Cpr Palazzo San Gervasio, nel 2026 ben 67 eventi critici
- Postato il 13 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
Cpr Palazzo San Gervasio, nel 2026 ben 67 eventi critici
Dopo la morte del 30enne tunisino scoppia la polemica sul Cpr di Palazzo San Gervasio: atti di autolesionismo e tentativi di suicidio: numeri impressionanti nella struttura
Il Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio è di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la morte di Lassoueed Dhoui, un tunisino di 30 anni, la seconda in due anni dopo quella (mai chiarita del tutto) di Oussama Darkaoui. Un morto, un ferito e otto arresti. È il bilancio di un lunedì pomeriggio ad alta tensione all’interno del Centro. Una morte, quella del 30enne migrante tunisino, che ha scatenato una rivolta tra gli altri ospiti del centro: danneggiamenti, stanze, materassi, suppellettili dati alle fiamme e lunedì in otto sono stati arrestati. Lassoued, hanno raccontato agli investigatori i gestori del centro, aveva problemi psichiatrici e dunque l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio, ma gli investigatori non escludono che possa essere precipitato per cause accidentali dal tetto del campetto di calcio. Se così fosse, il giovane non sarebbe dovuto neanche entrare nella struttura potentina.
LE INDAGINI E IL BILANCIO
Le verifiche comprendono ricostruzioni dei fatti e ascolti di persone presenti nella struttura. Nel quadro degli accertamenti, infatti, sono esaminate dagli investigatori anche le condizioni di salute e le eventuali cure cui il giovane fosse sottoposto. Il ragazzo deceduto era arrivato nella struttura venerdì scorso e viveva accampato con un materasso vicino al campo di calcetto. Proprio nella giornata di lunedì il 30enne tunisino aveva appreso la notizia della convalida della detenzione per altri tre mesi all’interno del Cpr. Il passato e il presente del Cpr di Palazzo San Gervasio è colmo di eventi critici che sembrano essere ormai una costante drammatica della struttura lucana. Domani è in programma l’autopsia all’ospedale San Carlo di Potenza.
Solamente tra gennaio 2026 e luglio 2026 gli eventi critici registrati dall’ente gestore della struttura sono stati 67, tra atti di autolesionismo, tentativi di suicidio, ecc). Numeri impressionanti che danno il senso della drammaticità della condizione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio della Basilicata e che rappresentano una condizione di criticità cronica nella gestione della struttura da parte di tutti i soggetti coinvolti (pubblici e privati).
L’INTERROGAZIONE PRESENTATA DAL DEPUTATO SCARPA
È stato il deputato del Partito democratico, Rachele Scarpa a presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Lo scorso dicembre in un accesso ispettivo effettuato avevo già segnalato gravi criticità sanitarie e di trasparenza nella gestione della struttura, analoghe a quelle rilevate dal garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nella visita del dicembre 2024. È evidente che siamo di fronte a una condizione sistematica di violazione dei diritti fondamentali, comune a tutti i cpr, al punto che il modello della detenzione amministrativa risulta incompatibile con l’incolumità e la dignità di chi la subisce”.
“Il cpr di Palazzo San Gervasio va chiuso, il governo non taccia su quest’altra morte”, dice il capogruppo dem in commissione Esteri della Camera Enzo Amendola.
Chiudere tutti i cpr d’Italia, verificare il rispetto dei diritti umani dei detenuti, è la richiesta unanime di tutte le forze del Centrosinistra, ma anche la Cisl chiede una “riflessione approfondita scevra da posizioni ideologiche” mentre Fratelli d’Italia parla di strumentalizzazione volta alla propaganda.
Anche l’Arci si unisce alla richiesta di chiusura dei centri. “Il cpr di Palazzo San Gervasio non deve essere migliorato. Deve essere chiuso. E con esso deve essere chiusa la stagione della detenzione amministrativa che criminalizza una condizione umana e giuridica anziché governare la mobilità umana attraverso diritti, accoglienza, inclusione e canali regolari di ingresso”. La storia del centro è segnata da verifiche e inchieste: il Cpr, una ex fabbrica riconvertita nel 2018, ha ricevuto 26 avvisi di chiusura; la Procura di Potenza ha indagato circa trenta persone per fatti riferiti alla gestione 2018-2022, ipotizzando maltrattamenti e la somministrazione di psicofarmaci (fra cui Rivotril) senza reale necessità medica, con almeno 35 casi di presunti maltrattamenti citati dal procuratore Francesco Curcio.
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