Corea del Sud, svolta sull’aborto: dopo sette anni il governo apre alla pillola abortiva
- Postato il 21 settembre 2026
- Di Panorama
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Sette anni dopo la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il divieto di aborto, la Corea del Sud si prepara a introdurre ufficialmente la pillola abortiva nel proprio sistema sanitario, affrontando uno dei nodi rimasti irrisolti della legislazione sui diritti riproduttivi femminili. Il governo di Seul ha annunciato un piano per autorizzare l’interruzione farmacologica della gravidanza entro le prime nove settimane, attraverso un percorso che prevede la valutazione dei medicinali da parte delle autorità sanitarie e, almeno nella fase iniziale, la prescrizione e la somministrazione sotto il controllo diretto dei medici. Una decisione che arriva dopo anni nei quali l’aborto ha cessato di essere penalmente perseguibile, senza che il Parlamento sia riuscito a definire una nuova disciplina organica, lasciando le donne in una situazione di incertezza giuridica e sanitaria che ha favorito anche il ricorso a farmaci acquistati attraverso canali non autorizzati.
Come funzionerà la pillola abortiva in Corea del Sud
Il piano è stato presentato il 16 settembre durante la quattordicesima riunione di coordinamento delle politiche nazionali, alla quale hanno partecipato il ministero per l’Uguaglianza di genere e la Famiglia, il ministero della Salute e del Welfare e il ministero per la Sicurezza alimentare e farmaceutica. L’obiettivo dichiarato dalle autorità sudcoreane è rendere disponibili medicinali la cui sicurezza, efficacia e qualità siano state verificate attraverso le procedure nazionali di autorizzazione, inserendo l’interruzione farmacologica della gravidanza in un sistema di assistenza medica che consenta di monitorare gli eventuali effetti collaterali e garantire alle pazienti un percorso sanitario regolamentato.
Il farmaco attualmente sottoposto alla valutazione delle autorità sudcoreane è una combinazione di mifepristone e misoprostolo, due principi attivi utilizzati per l’interruzione farmacologica della gravidanza in numerosi Paesi. Il primo blocca l’azione del progesterone, l’ormone necessario al proseguimento della gestazione, mentre il secondo provoca contrazioni uterine che favoriscono l’espulsione del contenuto dell’utero. La richiesta di autorizzazione presentata all’autorità regolatoria sudcoreana riguarda l’utilizzo entro 63 giorni di gravidanza, corrispondenti a nove settimane, e sarà esaminata sulla base dei dati clinici disponibili, delle caratteristiche del prodotto e delle misure previste per la gestione dei rischi.
Secondo il calendario indicato dal governo, l’introduzione potrebbe avvenire già nel primo trimestre del 2027, a condizione che vengano completate le procedure di valutazione e autorizzazione. Per i primi due anni dalla commercializzazione, la prescrizione e la dispensazione del medicinale saranno affidate direttamente ai medici all’interno delle strutture sanitarie, mentre un eventuale ampliamento delle modalità di distribuzione, compresa la possibilità di ottenere il farmaco in farmacia dietro prescrizione medica, sarà valutato successivamente sulla base dei dati relativi alla sicurezza e alle condizioni effettive di utilizzo. Non si tratta quindi di una liberalizzazione della vendita della pillola abortiva, ma dell’avvio di un percorso di accesso regolamentato attraverso il sistema sanitario.
L’aborto non è più un reato dal 2021, ma le leggi non sono state aggiornate
Per comprendere la portata dell’annuncio bisogna tornare all’11 aprile 2019, quando la Corte costituzionale sudcoreana dichiarò incompatibili con la Costituzione le disposizioni penali che punivano l’interruzione volontaria della gravidanza, imponendo al Parlamento di modificare la normativa entro il 31 dicembre 2020. La decisione rappresentò una svolta per un Paese nel quale l’aborto era rimasto a lungo soggetto a un divieto penale, con eccezioni limitate previste dalla legislazione sulla salute materna e infantile, ma non fu accompagnata dall’approvazione di una nuova disciplina organica capace di stabilire tempi, modalità e condizioni di accesso alle diverse procedure mediche.
Il termine fissato dalla Corte trascorse senza che l’Assemblea nazionale riuscisse ad approvare una riforma e, dal 1° gennaio 2021, le disposizioni penali dichiarate incostituzionali persero efficacia, determinando la depenalizzazione dell’aborto senza risolvere le questioni legate alla regolamentazione delle prestazioni sanitarie. In particolare, l’assenza di un quadro normativo aggiornato ha lasciato aperti interrogativi sulle modalità di accesso all’interruzione di gravidanza, sulle responsabilità dei professionisti sanitari e sulla possibilità di utilizzare farmaci specificamente autorizzati per questa procedura.
Le conseguenze sono state soprattutto pratiche, perché mentre l’interruzione chirurgica della gravidanza ha continuato a essere effettuata nelle strutture sanitarie, i medicinali destinati specificamente all’aborto farmacologico non hanno ricevuto un’autorizzazione nazionale, alimentando un mercato parallelo nel quale alcune donne hanno cercato di procurarsi i prodotti attraverso internet o canali di distribuzione non ufficiali, senza necessariamente poter verificare l’autenticità dei medicinali, la correttezza delle informazioni ricevute o la disponibilità di un’assistenza medica adeguata. È proprio questo il problema richiamato dal governo per giustificare l’accelerazione delle procedure di autorizzazione, con l’obiettivo di sostituire il ricorso a prodotti non verificati con medicinali sottoposti ai controlli delle autorità sanitarie.
