Concessioni balneari, in Italia 30mila a rischio (ma Spagna e Grecia aggirano la legge Bolkestein)
- Postato il 17 maggio 2026
- Di Panorama
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Sarebbe divertente immaginare Mao Zedong dopo la nuotata nello Yangtze a Wuhan (guarda te le coincidenze) – incipit della grande Rivoluzione culturale – che s’accomoda sulla riva con secchiello e paletta e scandisce «grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente». Questa è la condizione dei titolari dei circa 30 mila stabilimenti balneari d’Italia – danno da lavorare a mezzo milione di addetti – in balìa delle onde della direttiva Bolkestein. Tra proroghe, pronunciamenti, ordinanze che si susseguono, non sanno più che pesci pigliare e aspettano come l’oracolo di Delfi una sentenza della Cassazione.
Sanno, però, che il 58% degli italiani vuol fare vacanze al mare: dunque grande confusione, ma eccellente prospettiva. Che però è come lo yogurt, a scadenza: se non cambiano le cose, al 31 dicembre di quest’anno il 90% delle 27 mila concessioni demaniali dovrà andare a gara.
Il bivio della Cassazione e il pressing di Bruxelles sulla direttiva Bolkestein
La Suprema Corte dovrebbe però annullare due ordinanze del Consiglio di Stato – la 17 e 18 – del 2021 secondo cui le concessioni balneari non potevano essere prorogate automaticamente e si esaurivano al 31 dicembre 2023. Mario Draghi – in quel momento presidente del Consiglio – potè così tacitare l’Europa che premeva perché la Bolkestein fosse applicata senza ulteriori esitazioni. Il custode della legge di Bruxelles si chiama Salvatore D’Acunto responsabile per la rimozione delle barriere nel Mercato interno. È il “nemico” giurato dei nostri bagnini e da anni redige procedure d’infrazione contro l’Italia.
Oddio, non che l’Europa tratti tutti allo stesso modo: la Spagna, la Francia, la Croazia, ma anche la Grecia che molti indicano come modello virtuoso fanno come pare a loro. Sono passati altri cinque anni da quel pronunciamento del Consiglio di Stato, oggi presieduto da Luigi Maruotti che pare avere cambiato un po’ orientamento, ma la situazione è di assoluto caos; c’è un punto fortissimo di contrasto: la scarsità della risorsa condizione perché sia applicabile la Bolkestein. I “bagnini” ma anche il governo hanno puntato tutto sulla dimostrazione che solo il 35% dei litorali è in concessione, ma prima il Consiglio di Stato e poi l’Ue hanno detto: è scusa che non vale.
Ora la Cassazione potrebbe eccepire che i pronunciamenti dei giudici amministrativi, se basati sulla dimostrazione o meno della scarsità, sono nulli. Solo che l’estate – al contrario di quello che cantavano i Righeira – sta cominciando e ci sono in ballo, malcontati, una quarantina di miliardi di fatturato turistico. A dirlo – per quel che vale – è per esempio l’European Best destination 2026 che, forte di preferenze espresse da un milione e passa di turisti, sostiene che Cefalù, Bosa, Ravello, Procida e Taormina sono tra le mete più ambite di quest’anno anche perché il 98% dei litorali italiani ha le acque più pulite del Mediterraneo.
Il caos dei bagnini e la contromossa della Regione Calabria
Solo che questi turisti rischiano di non trovare nessuno che li accudisce. Al caos sulle licenze si è aggiunto a quello sulla sorveglianza e cioè su quante ore deve stare a bordo spiaggia il bagnino e quale brevetto di salvamento debba avere. Secondo alcuni Tar – per esempio nelle Marche sono in rivolta tutti i gestori dei lidi pesaresi – finché il chiosco (inteso anche come ristorante) sta aperto deve esserci presente l’addetto al salvamento che deve avere anche il “patentino” per usare i defibrillatori.
Tornando a bomba, la legge appena approvata dalla Regione Calabria farà discutere. Il presidente Roberto Occhiuto, di Fi, ha capito che il turismo balneare è una scommessa possibile e, scottato dal caso Gioiosa Ionica – 17 concessioni messe forzatamente all’asta -, ha deciso di stoppare la guerra delle licenze. Anche a costo di un duro contrasto con il governo e con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che sta cercando una strada per salvare le vecchie concessioni senza urtare il premier che in Europa ha garantito che l’Italia si sarebbe adeguata alla Bolkestein entro quest’anno. La norma della Calabria dice che, se non c’è scarsità di risorse, non vanno fatte le gare e le concessioni restano in mano ai titolari.
