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Correrai un rischio? Nel cervello si vede prima

  • Postato il 15 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

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Correrai un rischio? Nel cervello si vede prima
Chiederle di uscire e magari incassare un rifiuto, o aspettare che faccia lei il primo passo? Mandare il CV per quella posizione, o tenere il proprio noioso (e sicuro) lavoro? La valutazione del rischio fa parte della vita, ma ora un gruppo di scienziati è riuscito a localizzare con precisione le due regioni del cervello che negoziano questo tipo di decisioni. Il risultato di questo tira e molla tra prudenza e propensione al rischio si può leggere nel cervello mezzo secondo prima che compiamo un'azione: l'attività elettrica del cervello predice se correremo o meno un rischio un attimo prima che agiamo. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Neuroscience.. Un tiro alla fune con un chiaro vincitore. Gli scienziati delle Università della California di Berkeley e San Francisco hanno individuato nella corteccia orbitofrontale la sede di questo braccio di ferro tra volontà di correre un rischio e maggiore prudenza. Questa regione localizzata sopra agli occhi e coinvolta nel processo decisionale era già stata collegata alla capacità di formulare programmi, di controllare le emozioni e la motivazione, ma lavorando con pazienti epilettici che avevano elettrodi posizionati proprio in questa zona, i ricercatori sono riusciti a misurare la sua attività elettrica in tempo reale.. Hanno così scoperto due aree distinte e adiacenti della corteccia orbitofrontale che, come il diavoletto e l'angioletto nella testa dei personaggi dei cartoni animati, inviano segnali in direzioni opposta nella scala temporale di millisecondi: una spinge per assumersi il rischio, l'altra per evitare. Il processo di negoziazione tra queste due aree è molto simile a un tiro alla fune: avviene una specie di contesa tra un polo e l'altro, finché non emerge un chiaro vincitore che porta il vantaggio tutto dal suo lato. «La maggior parte dei modelli di processo decisionale presuppone che il cervello aumenti gradualmente la quantità di prove fino a superare una soglia, come una manopola che ruota lentamente» spiega Robert Knight, professore di Psicologia e Neuroscienze dell'Università della California a Berkeley e coautore dello studio. «Quello che abbiamo osservato, invece, è stato più simile a un interruttore che si muove avanti e indietro, oscillando tra due estremi finché uno non si stabilizza».. Un corridoio minato. I ricercatori hanno ideato un videogioco immersivo in cui i partecipanti dovevano muoversi in un labirinto di corridoi disseminati di bombe per raggiungere forzieri pieni di tesori. Decidere di percorrere un corridoio disseminato di bombe era il rischio da correre per ottenere la ricompensa, e ogni corridoio conteneva un numero diverso di minacce esplosive (ma anche tesori di diversa entità). Gli scienziati hanno monitorato l'attività cerebrale di sei persone con elettrodi inseriti nella corteccia orbitofrontale che si erano prestate all'esperimento. Il solco orbitomediale, la zona tra le due situata più al centro del sopracciglio, ha aumentato la sua attività poco prima che i partecipanti decidessero di assumersi un rischio; un'area situata circa due centimetri più a lato del sopracciglio, invece, ha aumentato la sua attività poco prima di una decisione all'insegna della prudenza.. Quando la decisione era semplice (per esempio, evitare il rischio di saltare in aria in un corridoio con poche ricompense) il "braccio di ferro" durava poco e il segnale pro-rischio prevaleva da subito. In caso di scelte più difficili si assisteva invece a più rimpalli prima che una delle due fazioni prevalesse. In ogni caso, solamente osservando l'attività elettrica del cervello, i ricercatori sono riusciti a prevedere che cosa i volontari avrebbero scelto, prima ancora che agissero.. Il rischio come condizione patologica. La ricerca sarà rilevante soprattutto per trattare il rapporto col rischio nelle condizioni psichiatriche in cui esso viene evitato (come in chi soffre di depressione, ansia o disturbo ossessivo-compulsivo) o al contrario perseguito in modo patologico (come nel gioco d'azzardo o nelle dipendenze). Conoscere con maggiore precisione quali aree influenzano questi comportamenti aiuterà a stimolazioni cerebrali e trattamenti più mirati e precisi, dunque più efficaci..
Autore
Focus.it

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