Copiare non è sempre ripetere. Al Mart di Rovereto una mostra sull’arte della citazione
- Postato il 27 ottobre 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Lorenzo Lotto nei suoi ritratti ha saputo creare un colloquio ideale con i soggetti effigiati abbandonando l’usuale austerità del ritratto cinquecentesco e rivelando i moti dell’anima. Tutto questo lo vediamo con chiarezza nelle due opere di Giulio Paolini che aprono la mostra Di quadro in quadro ispirate al Ritratto di giovane del maestro veneto conservato agli Uffizi dove in Controfigura (critica del punto di vista) del 1981 agli occhi originali sono sostituiti quelli dell’autore contemporaneo, innescando così una riflessione sullo sguardo, la percezione e l’immedesimazione in un gioco di tempi dissonanti che dialogano. La rassegna al Mart di Rovereto, curata da Daniela Ferrari, presenta un nutrito corpus di 150 lavori soffermandosi su una serie di autori che dal Novecento a oggi hanno operato la citazione, il d’Apres e, in generale, hanno meditato sull’eredità figurativa dei loro predecessori.

Dalla copia al d’Apres: l’arte della citazione e copia al Mart di Rovereto
La mostra affronta il tema della copia che prima di tutto nella storia dell’arte ha avuto una funzione formativa a partire dalle grandi botteghe rinascimentali, una pratica che dopo essere stata fortemente messa in crisi dagli autori delle avanguardie storiche è tornata a rivestire un valore prima di tutto culturale nei decenni tra le due guerre mondiali: in mostra sono esposti alcuni saggi in tal senso di Giorgio de Chirico che dipinge alcuni celebri lavori di Raffaello e Watteau. Una piccola sezione di opere dà conto di come le idee dei maestri circolassero in forma grafica, come nelle acqueforti di Marcantonio Raimondi, fedele collaboratore di Raffaello che ha riprodotto le sue invenzioni, o Agostino Carracci che riprende una Crocifissione di Jacopo Tintoretto.
Le opere in mostra al Mart
L’installazione I Maestri Serie Oro (2022) di Flavio Favelli è invece una sorta di attraversamento della storia dell’arte mediante la celebre collana di libri in cui sono state coperte alcune porzioni delle opere in copertina con delle carte dorate di cioccolatini, così negandone l’immagine evidente sembra rafforzarsi il pathos estetico. Il d’Après è invece una interpretazione più libera, quel senso di affinità verso un autore del passato che porta ad introiettare taluni aspetti proponendo però una rielaborazione personale. In mostra è ben evidente il magistero che ha esercitato l’opera di Piero della Francesca in pittori come Campigli che ne ha mutuato l’equilibrata sintesi formale o in Felice Casorati in capolavori come il ritratto Silvana Cenni (1922) dove la postura e la costruzione volumetrica del suo abito richiama il manto della Vergine nel Polittico della Misericordia di Borgo San Sepolcro, che accoglie sotto di sé i veneranti. Un artista che ha profondamente colpito la sensibilità anche degli autori contemporanei è Giorgio Morandi, con le sue nature morte, silenziose e sospese: a lui Claudio Parmiggiani ha dedicato una delle sue celebri Delocazioni dove appaiono gli oggetti del microcosmo del pittore bolognese.
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Dalle “cover” ai miti pop
Una sezione della mostra adotta dalla musica Pop la terminologia ‘cover’ per definire una serie di opere che riprendono un soggetto, ma attraverso il peculiare stile di chi lo ha realizzato. Un’icona della cultura figurativa occidentale come la Gioconda è realizzata in mattoncini Lego da Ai Weiwei, gli affreschi della Sistina di Michelangelo secondo Tano Festa sono nel pieno spirito della scuola di piazza del Popolo. Le Déjeuner sur l’herbe di Manet appare nella fotografia di Luigi Ontani che a fine anni Sessanta realizza un celebre tableau vivant, ma ritroviamo la stessa opera anche nella visione della pittrice emergente Chiara Calore che la delinea attraverso la sua vibrante pennellata popolandola di animali stranianti. La mostra si conclude con una serie di lavori che testimoniano l’affermarsi della società dei consumi, dove la citazione delle icone della cultura colta e sostituita ai rimandi agli oggetti vernacolari, dal celeberrimo Brillo Soap Pads Box (1964) di Andy Warhol ai quadri di Mario Schifano che incorporano il logo della Coca Cola. Una mostra come quella del Mart, ci rende un’idea dell’arte circolare, fatta di continue riprese iconografiche e attraversamenti, dove gli autori vogliono mantenere un colloquio costante con la storia.
Carlo Sala
Rovereto // fino al 1° novembre 2026
Di quadro in quadro. L’arte della citazione
MART – Corso Bettini, 43
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