Consulente al Senato o giudice a Benevento? Il Csm vota sul futuro di Emiliano. E la destra lo rivuole in toga
- Postato il 24 giugno 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Un incarico di particolare rilievo e accrescimento professionale”, e quindi da autorizzare, o al contrario da bloccare in quanto “non corrisponde all’interesse dell’amministrazione della giustizia”? Oggi il Consiglio superiore della magistratura dirà l’ultima parola sul futuro di Michele Emiliano, stabilendo se l’ex governatore pugliese potrà accasarsi come consulente al Senato – in attesa di un seggio in Parlamento col Pd – o dovrà tornare clamorosamente a indossare la toga dopo 22 anni. Emiliano infatti è un pm in aspettativa dal lontano 2004, prima come sindaco di Bari e poi alla guida della Regione, lasciata a gennaio al suo erede Antonio Decaro che però non lo ha voluto in Consiglio regionale né come assessore. Con la fine dell’esperienza politica, quindi, all’ex presidente è apparso lo spettro del rientro in magistratura: la legge anti-porte girevoli infatti non si applica al suo caso, essendo entrata in vigore dopo l’ultima elezione. E il Csm ha già respinto più volte i tentativi di Decaro di averlo con sé in Regione come consigliere giuridico o collaboratore sul dossier Ilva.
Così il salvagente è arrivato dalla Commissione d’inchiesta sul lavoro del Senato, presieduta da Tino Magni di Avs, che ha chiesto di nominare consulente per il contrasto al caporalato. Ma sul tema la Terza Commissione del Csm si è divisa, licenziando due proposte antitetiche tra cui l’organo di autogoverno dovrà decidere oggi. La prima, votata dai quattro consiglieri togati, autorizza l’incarico sostenendo che l’esperienza in Senato risponda all’interesse della giustizia – come imposto dalla circolare in materia – in quanto farà acquisire all’ex governatore competenze utili nel lavoro di magistrato (una pura finzione, poiché è scontato che a quel punto Emiliano non tornerebbe mai in toga). Di parere opposto Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, consigliere laiche in quota FdI, che nella loro proposta di minoranza contestano in primis proprio questo requisito: l’incarico, scrivono, “non consentirebbe al dottor Emiliano di ‘restituire’ alla giurisdizione l’esperienza maturata”, in quanto alla fine della legislatura sarebbe vicinissimo ai settant’anni, età di pensione obbligatoria per le toghe.
Ma Bertolini e Bianchini mettono in dubbio anche le competenze specifiche dell’ex governatore: nella sua audizione al Csm, scrivono, lui stesso “ha affermato di non essersi occupato di caporalato” quando faceva il pm. Inoltre, sottolineano, la Commissione parlamentare si avvale già di una consulente magistrato per svolgere “il medesimo incarico”. Per questo le consigliere di destra chiedono di respingere l’istanza, deliberando il ricollocamento in ruolo di Emiliano come giudice del Tribunale di Benevento (sede indicata da lui stesso). Una scelta che non nuocerebbe al “prestigio dell’ordine giudiziario”, assicurano, citando il caso dell’ex deputata Pd Donatella Ferranti, rientrata in Cassazione dopo due mandati parlamentari. Non male per chi in campagna referendaria tuonava contro gli intrecci tra toghe e politica.
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