Cosenza, la proposta di Bilotti: «Tassa di soggiorno per il Mab»
- Postato il 13 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Cosenza, la proposta di Bilotti: «Tassa di soggiorno per il Mab»

La proposta avanzata da Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona sul Mab di Cosenza: «Istituire una tassa di soggiorno»
COSENZA – La parola mecenate, in passato, indicava un privilegio: quello di chi poteva permettersi di proteggere l’arte e sostenere gli artisti per lasciare un segno. Oggi quella stessa parola suona diversa.
Non evoca più soltanto la generosità, ma anche una responsabilità: ricordare alle città che la cultura non è un ornamento, bensì una parte della loro ossatura.
A Cosenza questa responsabilità ha un nome e una storia che si incrociano lungo corso Mazzini, tra le vetrine e l’andamento lento dei passanti.
LA STORIA DEL MAB
Il Mab – Museo all’aperto Bilotti – nasce nel 2005 da un’intuizione di Carlo Bilotti, collezionista e mecenate, che immaginò la via principale della città come una galleria senza porte, accessibile a tutti. Oggi conta 33 sculture di grandi artisti del Novecento, che negli anni hanno trasformato una passeggiata urbana in un’esperienza culturale.
È una tappa obbligata per chi arriva a Cosenza: lo si visita quasi senza accorgersene, come accade con le cose che diventano identità.
Eppure quella storia è rimasta incompiuta. Sei sculture, già donate alla città, da anni restano in deposito. Non per mancanza di volontà, ma per l’assenza delle risorse necessarie a realizzare le basi e l’allestimento. Un paradosso che Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, nipote di Carlo e oggi custode di quella visione, racconta con un misto di amarezza e pragmatismo.
LA PROPOSTA DI ISTITUIRE LA TASSA DI SOGGIORNO
Da qui la proposta, tanto semplice quanto destinata a far discutere: una tassa di soggiorno. «Con un minimo sforzo – spiega Bilotti – si potrebbero realizzare le basi, le didascalie e anche un sistema di approfondimento.
Penso a registrazioni audio, già in mio possesso, con le voci degli artisti, dei presidenti degli archivi e delle fondazioni, che spiegano il significato e la concettualità delle opere. Audio che potrebbero essere resi accessibili tramite QR code inseriti nelle basi». Un’idea che guarda al presente e parla all’utente di oggi.
La logica è chiara: molti visitatori arrivano a Cosenza anche per il Mab. «È un elemento identitario della città, dopo vent’anni», sottolinea Bilotti.
Chiedere a chi pernotta un con-tributo minimo per completare quel percorso non sarebbe una tassa sulla bellezza, ma un investimento condiviso. In alternativa – o in parallelo – c’è un’altra ipotesi, quasi simbolica: «Un appello ai negozianti di corso Mazzini, chiedendo a ciascuno 50 euro. Basterebbe poco per completare il progetto».
LE SCULTURE FERME IN DEPOSITO
Tra le sculture ferme in deposito c’è un trittico di danze cubo-futuriste di Gino Severini. «Romana Severini, che le ha donate, mi chiede continuamente quando saranno finalmente esposte», racconta Bilotti. Si tratta di Fouetté, Relevée e Attitude: tre passi di danza tradotti in bronzo, slanciati e modernissimi, capaci di portare nello spazio pubblico l’energia del Futurismo e la grazia del movimento, che sono destinati ad essere collocate su una delle punte delle vele di piazza Bilotti. Accanto a Severini ci sono altri nomi che raccontano un secolo di scultura italiana: Venere e Cupido di Mario Mafai, che nella sua versione in gesso è esposta alla Galleria nazionale d’Arte moderna di Roma, e la Donna seduta acefala di Mario Sironi. Opere che non chiedono celebrazioni, ma semplicemente di essere viste.
LA DESCRIZIONE DELLE OPERE
Queste sculture andrebbero a inserirsi in quel racconto a cielo aperto in cui è già leggibile, in filigrana, una storia dell’arte del Novecento offerta al passante, in poco meno di un chilometro di area pedonale. C’è l’astrazione rigorosa e civile di Pietro Consagra, grande voce del Sud che riduce la forma all’essenziale; la sensualità classica e tattile di Emilio Greco; l’umanità solenne di Giacomo Manzù; il mito inquieto e nervoso di Pericle Fazzini.
Ci so-no il Futurismo critico di Gino Severini, la monumentalità severa di Mario Sironi, la mate-ria compatta e arcaica di Arturo Martini e Antonietta Raphaël Mafai, il respiro metafisico di Giorgio de Chirico. E ancora: la forza simbolica di Giò Pomodoro, la cultura pop colta di Mimmo Rotella, l’immaginario visionario di Dalí, l’eleganza primitiva di Modigliani, il segno rivoluzionario di Fontana, l’arte pubblica come gesto urbano in Sosno, Gonzales e Paladino, fino ai rimandi futuristi di Balla, alla meccanica poetica di Mastroianni e alle voci più recenti.
Il traguardo è arrivare a quaranta sculture, chiudendo un cerchio che unisce artisti diversi ma accomunati da un comune orizzonte novecentesco. Forse è anche un modo per allarga-re il concetto stesso di mecenate: non solo chi dona le opere, ma anche chi sceglie di non lasciarle al buio di un deposito.
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Cosenza, la proposta di Bilotti: «Tassa di soggiorno per il Mab»