato delle cose, produrrebbe più rischi che benefici per i dipendenti delle aziende del comparto.

L’AGGRAVAMENTO DELLA SITUAZIONE

La questione CallMat aveva iniziato ad aggravarsi già nel mese di gennaio, quando Tim aveva garantito, perlomeno fino al mese di giugno, il mantenimento del volume lavorativo che, nella fattispecie, consisteva nella gestione di un determinato traffico di chiamate da parte della società. Una garanzia arrivata in pieno passaggio al digitale, con l’approvazione da parte della Giunta regionale, il mese precedente, di un progetto di digitalizzazione degli archivi sanitari che, nei piani, avrebbe dovuto comunque garantire la continuità occupazionale di lavoratrici e lavoratori, attraverso un reimpiego nel piano di trasformazione della documentazione o, in alternativa, in un programma di ricollocamento.

CALLMAT E IL REGIME DI SOLIDARIETÀ

Un passaggio che avrebbe dovuto essere gestito, nel primo caso, dalla gara da 6 milioni indetta dalla Zecca dello Stato e, nel secondo, dal bando regionale per la salvaguardia dei posti di lavoro che, nella sua ultima versione, è ritenuto non sufficiente per coprire l’intera platea dei dipendenti. Senza contare che, dall’1 maggio, Tim ha ridotto ulteriormente i volumi del traffico telefonico, con un taglio del 15% che ha riportato CallMat in regime di solidarietà, facendo saltare il fragile banco degli ammortizzatori. Una decisione che, peraltro, prevedeva una percentuale gestionale variabile a seconda dei volumi. E, di fatto, il rinvio definitivo al vertice del 26 maggio per conoscere il futuro, a fronte di un presente troppo variabile per fornire qualche indizio concreto.

Il Quotidiano del Sud.
Crisi Callmat, in Basilicata a rischio 350 lavoratori

Autore
Quotidiano del Sud