Cosa resta dell’esperienza della linea Milano-Mortara dopo la chiusura di Porta Genova? Pessimi risultati
- Postato il 12 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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di Claudio Pirola
In occasione della chiusura definitiva della stazione ferroviaria di Porta Genova a Milano lo scorso 13 dicembre (sarà ora Rogoredo il nuovo punto di arrivo), l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia ha organizzato “un treno d’epoca composto da carrozze Centoporte degli anni ’30 e Corbellini degli anni ’50, trainato da locomotive a vapore in doppia trazione asimmetrica” che ha percorso A/R la tratta Milano-Mortara.
Al di là dell’impatto scenografico, cosa rimane dell’esperienza di una linea sulla carta importante che serve, oltre a Milano, città tutt’altro che secondarie come Abbiategrasso, Vigevano, Mortara ed Alessandria ma considerata – dati alla mano – tra le peggiori d’Italia? Le ragioni di tutto ciò non sono casuali, essendo le responsabilità sul piano politico chiaramente individuabili a vari livelli.
Anzitutto quelle di Regione Lombardia che ha rinnovato nel 2023 il Contratto di Servizio con Trenord. E c’è da chiedersi, visti i risultati registrati nel corso di decenni, su quali basi ciò sia stato reso possibile. Come vengono calcolati ad esempio i KPI, indicatori di prestazione ormai in uso in tutte le maggiori aziende? Sulla base di quali criteri di competenza e meritocrazia viene valutato e scelto il management? E che dire delle stazioni su cui oggi si riversa maggiore utenza a causa della chiusura di Porta Genova (in primis Romolo e San Cristoforo) con totale inadeguatezza di servizi, ascensori, pensiline con conseguenti disagi per i viaggiatori e specialmente per i disabili?
L’urgenza di un ammodernamento della linea ferroviaria non è stata del resto percepita come esigenza primaria neppure dalle varie amministrazioni locali che negli anni si sono succedute nei vari Comuni interessati, malgrado la straordinaria opportunità offerta dai fondi Pnrr, o anni fa, quando una soluzione pro raddoppio sembrava a portata di mano. Ne consegue che oggi su buona parte della linea si procede ancora a binario unico e con un solo treno all’ora dopo le 9 e fino alle 17; inoltre la mancanza di un servizio sostitutivo notturno, la tangibile assenza di garanzia di sicurezza a bordo, i ritardi e le cancellazioni all’ordine del giorno specialmente nelle ore di punta a causa di una linea vetusta costellata di passaggi a livello di vecchia concezione assumono l’aspetto di dettagli trascurabili.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: emarginazione di città periferiche importanti come ad esempio Abbiategrasso (stracolma di archeologia industriale e per nulla attraente sul piano degli investimenti produttivi), Vigevano (che ha una delle più belle piazze d’Italia non valorizzata in un contesto turistico), Mortara (che aveva la grande opportunità della Via della Seta, dove una linea ferroviaria moderna ed efficiente avrebbe dato significativo valore aggiunto) sino ad Alessandria, una città che appare anni luce distante.
Da ultimo, non per importanza, risultano evidenti l’inadeguatezza a livello nazionale di un Ministro dei Trasporti (vice-premier) e di un governo i quali, pur a fronte di importanti fondi Pnrr ottenuti indipendentemente da loro merito, hanno preferito dirottare ingenti quantità di danaro verso opere faraoniche e di dubbia utilità come il Ponte sullo Stretto anziché utilizzarle a favore di pendolari, di cittadini che hanno scelto di vivere in città lontane dalla frenesia della grande metropoli, di un mondo produttivo/universitario/della ricerca che sarebbero più disposti ad investire valorizzando aree periferiche, a patto che siano garantiti collegamenti certi ed efficienti sull’esempio di altre grandi città europee come Parigi, Monaco di Baviera, Londra – dove li ho potuti sperimentare con soddisfazione, avendoci vissuto per periodi più o meno lunghi.
C’è al contrario l’immagine di un’Italia sempre più sfocata, incapace di darsi una visione finalizzata a favorire un autentico senso di appartenenza verso “una Nazione” che ha a cuore interessi lontanissimi da quelli del vero bene comune.
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