Condannato a 5 anni di carcere lo scrittore Sansal: 80 anni, malato, è vittima delle tensioni tra Parigi e Algeri
- Postato il 27 marzo 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Boualem Sansal è stato condannato a cinque anni di prigione dal tribunale di Dar El Beida, ad Algeri, a cui si aggiunge il pagamento di una multa di 500 mila dinari algerini (circa 3.500 euro), perché ritenuto colpevole di minaccia all’integrità nazionale. A 80 anni, malato di cancro, lo scrittore franco-algerino, detenuto dal 16 novembre scorso in una prigione di massima sicurezza poco lontano da Algeri, resterà dunque in carcere. La sentenza è un po’ più clemente di quanto ci si aspettasse, ma resta pesante. Dopo un processo sbrigativo la settimana scorsa, durato meno di mezz’ora, un processo “fantasma”, secondo le parole dello stesso avvocato francese dello scrittore, François Zimeray, al quale la giustizia algerina non ha smesso di mettere i bastoni tra le ruote per impedirgli di assistere correttamente il suo cliente, il pubblico ministero aveva chiesto infatti contro lo scrittore dieci anni di prigione e un milione di dinari di multa. Stamattina, presente nell’aula del tribunale di Algeri per la sentenza, lo scrittore è comparso senza manette e con i capelli rasati come tutti i detenuti delle prigioni algerini.
Boualem Sansal, francofono e che ha ottenuto la nazionalità francese un anno fa, è una vittima collaterale delle tensioni tra Parigi e Algeri, cresciute quando, nel luglio 2024, Macron aveva dato il suo sostegno a un piano di autonomia sotto sovranità marocchina per il Sahara occidentale, un territorio rivendicato dagli indipendentisti del fronte Polisario, sostenuti da Algeri. Algeri aveva deciso di ritirare il suo ambasciatore in Francia e il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva rinviato la sua visita ufficiale in Francia attesa per ottobre. Il 16 novembre Sansal era stato arrestato dagli agenti dei servizi segreti all’aeroporto di Algeri mentre scendeva dal suo aereo da Parigi. Le autorità algerine gli rimproverano un intervento sulla rivista francese Frantières in cui aveva sollevato proprio la questione sensibile dei confini tra Algeria e Marocco. Sansal, noto per la sua scrittura tagliente e provocatrice, è un intellettuale scomodo.
Sin dal suo primo romanzo Le Serment des barbares del 1999, condanna l’ascesa dell’islamismo radicale in Algeria. Nel 2019 si era schierato a favore del movimento Hirak contro la rielezione per la quinta volta dell’ex presidente Abdelazziz Bouteflika (morto nel 2021). Nel suo ultimo libro, Le Français, parlons-en (pubblicato in Francia a settembre 2024 dalle Éditions du Cerf) difende la lingua francese e condanna la decisione delle autorità algerine di bandirlo dalle scuole. Malgrado i rischi che correva, non ha mai voluto lasciare il suo Paese, continuando a vivere nella cittadina di Boumerdès, a meno di cinquanta chilometri da Algeri.
Per Sansal è nata un’importante mobilitazione internazionale. E in particolare in Francia, dove si moltiplicano gli appelli di intellettuali e politici per chiedere la sua liberazione. In Italia, dopo gli appelli dell’editore italiano di Sansal, Neri Pozza, è arrivato anche alcuni giorni fa il sostegno dell’AIE, l’associazione italiani editori. Stamattina Parigi ha condannato la decisione del tribunale chiedendo, tramite il portavoce del ministero francese degli Esteri, Christophe Lemoine, una “svolta rapida, umanitaria e degna” della situazione. Il comitato di sostegno di Sansal, che si è costituito in Francia, con oltre mille membri, intellettuali e politici, ha chiesto la sua “liberazione immediata”. “Cinque anni di prigione per uno scrittore innocente: questa sentenza tradisce il senso stesso della parola giustizia – ha detto a sua volta da Parigi il legale François Zimeray –. La sua età e il suo stato di salute rendono ogni giorno la detenzione più disumana. La giustizia ha fallito, che almeno l’umanità prevalga”, ha aggiunto, lanciando un appello a Abdelmadjid Tebboune.
Il presidente algerino è il solo che potrebbe intervenire per chiedere la scarcerazione di Sansal concedendogli la grazia. Nelle ultime settimane gli scambi diplomatici tra Parigi e Algeri si sono intensificati per tentare di limare le tensioni, cresciute ancora di recente, dopo la questione delle espulsioni di una sessantina di cittadini algerini giudicati “pericolosi” in Francia, e rifiutate da Algeri, e la risposta del ministro dell’Interno Bruno Retailleau di sospendere i visti di viaggio per i diplomatici algerini. Ad Algeri c’è chi vede in questa sentenza più clemente un “segnale di pacificazione”, che tiene conto dello stato di salute dello scrittore. Alcuni giorni fa Emmanuel Macron aveva lanciato un appello al presidente Tebboune chiedendogli di risolvere “il caso Sansal” per poter “ristabilire la fiducia” tra i due Paesi. Lo stesso Tebboune era intervenuto sulla stampa algerina affermando che “malgrado momenti di freddo e di caldo”, il presidente Macron restava il suo “punto di riferimento”. Macron è tornato su Sansal anche oggi, davanti alla stampa per il summit sull’Ucraina, dicendo di avere “fiducia” nei vertici politici di Algeri, perché prendano “una decisione di umanità e buon senso” per “restituire a Boualem Sansal la sua libertà e permettergli di curarsi”.
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