“Corona? Si può decidere se una cosa è diffamatoria dopo, altrimenti si chiama censura preventiva. È un pericoloso precedente”. Così Marco Travaglio sul Nove

  • Postato il 2 febbraio 2026
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“Qualche pistola ha detto che Travaglio difende Fabrizio Corona, non è vero niente io ho parlato di un principio che prescinde dalle persone. Ho scritto un pezzo perché un giudice di Milano aveva sequestrato tutta una puntata del suo talk su Youtube, Falsissimo, su Alfonso Signorini e un altro giudice aveva ordinato con urgenza a corona di ritirare dai social ogni video e contenuto audio, scritto diffamatorio su Signorini. Il giudice aveva stabilito che quello che aveva già pubblicato era diffamatorio e violava la privacy. E fin qui ci sta. Il problema è che poi il giudice è andato oltre e ha anche preventivamente ordinato di non rifarlo. Cioè di non trasmettere altri contenuti lesivi della privacy di Signorini perché Corona dice cerca solo la morbosa curiosità del pubblico per fare soldi. E qui secondo me non ci siamo più. Uno può decidere se una cosa è diffamatoria dopo averla vista e letta, non prima che venga diffusa altrimenti si chiama censura preventiva e con quel pericoloso precedente oggi può toccare a Corona e domani a chiunque altro”. Così Marco Travaglio ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi in onda ogni sabato sul Nove con la partecipazione di Andrea Scanzi, commenta quanto accaduto con il programma di Corona, Falsissimo, e le puntate dedicate all’ex conduttore del Gf, messe “offline”.

Il direttore del Fatto Quotidiano quindi, spiega di aver “difeso il principio” e non l’ex re dei paparazzi “di cui non me ne importa niente”. “Mi sono domandato, ma se al posto di Signorini e dei figli di Berlusconi ci fosse stato un passante, avrebbe ottenuto lo stesso? Ne dubito. Poi è uscito il comunicato di Mediaset che applaudiva il giudice e per poco non cadevo dalla sedia per le risate”.

Travaglio spiega quindi il paradosso della nota stampa, leggendone alcune parti. “A me sembra l’autoritratto di Mediaset, cioè di 35 anni di Fininvest, tg talk, giornali, Chi, il settimanale di gossip diretto per 17 anni da Signorini. Cos’altro fa Chi se non cerare la morbosa curiosità del pubblico per monetizzare violando la privacy di centinaia di vip o presunti tali? E ora invocano la privacy per se e da 30 anni la calpestano per gli altri. Voi direte, ma dov’è l’interesse pubblico sulle abitudini sessuali di Signorini, Marina Berlusconi, Piersilvio Berlusconi, Gerry Scotti, Letterine eccetera? – continua il direttore – assolutamente d’accordo. E dov’è l’interesse pubblico per tutti i baci furtivi, gli amori e le corna di tutti i vip sputtanati da Chi, magari con le foto fornite da Corona?”.

“Quindi torniamo al punto di partenza – conclude – chi si sente diffamato querela chi ha già parlato di lui. Vogliamo stabilire nuovi strumenti contro queste nuove forme di diffamazione così immediate? Facciamolo, ci vuole una legge però. Nessuno può pretendere che qualcuno non parli mai più di lui. E comunque anche qui, tutte le testate del gruppo Berlusconi da anni non fanno che diffamare chiunque dia fastidio alla real casa di Arcore, esattamente come ora la real casa di Arcore accusa Corona di fare contro se stessa”.

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Il Fatto Quotidiano

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