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Cosenza, 80 tonalità per ripensare la città: presentato lo studio preliminare del “Piano del colore”

  • Postato il 17 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Cosenza, 80 tonalità per ripensare la città: presentato lo studio preliminare del “Piano del colore”

Il Quotidiano del Sud
Cosenza, 80 tonalità per ripensare la città: presentato lo studio preliminare del “Piano del colore”

Dalle periferie al centro storico, il progetto “Piano del colore della città” punta a costruire una nuova grammatica cromatica per edifici e spazi urbani di Cosenza. Settanta tonalità per le facciate e dieci per legno, ferro e plastica. Il sindaco Franz Caruso: «Prima ancora di ridipingere la città dobbiamo imparare a rispettarla».


COSENZA – Ottanta tonalità per ripensare il volto di Cosenza. Settanta colori destinati alle facciate, altri dieci pensati per gli elementi in legno, ferro e plastica. È da questa prima tavolozza che prende forma lo studio preliminare del nuovo “Piano del colore della città”, presentato nel Salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi. Un progetto che punta a trasformare il colore da semplice scelta estetica a strumento di rigenerazione urbana, capace di mettere in relazione architettura, paesaggio e identità dei luoghi. L’obiettivo è accompagnare gli interventi su edifici e spazi urbani attraverso criteri condivisi, evitando che la varietà delle architetture si trasformi in frammentazione e casualità.

Cosenza, 80 tonalità per ripensare la città: presentato lo studio preliminare del nuovo “Piano del colore”

La prima fase dello studio riguarda le periferie, mentre per il centro storico si preannuncia un percorso più approfondito, fatto di analisi, ricerche, attenzione ai materiali e alle stratificazioni della città. È questa la sfida di “Cosenza Cromatica”, l’iniziativa nata da Hobby Color Cosenza e sviluppata con il contributo tecnico di Cromology Italia, attraverso il Color Design Center e il lavoro di Leonardo Pelagatti. Alla conferenza stampa hanno partecipato il sindaco Franz Caruso; Federico Morabito, titolare di Hobby Color Cosenza; l’architetto e docente di Urbanistica del Politecnico di Milano Carlo Peraboni; Leonardo Pelagatti del Color Design Center di Cromology Italia e Paolo De Fiore, sempre per Cromology.

Caruso: «Prima ancora di ridipingere la città dobbiamo imparare a rispettarla»

Il primo cittadino ha posto l’accento su un aspetto che va ben oltre il progetto tecnico: il rapporto tra bellezza urbana e senso civico. «Possiamo realizzare gli interventi più belli del mondo, possiamo ridipingere la città con i colori dell’arcobaleno, ma se non impariamo a rispettarla e a prendercene cura, Cosenza non sarà mai la città accogliente che tutti vorremmo», ha dichiarato Franz Caruso. Secondo il primo cittadino, una città capace di valorizzare la propria storia, i monumenti e la propria vitalità rischia di compromettere la propria immagine se, accanto agli elementi di attrazione, restano visibili degrado e rifiuti. Da qui l’appello finale: «Rispettiamo la nostra città!».

Il progetto avviato da Hobby Color

Il progetto rappresenta anche l’evoluzione di un percorso avviato da tempo da Hobby Color Cosenza attraverso iniziative di rigenerazione urbana affidate al colore e all’arte. «Il mio rapporto con Cosenza nasce da un legame profondo con questa città- ha spiegato Federico Morabito- e dalla convinzione che ciascuno, attraverso il proprio lavoro e le proprie competenze, possa contribuire concretamente a migliorarla». Negli anni, Hobby Color ha promosso diversi interventi per recuperare spazi trascurati e restituirli alla comunità, dai murales dedicati a figure e simboli della città – Denis Bergamini, i personaggi di via Popilia, Mario Gualtieri e Totonno Chiappetta – fino alle installazioni artistiche sui pilastri della sopraelevata di via Padre Giglio.

