Così l’Europa può tornare protagonista e arginare Iran, Cina e Russia
- Postato il 26 aprile 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Così l’Europa può tornare protagonista e arginare Iran, Cina e Russia
Siamo in una fase internazionale particolarmente difficile: l’amministrazione Trump, al di là delle iniziative militari, tende a sostituire la politica con la propaganda; l’Unione europea è disorientata dalla mancanza di lucidità americana, e, mentre sul medio periodo cerca di darsi una strategia, nell’immediato si rifugia su posizioni di principio senza iniziative veramente concrete. Il cosiddetto CRINK (China, Russia, Iran, North Korea) sente di avere qualche spazio di manovra, ma Pechino e Mosca non possono permettersi una crisi globale dei mercati pena crisi politiche interne (il ripulisti dell’Esercito popolare di liberazione da parte di Xi Jinping risponde anche a questa preoccupazione). I problemi russo-cinesi darebbero quindi a un Occidente appena appena un po’ coordinato possibilità di intervenire per stabilizzare lo stato di crisi in atto: ma ricorrere solo a petizioni di principio non scioglie i nodi che il Pianeta si trova di fronte. In qualche modo l’equilibrio globale in atto ricorda il primo Novecento, quando le varie potenze si muovevano come sonnambuli, confidando nel fatto che una guerra globale non fosse probabile e che comunque sarebbe stata circoscritta come i conflitti militari della seconda metà dell’Ottocento.
E proprio il ricordo di come decollò la Prima guerra mondiale ci dovrebbe rammentare che c’è sempre un Gavrilo Princip pronto a uccidere un Francesco Ferdinando d’Asburgo e a far precipitare il mondo nella catastrofe. Ecco perché innanzi tutto gli europei, che di qualsiasi disastro globale sarebbero le prime vittime, dovrebbero uscire dal loro sonnambulismo e fare vere mosse politiche, non retoriche, che stabilizzino la situazione internazionale dove questo è possibile. E c’è già anche un elemento concreto su cui si può subito intervenire. Al di là dei giudizi che si possono dare sulle azioni militari di Idf e UsArmy, il rivelarsi in pieno della natura fanatico-apocalittico del regime iraniano ha determinato un nuovo orientamento in tutti Stati islamici che da Aleppo arrivano fino ad Aden (al di là delle enclave fondamentaliste in Libano, Gaza, Irak e Nord Yemen). Questo “nuovo orientamento” offre agli europei, pur non propensi ad aderire alla guerra israelian-americana contro il regime ayatollahian-pasdariano, un’occasione che non solo poggia su sentimenti diffusi nelle nostre società (innanzi tutto lo sdegno per le migliaia di ragazzi iraniani uccisi a fucilate nei mesi scorsi e le ragazzine in procinto di essere impiccate in questi giorni) ma anche sull’interesse di dare stabilità a un’area strategica, specie per le risorse energetiche, per il Vecchio continente.
Mentre Washington e Gerusalemme sono impegnate sul fronte militare, Bruxelles (magari con Gran Bretagna/area Commonwealth, Giappone e India) ha tutta lo spazio per contribuire a costruire un sistema di difesa delle nazioni della penisola arabica contro missili e droni iraniani, un sistema di protezione della navigabilità anche del Mar Rosso talvolta minacciata dagli Houthi e per favorire la formazione a guida araba di forze armate di peace-making che operino nelle zone già citate ancora segnate da conflitti nell’area: insomma contro il fondamentalismo islamico andrebbe fatta una scelta simile a quella degli inglesi contro l’impero ottomano nel primo Novecento, cioè la formazione di una sorta di “legione araba”. In qualche modo la scelta di 40 Stati “volenterosi” di intervenire, sia pure a pace raggiunta, nello Stretto di Hormuz, vorrebbe andare in questo senso, ma “si attende la fine del conflitto” si fa una mossa di fatto essenzialmente retorica. In attesa che l’Occidente trovi il modo per confrontarsi compiutamente e in modo razionale, scelte di questo tipo, coordinate nei modi o con gli stili possibili anche con Usa e Israele, potrebbero attenuare le tensioni tra le diversamente orientate democrazie, e soprattutto potrebbero contenere concretamente e rapidamente il consolidamento dell’influenza del CRINK, spingendo anche Mosca e Pechino a raffreddare le tensioni.
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