Crans-Montana, le parole di una delle sopravvissute: “L’uscita di sicurezza era chiusa con una catena”
- Postato il 26 giugno 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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A circa sei mesi dalla tragedia di Crans-Montana, Sofia Donadio, ragazza italiana rimasta gravemente ferita nel rogo, ha incontrato i giornalisti, rivelando che l’uscita di sicurezza nell’interrato del locale Le Constellation era chiusa, oltre che da uno sgabello, anche da una catena. “Questa uscita d’emergenza è sempre stata chiusa, fin dal primo giorno che io sono entrata in questa situazione, è sempre stata chiusa con una catena e un lucchetto”, ha raccontato la ragazza. “Si trattava di una catena di acciaio, come quelle per legare le biciclette, fissata al maniglione”.
“Cerco giustizia, non vendetta”
La sua diventerà una testimonianza chiave nell’inchiesta sulla tragedia in cui sono morte 41 persone e oltre cento sono rimaste ferite. “Sono sicuramente arrabbiata, non cerco vendetta, ma giustizia: questo evento ha rovinato un sacco di persone che non se lo meritavano, non è giusto che cerchino di passarla liscia”, ha dichiarato Sofia ai giornalisti. Dopo il ricovero iniziale in Svizzera, Sofia è stata trasferita al Centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano: “Qui ho ricominciato a sorridere quando sono uscita dal coma. La prima cosa che mi hanno detto i medici è stata che avrei dovuto ricominciare a sorridere, che non avrei potuto deprimermi”.
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