Con il progetto “Rigenerare lo spazio. Restituire la città”, sviluppato insieme a Cromology, l’attenzione si è poi spostata dal singolo elemento alla qualità dell’intero spazio urbano. Ora il salto è ancora più ampio. «Il Piano del Colore nasce dalla stessa visione, ma la estende alla scala della città», ha concluso l’imprenditore Morabito.

Non una città uniforme, ma una città più leggibile

Il principio alla base del lavoro è chiaro: il Piano del Colore non nasce per rendere Cosenza uniforme, né per cancellare le differenze che caratterizzano il tessuto urbano. La città è il risultato di epoche diverse, quartieri cresciuti nel tempo, materiali, linguaggi architettonici e stratificazioni che ne definiscono l’identità. «Ogni facciata appartiene a un edificio, ma partecipa contemporaneamente alla costruzione di una strada, di una piazza, di una sequenza urbana e, più in generale, di un paesaggio percepito collettivamente», ha spiegato Carlo Peraboni.

È qui che il colore cambia prospettiva: non è più soltanto una scelta legata alla singola facciata, ma diventa parte del modo in cui si legge e si percepisce la città. Può seguire il ritmo delle aperture, valorizzare gli elementi architettonici, rafforzare la continuità di un fronte o, al contrario, segnare una discontinuità. Può mettere in relazione edifici diversi e costruire un equilibrio tra superfici e spazi aperti, così come può accentuare una frammentazione già presente. L’obiettivo, quindi, non è eliminare la varietà, ma dare un ordine alle differenze, facendo in modo che le diverse architetture possano dialogare tra loro senza perdere la propria riconoscibilità.

Il colore, in quest’ottica, contribuisce a rendere leggibile l’architettura e a stabilire relazioni con gli edifici circostanti. «Una città trae qualità anche dalle differenze, dalle variazioni e dalla presenza di architetture appartenenti a epoche diverse. Un piano del colore è un percorso che parte dalla conoscenza dei luoghi, riconosce i caratteri da conservare o migliorare e costruisce criteri attraverso i quali orientare gli interventi futuri», ha precisato Carlo Peraboni.

Piano del colore: si parte dalle aree periferiche di Cosenza

La prima fase dello studio riguarda le aree periferiche di Cosenza, sviluppatesi prevalentemente dal secondo dopoguerra in poi. È qui che il progetto intende misurarsi con grandi superfici, edifici spesso eterogenei e tessuti urbani cresciuti attraverso successive fasi di espansione. Un uso consapevole del colore può contribuire a rendere più leggibili gli edifici, coordinare le grandi superfici, valorizzare le articolazioni delle facciate e creare un rapporto più equilibrato con gli spazi aperti e con il paesaggio. Per arrivare a questo risultato, il lavoro è partito dall’osservazione diretta del territorio: sopralluoghi, documentazione fotografica, analisi delle superfici, confronto con campioni fisici e rilevazioni strumentali.

Un’operazione tutt’altro che automatica. Il colore rilevato oggi su una facciata, infatti, può essere il risultato di anni di esposizione al sole e agli agenti atmosferici, di sporco, dilavamento, scolorimento o precedenti interventi di manutenzione. Misurare una tonalità, quindi, non significa necessariamente stabilire che quella tonalità debba essere conservata. Il dato deve essere letto e interpretato all’interno del contesto.

Il centro storico richiederà ricerche archivistiche e analisi stratigrafiche

Se le periferie rappresentano il punto di partenza, il centro storico costituirà una fase successiva e più complessa. Qui non basterà una rilevazione cromatica delle superfici. Saranno necessari studi sui linguaggi architettonici, sulle tipologie edilizie, sugli intonaci e sui materiali tradizionali.

Il percorso dovrà comprendere anche ricerche archivistiche e analisi stratigrafiche, con il coinvolgimento degli organismi competenti in materia di tutela. Una differenza sostanziale, perché il colore di un edificio contemporaneo inserito in un quartiere periferico non può essere affrontato con gli stessi criteri di una facciata appartenente al tessuto storico della città.

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Cosenza, 80 tonalità per ripensare la città: presentato lo studio preliminare del “Piano del colore”

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