Con guerre e crisi climatica i prezzi del cibo sono esplosi del 29% in cinque anni: per il caffè +50%, olio a +49%. Salasso anche su voli e spese per la casa
- Postato il 31 agosto 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Gli ultimi cinque anni hanno registrato un'impennata senza precedenti dei costi alimentari, con aumenti medi del 29% dovuti a fattori geopolitici e ambientali. Caffè e oli vegetali guidano l'inflazione con rialzi rispettivamente del 50% e 49%, mentre conflitti internazionali e variabilità climatica continuano a pressare i prezzi agricoli. Anche trasporti aerei e affitti subiscono rincari significativi, aggravando il costo della vita per i consumatori.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Prima la fiammata inflazionistica post pandemia alimentata dall’invasione russa dell’Ucraina che ha fatto esplodere i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti. Poi, dallo scorso febbraio, la guerra di Usa e Israele all’Iran con il conseguente rincaro di petrolio e prezzi alla pompa. In mezzo l’effetto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole. È così che, negli ultimi cinque anni, il prezzo dei prodotti alimentari e delle bibite analcoliche è schizzato in Italia del 29,5% con picchi del 34% per la verdura e di oltre il 49% per olio e burro. Contro il +21% dell’indice generale dei prezzi al consumo per l’intera collettività diffuso ogni mese dall’Istat. Un salasso, quella sulla spesa per il cibo, che si somma al balzo ancora più clamoroso (+43,3%) della voce relativa alle spese per abitazione, acqua, elettricità e gas, la più pesante nel bilancio delle famiglie italiane.
Le tabelle interattive del fattoquotidiano.it costruite elaborando i dati dell’istituto di statistica consentono di analizzare la stangata voce per voce. E mostrano chiaramente perché i salari reali, cioè la quantità di beni che si possono effettivamente comprare con uno stipendio, siano ancora ben sotto i livelli del 2021. Chiunque metta piede al supermercato, vada a cena fuori o organizzi una vacanza lo sperimenta del resto sulla sua pelle. E nei prossimi mesi la situazione rischia di peggiorare causa effetto domino del caro carburanti su tutti i beni trasportati su gomma e impatto sui raccolti del super El Niño. Intanto, nella narrazione del governo Meloni, l’economia è in ottima forma come dimostra il fatto che il pil pro capite cresce. Poco importa se quel valore, che è nominale, nulla dice sul potere d’acquisto e dunque sul benessere percepito.
Rincari record per olio, caffè e ortaggi: pesa anche la crisi climatica
Guardando i grafici salta agli occhi che il grosso dell’esplosione dei prezzi si concentra tra la fine del 2021 e il 2023. Da allora la corsa rallenta, ma gli aumenti cumulati restano. Tradotto: anche se l’inflazione è ora lontana dai picchi del 2022, i prezzi non sono “tornati indietro”: ora i rialzi, più contenuti in attesa che le conseguenze del conflitto in Medio Oriente si manifestino del tutto, si innestano su una base di partenza molto più alta. Il risultato lo sperimenta nel portafogli chi nel frattempo ha visto la sua busta paga rimanere al palo. Rispetto a cinque anni fa, oli e burro sono decollati oltre il +49%: eredità dello choc del 2022, quando l’inizio della guerra ha messo in crisi l’export ucraino di olio di girasole, e dei forti rincari dell’olio d’oliva vittima della siccità in Spagna, un combinato disposto che nell’estate 2024 ha prodotto un picco con prezzi addirittura raddoppiati sul 2020. Il caffè fa segnare addirittura un +50,8% causa siccità e caldo estremo nei maggiori Paesi produttori, Brasile e Vietnam. Ortaggi e legumi intanto sono volati del 34% e la frutta di oltre il 28% complici anche caldo, gelate fuori stagione e precipitazioni estreme. Per restare ai prodotti di base, latte, formaggi e uova sono saliti di quasi il 28%, poco meno di zucchero e dolciumi, e i cereali del 27%, come le carni e i salumi. Il pesce si ferma a +22,5%. Bibite analcoliche e acqua in bottiglia costano oltre il 30%.
I voli a +87% in cinque anni, +27% per ristoranti e hotel
Allargando lo sguardo agli altri beni e servizi, in testa alla classifica della corsa dei prezzi negli ultimi cinque anni c’è però il trasporto aereo di passeggeri: per volare si spende l‘87% in più (la variazione è calcolata sul periodo luglio 2021-luglio 2026). Alla faccia dei voli low-cost, considerando l’intero ultimo decennio i costi sono decollati del 116%. Seguono i pacchetti viaggio tutto compreso: +47% in cinque anni. Dei costi per l’abitazione si è già detto: +43%. Ristoranti e strutture ricettive, al confronto, restano a buon mercato con un modesto +27,4%. I trasporti fanno storia a sé: il confronto con luglio 2021 restituisce un +19%, con in mezzo alti e bassi, ma solo da gennaio con il caro carburante si è registrato un +7%. Seguono i servizi finanziari e assicurativi (+17%), la categoria che comprende servizi alla persona, asili e rsa (+15,1%), l’arredamento e manutenzione della casa (+14,8%), i servizi ricreativi, sportivi e culturali (+14,7%). Per scendere sotto la doppia cifra bisogna arrivare a voci come abbigliamento (+8,1%), istruzione (+7,1%) e servizi sanitari (+6,9%). Resta in controtendenza il comparto delle comunicazioni, che segna una riduzione di oltre il 12% trainata dal calo dei costi di apparecchi e attrezzature telefoniche.
Si spende di più per comprare di meno. E vola l’e-commerce
Il risultato è che le vendite al dettaglio mostrano, a partire dal 2021, un valore in progressiva crescita mentre i volumi, cioè le quantità che il consumatore si porta a casa, restano stabilmente inferiori (al momento di 6,5 punti rispetto al picco di metà 2021). La forbice tra le due curve si è aperta con la fiammata dei prezzi del 2022-23 e da allora non si è più richiusa. Le tabelle Istat mostrano anche l’evoluzione degli acquisti nei vari canali: in cinque anni quelli tradizionali hanno perso terreno mentre il commercio elettronico è esploso. Basti dire che a giugno l’indice delle vendite online ha toccato quota 159,2, fatto 100 il livello base del 2021. Nel frattempo i piccoli negozi di alimentari hanno visto le vendite crollare di 20 punti.

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