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Concordato preventivo, la maggioranza riprova a legalizzare una “modica quantità di evasione” delle partite Iva

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Concordato preventivo, la maggioranza riprova a legalizzare una “modica quantità di evasione” delle partite Iva

Legare le mani all’Agenzia dell’Entrate, mettendo un tetto alla proposta di reddito su cui pagare le tasse per il biennio 2026-2027 da presentare alle partite Iva con una pagella fiscale insufficiente. Con il risultato, di fatto, di sancire che esiste una quota di evasione legalizzata a cui lo Stato si rassegna. È la proposta di modifica al concordato preventivo biennale presentata da Fratelli d’Italia via emendamento al decreto fiscale, in discussione in questi giorni nella commissione Finanze del Senato. Lo scorso anno anche la Lega, su spinta del presidente della Commissione Massimo Garavaglia, aveva tentato di ottenere lo stesso risultato, ma l’idea non era passata. O almeno, non per tutti: il punto di caduta era stato l’introduzione di un limite, ma solo per gli autonomi già virtuosi in base agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, che sono il 45% circa. Meno della metà.

Un passo indietro: il concordato preventivo è stato fortemente voluto dal viceministro con delega al fisco Maurizio Leo, che l’ha presentato come uno strumento che avrebbe indotto i contribuenti infedeli a dichiarare gradualmente di più. In concreto, consente di siglare un accordo con il fisco definendo in anticipo il reddito imponibile e le imposte da versare per l’anno in corso e il successivo. Alla prima edizione, nonostante l’offerta di una serie di benefici aggiuntivi tra cui ilravvedimento speciale” che ha consentito di mettersi in regola con lo sconto per i mancati versamenti del passato e la flat tax sul maggiore reddito concordato, le adesioni si sono fermate a 584mila partite Iva: 460mila autonomi soggetti agli Indici di affidabilità fiscale (il 13% di una platea di 2,6 milioni) e 124mila sugli 1,7 milioni che applicano la flat tax (questi ultimi sono esclusi dalla possibilità di aderire alle successive tornate).

Lo scorso anno, come detto, per aumentare l’appetibilità della misura la maggioranza ha stabilito di limitare la proposta formulata dalle Entrate sulla base delle informazioni in suo possesso. Ma solo per chi ha un voto fiscale di almeno 8 (la sufficienza): il reddito soggetto a concordato non può superare il 125% del reddito dichiarato l’anno prima nel caso il punteggio sia appunto 8, il 115% se il contribuente si è guadagnato un 9, il 110% se ha preso 10 ed è dunque considerato del tutto affidabile.

Ora i senatori Fausto Orsomarso, Filippo Melchiorre e Gianpietro Maffoni, del partito della premier Giorgia Meloni, chiedono che il tetto – un po’ innalzato – valga anche per i probabili evasori. Vorrebbero fissarlo al 130% del reddito dell’anno precedente per chi ha Isa “superiore a 6 ma inferiore a 8” e al 135% se il livello di affidabilità è sotto il 6. Parliamo, nel secondo caso, di contribuenti che in base alla normativa attuale vanno inseriti nelle liste dei soggetti da sottoporre a controlli mirati perché è ritenuto altamente verosimile che sottraggano una parte dei loro introiti al fisco. Se passasse la proposta, si metterebbero in regola versando non tutto il dovuto, ma solo il 35% in più rispetto a quello che hanno ritenuto di dichiarare. Il resto, si direbbe, è modica quantità di evasione consentita.

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Il Fatto Quotidiano

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