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Un volo Ryanair diretto da Salonicco (Grecia) a Memmingen (Germania) è stato costretto a rientrare qualche minuto dopo il decollo, a casua del danneggiamento di un finestrino, mentre l'aereo si trovava (secondo Flightradar24, sito che "traccia" i voli civili) a circa 5.000 metri di quota. L'episodio ha provocato una rapida depressurizzazione della cabina e momenti di comprensibile tensione tra i passeggeri, ma si è concluso con un atterraggio d'emergenza senza conseguenze gravi.
Secondo le testimonianze diffuse nelle ore successive, un passeggero seduto vicino all'oblò sarebbe stato investito dal violento flusso d'aria generato dalla decompressione e trattenuto dalla cintura di sicurezza e dall'intervento delle persone vicine. La dinamica esatta dovrà comunque essere chiarita dagli accertamenti tecnici.
Al di là della cronaca, l'incidente consente di spiegare in modo concreto che cosa accade quando viene meno la separazione tra l'ambiente pressurizzato della cabina e l'aria rarefatta esterna. In pochi istanti entrano in gioco differenze di pressione, temperatura e velocità del flusso sufficienti a produrre effetti molto violenti, ma previsti dalle procedure e dai sistemi di sicurezza degli aerei di linea.. La reazione a catena e lo scontro di pressioni
Secondo le prime ricostruzioni diffuse da Askanews, una delle ipotesi al vaglio è che l'evento abbia avuto origine ben lontano dalla cabina passeggeri. Gli investigatori dovranno verificare se si sia trattato di un cedimento non contenuto del motore, tecnicamente definito uncontained engine failure, e se un frammento metallico proiettato ad alta velocità abbia colpito (come sembra al momento) la fusoliera dell'aereo, danneggiando l'oblò. Ma in assenza di conclusioni ufficiali dell'indagine tecnica, questa ricostruzione non può ancora essere considerata una causa accertata.
La compagnia aerea ha confermato che il finestrino è "collassato" mentre il velivolo si trovava stabilizzato in quota, come si legge nel comunicato ufficiale di Ryanair condiviso tramite Euronext.
Ma quali condizioni erano presenti in cabina (e fuori) prima dell'evento?
All'interno: per permettere ai passeggeri di respirare, l'aria viene compressa artificialmente a 0,75-0,80 bar, ricreando all'incirca le condizioni (di pressione) che si avrebbero in montagna a circa 2.000 metri di quota.
All'esterno: alla quota ipotizzata di circa 5.000 metri la pressione atmosferica è di circa 0,55 bar, mentre, secondo le condizioni dell'atmosfera standard, la temperatura esterna si aggira intorno a -17 °C.
Quando il finestrino è venuto a mancare, la differenza di pressione, pari a circa 0,21-0,26 bar (per i più esperti: circa 2,1-2,6 tonnellate-forza per metro quadrato), ha... cercato un equilibrio immediato. L'aria interna si è fiondata verso l'esterno, anche se in queste condizioni il flusso attraverso l'apertura non dovrebbe avere raggiunto la velocità del suono. È stata comuqnue la spinta di questa massa d'aria interna che si espandeva, e dunque non un misterioso "vuoto" esterno, a generare il violentissimo flusso che ha investito il passeggero.. L'ancora di salvezza: perché la cintura ha retto
Se l'incidente non si è trasformato in una tragedia lo si deve a un limite geometrico e alle ferree regole della sicurezza aerea. Un oblò di un Boeing 737 misura circa 25 per 35 centimetri, dunque una superficie abbastanza contenuta. Moltiplicando la differenza di pressione per l'area del "foro", si scopre che la forza teorica esercitata sull'intera apertura poteva essere dell'ordine di 1.800-2.300 Newton (equivalenti a circa 180-230 chilogrammi-forza, usando una vecchia notazione).
La forza effettivamente applicata sul corpo del passeggero, seppure non è detto che coincida esattamente con questo valore perché il carico dipende da posizione, area esposta, geometria dell'apertura ecc., è stata certamente notevole, ma comunque contrastata dalla cintura di sicurezza, dalla struttura del sedile e dalla reazione dei presenti.
Nebbia in cabina e discesa d'emergenza
Subito dopo il boato, è molto probabile che i passeggeri abbiano assistito alla comparsa di una fitta nebbia bianca in cabina. Non si trattava di fumo, ma del repentino calo di pressione che ha fatto crollare all'istante la temperatura interna, facendo condensare in un attivo tutta l'umidità presente nell'aria della cabina.
Mentre le maschere d'ossigeno scendevano automaticamente dai pannelli, garantendo circa 15 minuti di autonomia, sul ponte di comando i piloti hanno iniziato la manovra in questi casi cruciale: una discesa d'emergenza con un tasso di discesa di oltre 1.500 metri al minuto.
Come spiegano i manuali di medicina aeronautica della FAA, la Federal Aviation Administration, l'obiettivo è portare il velivolo sotto i 3.000 metri l minor tempo possibile. A quella quota la pressione atmosferica esterna torna naturalmente a livelli sicuri, circa 0,7 bar, mentre la temperatura esterna può essere ancora leggermente sotto lo zero, ma nel complesso l'aria torna a essere sufficientemente densa per permettere a tutti di respirare autonomamente senza supporti.
L'aereo infine ha fatto rientro con atterraggio di emergenza a Salonicco, dove quattro persone sono state ricoverate in ospedale per accertamenti e traumi da frizione..
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