Sposa così la tesi di tutte le associazioni che rappresentano i gestori. Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, uno dei più combattivi, commenta: «Pieno apprezzamento e plauso istituzionale nei confronti del Consiglio regionale della Calabria e della Giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto per l’approvazione unanime delle nuove disposizioni legislative in materia di demanio marittimo. La scelta compiuta rappresenta un atto politico e amministrativo serio, coerente e giuridicamente fondato, che applica correttamente la direttiva Bolkestein rispettandone integralmente l’articolo 12. Introduce infatti un principio fondamentale troppo spesso ignorato: l’obbligo di procedure a evidenza pubblica può sussistere esclusivamente in presenza di una effettiva scarsità della risorsa naturale e di un interesse transfrontaliero certo».
Licordari è convinto che il governo impugnerà la legge calabrese, ma chiede che si arrivi almeno al tanto promesso bando tipo che è allo studio del ministero guidato da Salvini. D’altra parte la Lega con Gian Marco Centinaio – ora vicepresidente del Senato – quando era ministro del Turismo ha sempre difeso strenuamente i balneari. Anche di recente Centinaio, pensando al caso di Spotorno dove il sindaco vuole azzerare le licenze, ha dichiarato: «Lì va in scena un attacco ideologico contro l’impresa balneare». Il nodo del contendere di maggior frizione sono i criteri per stabilire gli indennizzi a chi perde la concessione.
L’assalto dei fondi d’investimento e i paradossi dei prezzi sulle spiagge libere
Resta il dato che se abolire le concessioni doveva servire a favorire la concorrenza sembra che stia avvenendo l’esatto contrario. Il fondo Onda – costituito da alcuni dei maggiori gruppi economici del Nord Est: dai Lunelli a Matteo Marzotto, da Donato Romano de La Piadineria ai Rivetti (Stone Island) e agli Zucchetti (software operativi) – sta rastrellando alle aste le concessioni di Veneto e Friuli, un altro gruppo finanziario attorno al fondo Vesper (Matteo de Barbant, Alfredo De Falco) starebbe puntando sul Gargano e altri imprenditori come Davide Tavianello (farmacie Hippocrates), Enrico Giacomelli (Namiral) e l’immobiliarista Giuseppe Amitrano – seguendo le orme del “capostipite” del settore Flavio Briatore – si stanno buttando sui lidi.
Anche l’affermazione che liberando le spiagge si fa un favore ai clienti regge poco. A Bonassola (siamo in Liguria) la società Fisa, che gestisce la spiaggia pubblica in accordo col Comune, ha raddoppiato i prezzi: un lettino in prima fila per tutta la stagione sfonda i 4 mila euro! Ed è certo circostanza sorprendente sapere che nello spezzino il Tar della Liguria prima ha ordinato che venissero distrutte le attrezzature dei bagni, poi ha sancito che le gare devono essere fatte entro giugno. Risultato non c’è più turismo balneare.
Lo stesso vale per Spotorno dove il limite del 40% di spiaggia pubblica ha tolto di mezzo 9 lidi storici. Ma i pronunciamenti contradditori ormai riguardano tutta Italia. A Grosseto il Tar ha annullato la proroga delle concessioni, ad Arma di Taggia vanno a bando 12 concessioni senza indennizzi, nel Lazio invece il Tar ha confermato le concessioni fino al 2033, a Rimini sono stati aperti i bandi senza però aspettare la normativa tipo che è in elaborazione da parte dell’esecutivo e ci sarà uno tsunami di ricorsi.
Mentre in Italia si vive questa assoluta incertezza, altrove ignorano l’Europa. In Spagna – Paese della vicepresidente della Commissione europea e commissaria alla Concorrenza la socialista Teresa Ribera – le concessioni sono state prorogate per 90 anni. È partita la procedura d’infrazione, ma Pedro Sánchez, il premier spagnolo, l’ha respinta al mittente. La Francia – temendo soprattutto le proteste dei lidi della Corsica – si acconcia a concessioni di almeno 25 anni, ma con manufatti non edificati sul terreno demaniale, mentre in Grecia ha fatto molto rumore lo stop in 251 località per lettini e ombrelloni. Peccato che nessuno dica che le concessioni demaniali nel Paese vanno da 5 a 99 anni. A chi sono riservate le più lunghe? La risposta è semplice: agli hotel che si affacciano sul mare. Che guarda caso sono in mano ai capitali e alle catene alberghiere di tedeschi – la Freaport si è comprata 14 aeroporti delle isole dopo la crisi del 2009 – olandesi e americani.