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Come il cinema, la profumeria racconta storie

  • Postato il 11 luglio 2026
  • Di Panorama
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Come il cinema, la profumeria racconta storie
Come il cinema, la profumeria racconta storie

“Io e il profumo siamo una coppia sposata da tanti anni. Un legame che si sviluppa in tre fasi. All’inizio c’è un’attrazione forte e ci sono emozioni intense: è tutto eccitante e nuovo, come le note di testa. Poi, con il passare degli anni, arrivano le note di cuore, che si arricchiscono di affetto, fiducia e ricordi condivisi e diventano l’essenza di una vita insieme o di una famiglia. Infine, la scia lasciata dopo tanti anni diventa sicurezza e unione, fino a trasformarsi in una cosa sola. Come dice quella canzone, It Had to Be You, un grande classico del jazz scritto da Isham Jones e Gus Kahn: tra noi era destino”, ha spiegato Matteo Fumagalli, 34 anni, autore de Le immagini del profumo, pubblicato da L’Ippocampo Edizioni con i disegni di Daniele Catalli. Responsabile della comunicazione e docente di Storia del cinema, Fumagalli, nel corso degli anni ha sviluppato, sui suoi canali social, un percorso di divulgazione dedicato al mondo dei profumi e dei libri, mostrando come questi universi siano, in realtà, più legati che mai. Non c’è niente di levigato o troppo prevedibile nella sua arte: il rimedio che conosce contro gli eccessi della reiterazione è l’improvvisazione. I profumi che lo catturano sembrano fatti della stessa materia dei sogni e dei ricordi, destinati a trasformarsi in desideri o pulsioni. In fondo, il territorio dell’onirico che attraversa è lo stesso che alimenta il suo amore per il cinema. Il suo lavoro, più che uno stile definito, lascia intravedere la forza delle molteplici forme dell’emozione. Le emozioni invadono lo sguardo, lo occupano e lo seducono. “In ufficio”, ha continuato Fumagalli, “mi hanno ribattezzato Effetto Profumo. Il mio libro non è un archivio: è un rifugio, ma anche una via di escapismo. Tutto dipende dal singolo profumo che mi viene incontro. Ci sono profumi alteri e inavvicinabili, altri che comunicano invece un desiderio di socialità. Ci sono profumi che evocano ambienti chiusi e opprimenti, altri invece paesaggi sterminati. Profumi allegri e briosi, ma anche profumi tristi e decadenti. Esistono profumi che impongono il protagonismo di chi li indossa e altri che segnalano il desiderio di rimanere dietro le quinte. La profumeria può evocare potenzialmente qualsiasi tipo di sensazione”. E non si tratta nemmeno di una rivisitazione nostalgica, “Non ho mai fatto affidamento su loghi o temi ricorrenti nella ricerca della fragranza perfetta. Per me era importante sostenere una tesi: la profumeria offre possibilità infinite. Esiste un profumo per ogni esigenza e per ogni evocazione. Ho lavorato su quattro coppie antitetiche ma complementari, come lo Yin e lo Yang. Alcune sono più facilmente riconducibili alla profumeria, come l’Eros, ma anche il Paesaggio e il mondo dei Ricordi. Altre sono meno immediate, come il Thanatos”, ha proseguito l’autore, “Mi sono divertito a giocare con i contrasti e con le sorprese. Anche quei mondi apparentemente così radicati nel profumo, come l’Eros e l’universo della seduzione, ho voluto raccontarli a 360 gradi, andando oltre i facili stereotipi. Perché l’universo dell’eros, anche se spesso viene narrato sempre allo stesso modo, è complesso e sfaccettato”. Lucidissimo nell’analizzare l’evoluzione del suo rapporto con il profumo, Fumagalli ha concluso, “Ho sempre associato il visivo al mondo delle fragranze. Fin dal mio primo profumo, nella preadolescenza: CK One di Calvin Klein. L’ho scelto per l’immaginario che costruiva, quello post-grunge ed heroin chic delle campagne pubblicitarie con Kate Moss. Crescendo, ho poi scelto profumi appartenenti agli immaginari della moda più vicini alla mia sensibilità: Comme des Garçons e Yohji Yamamoto. È proprio attraverso queste creazioni, in particolare Incense Avignon di Comme des Garçons, che ho capito quanto le associazioni sinestetiche tra profumo e immagini siano assolutamente naturali. Sto vivendo una bellissima storia d’amore con il profumo e con il cinema. Io lavoro come se fosse sempre la prima volta. Sono rimasto quel bambino che entra per la prima volta in una sala cinematografica. E mi diverto un sacco”.

Autore
Panorama

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