La decisione del governo Lee Jae-myung
L’iniziativa annunciata a settembre segue una richiesta avanzata nel luglio 2026 dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung, che aveva invitato i ministeri competenti a esaminare la possibilità di consentire l’utilizzo della pillola abortiva anche prima del completamento di una riforma legislativa complessiva. Il governo ha quindi avviato un percorso amministrativo per verificare le condizioni necessarie all’autorizzazione dei medicinali, mentre il ministero della Legislazione ha chiarito che l’approvazione dei farmaci non sarebbe incompatibile con la normativa vigente sulla salute materna e infantile.
La ministra per l’Uguaglianza di genere e la Famiglia, Won Min-kyong, ha spiegato che la gravidanza e il parto rappresentano decisioni capaci di incidere profondamente sulla vita delle donne e che le carenze normative hanno finora impedito di garantire un accesso adeguato al sistema sanitario. Secondo la ministra, l’introduzione ufficiale dei medicinali dovrebbe consentire di effettuare le interruzioni di gravidanza in condizioni di maggiore sicurezza e ridurre gli oneri sostenuti dalle donne che decidono di abortire per ragioni sociali ed economiche, mentre la ministra della Salute e del Welfare, Jung Eun-kyeong, ha assicurato che il suo dicastero lavorerà per predisporre condizioni appropriate di utilizzo dopo l’autorizzazione dei prodotti.
Resta ancora da definire una parte importante delle condizioni economiche e organizzative che accompagneranno la distribuzione del farmaco, a cominciare dal costo per le pazienti e dall’eventuale copertura attraverso il sistema nazionale di assicurazione sanitaria, una questione particolarmente rilevante in un Paese nel quale l’accesso alle prestazioni mediche può variare in funzione della struttura, della regione e delle condizioni economiche individuali. Per il momento, l’annuncio del governo riguarda l’autorizzazione e le modalità iniziali di distribuzione, mentre non è stata presentata una disciplina definitiva di tutti gli aspetti economici e assistenziali dell’interruzione farmacologica della gravidanza.
Le associazioni femminili chiedono un accesso più ampio, i medici sollecitano nuove garanzie
L’annuncio ha riaperto il confronto tra associazioni per i diritti delle donne, organizzazioni religiose e rappresentanti della professione medica, che hanno espresso valutazioni differenti sulle condizioni necessarie per introdurre la pillola abortiva. Le organizzazioni femminili hanno accolto positivamente la prospettiva di rendere disponibili medicinali autorizzati, chiedendo tuttavia che il governo affronti anche gli ostacoli economici e territoriali che potrebbero limitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, soprattutto per le donne che vivono lontano dai principali centri urbani o che incontrano difficoltà nel rivolgersi direttamente a una struttura ospedaliera.
La Korea Women’s Political Network ha inoltre chiesto di valutare un ampliamento del limite gestazionale oltre le nove settimane previste dall’attuale richiesta di autorizzazione, facendo riferimento alle condizioni di utilizzo già adottate in altri Paesi, mentre la Korea Women’s Associations United ha sollecitato un’accelerazione delle procedure e l’introduzione di forme di copertura dei costi attraverso l’assicurazione sanitaria nazionale. Dal punto di vista delle associazioni, la disponibilità del medicinale rappresenta soltanto uno degli elementi necessari per rendere effettivo l’accesso all’interruzione farmacologica della gravidanza, che dipenderà anche dalla distribuzione delle strutture autorizzate, dai tempi delle procedure e dalle risorse economiche richieste alle pazienti.
Più cauta la posizione espressa dalla Korean Association of Obstetricians and Gynecologists, che ha chiesto al Parlamento di intervenire sul vuoto legislativo e di definire garanzie specifiche per i professionisti sanitari, oltre a protocolli per la gestione delle possibili complicazioni, tra cui sanguinamenti importanti e interruzioni incomplete della gravidanza che potrebbero richiedere ulteriori interventi medici. L’associazione ha sostenuto che la sola autorizzazione amministrativa dei farmaci non sia sufficiente a risolvere le incertezze giuridiche nelle quali operano i medici, mentre la Conferenza episcopale cattolica coreana ha espresso la propria contrarietà al piano, richiamando le proprie posizioni sulla tutela della vita prenatale.
Cosa cambierà davvero per le donne sudcoreane
Il cambiamento più immediato, una volta completata l’autorizzazione, sarà la possibilità di accedere a un’interruzione farmacologica della gravidanza attraverso un percorso sanitario formalmente riconosciuto, senza dover ricorrere a medicinali non autorizzati o a canali di approvvigionamento difficili da controllare. Il nuovo sistema consentirà inoltre alle autorità sudcoreane di raccogliere informazioni sull’utilizzo dei farmaci, monitorare le eventuali reazioni avverse e valutare nel tempo se modificare le condizioni inizialmente previste per la prescrizione e la distribuzione, ma non risolverà automaticamente tutte le questioni rimaste aperte dopo la decisione della Corte costituzionale del 2019.
La Corea del Sud si avvia dunque a introdurre un’opzione farmacologica già disponibile in numerosi altri sistemi sanitari, mentre la definizione di una disciplina complessiva dell’interruzione volontaria della gravidanza rimane affidata al confronto parlamentare. La differenza rispetto agli anni precedenti è che, questa volta, il governo ha scelto di procedere con l’autorizzazione dei medicinali senza attendere che tutte le questioni legislative vengano risolte, fissando un primo obiettivo temporale all’inizio del 2027 e affidando alle autorità sanitarie il compito di verificare le condizioni necessarie per rendere operativo il nuovo sistema.