Come può Bertolaso dire che ‘sulle liste d’attesa la Lombardia è un modello’? Le racconto una storia avvilente

  • Postato il 3 aprile 2025
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Sono veramente allibito. Ho appena letto una dichiarazione di Guido Bertolaso:Sulle liste di attesa la Lombardia è modello per l’Italia”. Io credo, caro collega Bertolaso, che lei ormai, come i politici che frequenta a stretto giro, abbia fette di salame sugli occhi e orecchie piene di cerume. Vive nel suo mondo di poltrone altolocate senza fare nulla per salvare il nostro Sistema Sanitario Nazionale dal sistema privato che non permette a tutti di curarsi.

Io non parlo sulla base di parole ma di fatti che lei non potrà contestare perché sono in possesso di documenti e di richieste chiare e limpide. Gliene cito due. Una più vergognosa dell’altra. Gradirei una sua risposta. E non mi dica, la prego, “ora ci penso io”. Perché lei avrebbe già dovuto pensare. Senza stimoli esterni.

Nel periodo Covid, mentre lei cercava medici in giro per il mondo e non sapeva come impegnare medici e infermieri, sa che in Regione Lombardia nel caos totale c’erano alcune strutture – le uniche che hanno risposto al mio accesso agli atti – che hanno eseguito centinaia di interventi privati di cataratta che ovviamente hanno occupato gli spazi ed i tempi di sale operatorie, di personale medico e infermieristico che avrebbero potuto e dovuto fare altro? Bastava controllare.

Ma ora la seconda, più attuale, ma desolatamente avvilente per un medico che continua a pensare che l’unico che debba guadagnare in sanità sia il paziente. Immagini quando il paziente è un bambino di quattro anni che dopo peregrinazioni per ottenere una vista con il SSN collegandosi al Cup regionale, magari alle 00,30 di notte orario in cui il sito aggiorna le cancellazioni bloccando così i primi posti liberati dalle disdette, con disponibilità a spostarsi.

Ho parlato con la madre ed ho letto tutti i referti. Così scopro che il bimbo soffre di una “ipertrofia adenoidea di IV grado e ipertrofia tonsillare di III grado” e che, per ridurre la lista di attesa operatoria, occorre fare una polisonnografia che stabilisce che ha delle “apnee in sonno di tipo severo”. Infatti il bambino ormai dorme seduto, perché è l’unico modo per respirare, russa e spesso di giorno dorme all’asilo la cui maestra addirittura scrive: “Il bambino dimostra in vari modi di essere stanco”!

Quindi attesi mesi per la visita, esami specifici e polisonnografia in una famiglia media italiana con padre e madre che lavorano e che contribuiscono con i loro stipendi da dipendenti a versare i contributi anche per curare i propri figli, devono affrontare ciò che resta inqualificabile. Bisogna operare. Ed avevano fatto anche la polisonnografia, sicuramente non piacevole per un bambino di quattro (ci sente Bertolaso? Ho detto quattro) anni, per dimostrare l’urgenza.

La lista d’attesa nell’Ospedale Niguarda è di 6-8 mesi. Minimo.
Alla San Giuseppe di 12 mesi. Minimo.
All’Ospedale Buzzi di 8 mesi. Minimo.
Al Policlinico di 10 mesi. Minimo.
Al Fatebenefratelli di 8 mesi. Minimo.
Queste le strutture da me contattate.

Caro Bertolaso, le dico naturalmente che, negli stessi ospedali o strutture private accreditate, si può fare lo stesso intervento, che permetterebbe a quel povero bambino semplicemente di respirare, di riposare e di crescere, nelle stesse sale operatorie, con gli stessi medici ed infermieri lo stesso intervento di asportazione di adenoidi, privatamente, la settimana dopo la richiesta.

Caro Bertolaso, di questo parla quando dice che la Lombardia è un modello? Quello privato? Quello che anche lei con la sua presenza continua a favorire a scapito del SSN? Mi ascolti, se vuole si può veramente essere un modello. Lo dico da anni: sospenda qualunque esame, visita o intervento privato finché le liste di attesa nella stessa struttura non sono adeguate. Solo quando ci sarà un equilibrio si potranno riprendere o, meglio, chi ha soldi o dispone di assicurazioni che coprono tutto, potranno andare in strutture private.

Come può la stessa struttura dire ad una mamma, e al suo bambino che soffre, che deve aspettare mesi mentre se ha i soldi gli stessi spazi e gli stessi operatori sanitari saranno a disposizione occupando lo spazio e il tempo dedicato al pubblico ovviamente allungando le liste di attesa mutualistiche? Mi vergogno per lei. C’era una vecchia pubblicità tempo fa che si chiamava pubblicità progresso che diceva: “Hai tenuto la bocca troppo aperta ti si sono chiuse le orecchie”. Smetta di parlare forse riuscirà ad ascoltare di più. Senza interessi politici. Certo, occorrerebbe essere veramente contro il sistema ormai con radici profonde oppure, da politico, dire che il SSN è morto, non è un modello e si desidera solo un sistema privato a volte coperto da assicurazioni che spesso non coprono tutto. Guarda caso proprio come il caso che le ho spiegato.

Vorrei che lasciasse quella sedia che occupa da troppo tempo senza fare nulla: è l’unica cosa che le consiglio. Da medico.

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Il Fatto Quotidiano

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