Consumo di suolo zero: il fallimento di una legge e l’urgenza di un cambio di rotta
- Postato il 8 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Consumo di suolo zero: il fallimento di una legge e l’urgenza di un cambio di rotta

Consumo suolo zero: Il fallimento della normativa regionale sul consumo di suolo impone un urgente cambio di paradigma verso una pianificazione statale rigorosa.
A distanza di 24 anni la Legge Urbanistica Regionale (governo del territorio) e s.m., la n° 19/2002, che prevedeva “l’opzione consumo del suolo zero”, non ha avuto riscontro da parte delle amministrazioni comunali, in quanto solo il 10% dei comuni ha approvato piani seguendo le indicazioni legislative. Nel frattempo, la crisi climatica ha reso ancora più urgente provvedere alla formulazione di una legge sul consumo di suolo anche in rapporto ai recenti drammatici eventi metereologici e ai conseguenti disastri ambientali che hanno interessato la nostra regione. Un forte monito e un campanello di allarme per una regione, censita con oltre il 90% dei comuni esposti al rischio idrogeologico, frane, alluvioni ed erosione costiera, fenomeni che determinano un severo impatto sulla tenuta degli equilibri socio-economici.
CONSUMO DI SUOLO ZERO: GIUSTIZIA AMBIENTALE E TUTELA DEL CAPITALE NATURALE
Non ci può essere “giustizia sociale senza giustizia ambientale”, come precisano molto bene Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dozza, autori del libro: “Clima ingiusto”, in quanto le fragilità ambientali, le ondate di calore, l’inquinamento atmosferico, la povertà energetica, incidono in modo diseguale e amplificano le diseguaglianze esistenti. (cit) Il tema della protezione del “Capitale Naturale” e dei relativi valori ecosistemici diventa, pertanto, un impegno prioritario e responsabile da parte dei decisori politici attraverso strategie adeguate e interventi tempestivi, di natura based per la riduzione dei fattori delle emissioni in atmosfera e di adattamento per la gestione del rischio dell’impatto dei fenomeni climatici estremi.
E’ una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori pubblici e privati che incidono sulle scelte politiche globali nel pieno di un‘era geologica definita dai Panel scientifici intergovernativi come “Antropocene”, con più del 55% del P.I.L. mondiale che dipende dalla salute degli ecosistemi e con il cambiamento climatico che impatta negativamente sulla salute dei viventi e condiziona il sistema finanziario, economico e produttivo.
IL RAPPORTO ISPRA E L’ALLARME SUL CONSUMO DI SUOLO
Quindi, con questi indicatori e con una visione globale, possiamo leggere con più cognizione di causa, il nuovo Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici 2025” di ISPRA e SNPA con i dati allarmanti di un “Paese Italia” che continua a consumare territori naturali a vocazione agro-silvo-pastorale e la relativa biodiversità. Tra il 2023 e il 2024 sono stati consumati 83,7 km² di suolo: più di 2,7 metri quadrati al secondo. È il valore più alto degli ultimi 12 anni. A incidere è stato soprattutto il consumo legato a cantieri e nuove infrastrutture logistiche, oltre che agli impianti fotovoltaici a terra, che nel 2024 hanno occupato 1.702 ettari (l’80% sottratti ad aree agricole).
ISPRA segnala anche un forte incremento dell’urbanizzazione in aree a rischio idrogeologico, aggravando l’esposizione a frane e alluvioni: 1.303 ettari consumati in zone a pericolosità idraulica media e 608 ettari in aree a rischio frana. Le nuove superfici artificiali hanno consumato quindi terreni agricoli e aree naturali, mentre gli interventi di ripristino sono rimasti marginali: appena 5 km² recuperati, totalmente insufficienti a frenare la devastazione del territorio.
DINAMICHE ENERGETICHE E DISPERSIONE INSEDIATIVA
Il consumo netto di suolo sale così a 78,5 km² nell’ultimo anno e dal report risalta anche il dato relativo al consumo di suolo dovuto ai nuovi pannelli fotovoltaici, che risulta quadruplicato. Si passa dai 420 ettari del 2023 a oltre 1.700 ettari del 2024 (dei quali l’80% su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli) di suolo ricoperto, un aumento notevole se si considerano i 75 ettari e i 263 rilevati rispettivamente nel 2022 e nel 2023 e dai 254 ettari del 2023 ai 132 ettari del 2024 la superficie destinata agli impianti fotovoltaici a terra come l’agrivoltaico che, limitando l’impatto sul suolo, non vengono considerati tra le cause di consumo.
Di fronte a questi dati, una riflessione è opportuna anche sul fatto che l’aumento del consumo di suolo avviene nonostante il calo demografico – come ha sottolineato la direttrice generale dell’Ispra, Maria Siclari – e questo vuol dire che la tendenza non è giustificata da una reale necessità.
Già nel dicembre 2006 l’Agenzia Europea per l’Ambiente dell’Unione Europea, in un Rapporto dettagliato sulla dispersione insediativa in Europa, suggeriva alla Commissione di intervenire con più decisione per fermare il fenomeno delle periferie omologanti con il relativo degrado urbanistico, l’aumento dei consumi di energia, di risorse territoriali e di gas clima alteranti.
CONSUMO DI SUOLO ZERO, PROPOSTE OPERATIVE E GOVERNO DEL TERRITORIO
Proposte che possono essere attuate soltanto attraverso piani elaborati alla scala pertinente (ovviamente sovracomunale) e in collaborazione con enti ed istituzioni portatori di interessi collettivi. (Bene comune). È necessario, allora, che queste raccomandazioni, in fase esecutiva, per poter avere accesso ai Fondi di Coesione si traducano nella adozione di Piani integrati alla scala sovralocale per la salvaguardia delle aree rurali e degli ecosistemi naturali. Inoltre, occorre garantire, da parte dei governi nazionali e locali, investimenti finanziari per l’adeguamento alle disposizioni legislative dell’Unione Europea in materia di qualità dell’aria, del trattamento delle acque e dei rifiuti, e dell’inquinamento acustico, a ridurre la congestione del traffico attraverso il potenziamento del trasporto pubblico e la riqualificazione ambientale delle aree urbane.
CAMBIO DI PARADIGMA VERSO UNA PIANIFICAZIONE STATALE
Con queste premesse e in rapporto alle indicazioni della nostra “impronta ecologica” consumistica, si può e si deve invertire la rotta e privilegiare il “governo del territorio”, con riferimento all’art. 117 della Carta Costituzionale (legislazione esclusiva dello Stato): “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” che, subordina la materia urbanistica, a favore della tutela ambientale, di esclusiva pertinenza statale. Un cambio di paradigma che potrebbe subordinare il ruolo svolto delle regioni, al momento prevalente e non proprio in coerenza con le loro stesse leggi in materia di programmazione territoriale. Una pianificazione a livello generale, in questo senso, anche con l’aiuto di sistemi satellitari, come quelli della missione Copernicus, possono svolgere un ruolo tempestivo fondamentale nella prevenzione e gestione dei rischi metereologici e degli effetti distorti provocati dall’abusivismo edilizio residenziale e agro-industriale sul consumo di suolo.
* Leucino Cavuoto, architetto e vice presidente WWF Calabria Citra; Giuseppe Rogato, già Sindaco di Fagnano Castello e Presidente on.rio WWF Calabria Citra.
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Consumo di suolo zero: il fallimento di una legge e l’urgenza di un cambio di rotta