Colonnine per auto elettrica occupata, quando scatta la multa e a quanto ammonta
- Postato il 31 maggio 2026
- Codice Della Strada
- Di Virgilio.it
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La diffusione delle auto elettriche ha portato sulle strade italiane il problema dell’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica. Il Codice della Strada oggi disciplina i casi di chi lascia una plug-in nello stallo senza collegarla, di chi termina la ricarica e continua a usare quello spazio come un parcheggio qualunque. L’articolo 158, comma 1, lettera h-ter, vieta fermata e sosta negli spazi riservati alla ricarica dei veicoli elettrici. Lo stesso divieto riguarda anche i veicoli elettrici che non stanno effettuando la ricarica o che restano nello spazio oltre un’ora dal completamento della ricarica. Il limite di un’ora non si applica dalle 23 alle 7, tranne che nei punti di ricarica di potenza elevata, cioè superiori a 22 kW secondo il riferimento normativo richiamato dalla stessa disposizione.
Quando lo stallo di ricarica è occupato abusivamente
La regola è semplice: lo spazio davanti alla colonnina serve a ricaricare e non a parcheggiare. La violazione scatta quando un veicolo occupa quello stallo senza avere titolo a farlo. Il caso più evidente è l’auto a benzina, diesel, gpl o metano parcheggiata nello spazio riservato alla ricarica. Il secondo caso riguarda i veicoli elettrici o ibridi plug-in che occupano lo stallo senza ricaricare. Il possesso di un’auto elettrica non autorizza a sostare nello spazio della colonnina. Il via libera nasce dall’operazione di ricarica e non dal tipo di alimentazione del veicolo.
Il terzo riguarda chi resta collegato dopo aver finito la ricarica. La norma concede un margine di tolleranza: il veicolo può permanere nello spazio fino a un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato quel limite, la permanenza diventa vietata, salvo nella fascia notturna tra le 23 e le 7. Questa eccezione non vale per le colonnine di potenza elevata: sulle infrastrutture sopra i 22 kW la rotazione resta anche di notte.
Se c’è poi un aspetto di cui tenere conto è la differenza tra fermata e sosta perché anche uno stop momentaneo nello spazio riservato può integrare la violazione se impedisce o limita l’uso della colonnina. Uno stallo di ricarica è considerato una porzione di spazio pubblico funzionale a un servizio. Bloccarla anche per poco impedisce a un utente con batteria scarica di ricaricare, interrompe la programmazione di un viaggio e crea congestione in punti dove le infrastrutture sono ancora poche rispetto alla domanda.
A quanto ammonta la multa
Per l’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica, la sanzione prevista dal comma 5 dell’articolo 158 del Codice della Strada è diversa a seconda del tipo di veicolo. Per ciclomotori e motoveicoli a due ruote la multa va da 41 a 168 euro. Per tutti gli altri veicoli, come auto, furgoni e mezzi assimilabili, l’importo va da 87 a 344 euro.
Alla sanzione pecuniaria si aggiunge la rimozione del veicolo. L’articolo 159 del Codice della Strada stabilisce che gli organi di polizia possono disporla o “il blocco dello stesso con attrezzo a chiave applicato alle ruote, senza onere di custodia, le cui caratteristiche tecniche e modalità di applicazione saranno stabilite nel regolamento. L’applicazione di detto attrezzo non è consentita ogni qual volta il veicolo in posizione irregolare costituisca intralcio o pericolo alla circolazione”.
Il caso più facile da accertare
L’auto termica parcheggiata davanti alla colonnina è il caso più facile da accertare. Non essendo in grado di ricaricare non può giustificare la presenza nello stallo. Se lo spazio è segnalato e riservato alla ricarica, la polizia locale può contestare la violazione e disporre la rimozione.
L’automobilista che occupa lo spazio con una vettura non elettrica impedisce materialmente l’uso dell’infrastruttura. Il fatto che la colonnina sia momentaneamente libera, che non ci sia nessuno in attesa o che il parcheggio sia pieno non cambia la natura della violazione. Uno spazio riservato resta tale anche quando in quel momento non viene usato. È lo stesso principio che vale per altri stalli funzionali: carico e scarico, disabili, fermate bus, taxi, aree di emergenza.
La rimozione è disposta dagli organi di polizia. Chi trova una colonnina occupata abusivamente può quindi chiamare la Polizia locale, segnalare l’indirizzo, indicare la targa e descrivere la situazione. Può anche contattare il gestore della colonnina tramite app o numero di assistenza, soprattutto se il problema riguarda un veicolo collegato ma non in carica o una postazione che risulta bloccata nel sistema.
Quando la multa scatta per le auto elettriche
Il caso più irritante, per molti utenti elettrici, è l’auto elettrica che occupa lo stallo senza ricaricare. In questo caso il principio è lineare: lo stallo serve solo alla ricarica. Finita o assente, termina anche la giustificazione della sosta.
La norma concede un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato questo margine di tempo, la permanenza diventa vietata. La colonnina ha esaurito la sua funzione per quel veicolo e deve tornare disponibile. La regola è importante sulle infrastrutture pubbliche urbane dove pochi stalli devono servire molti utenti e l’abitudine di lasciare l’auto attaccata per ore riduce l’efficienza dell’intera rete.
La fascia notturna tra le 23 e le 7 è trattata in modo diverso: il limite temporale di un’ora dopo il completamento della ricarica trova applicazione solo per i punti di ricarica di potenza elevata. In pratica su una colonnina lenta o standard può essere tollerata la permanenza notturna dopo il completamento mentre su una colonnina sopra i 22 kW l’esigenza di rotazione resta anche durante la notte.
Colonnine sopra i 22 kW, perché non vale l’eccezione notturna
La legge richiama i punti di ricarica di potenza elevata indicati dal decreto legislativo 257 del 2016. Si tratta delle infrastrutture sopra i 22 kW. Qui la logica è diversa rispetto alla ricarica lenta o accelerata. Una colonnina ad alta potenza serve per soste più brevi, ricariche rapide, viaggi lunghi e rotazione elevata. Bloccarla per ore, anche di notte, significa sottrarre un servizio a chi ne ha bisogno.
Accanto alla sanzione del Codice della Strada c’è poi il piano contrattuale. Molti operatori di ricarica applicano tariffe extra o penali di occupazione quando l’auto resta collegata dopo la fine della sessione. Non sono multe pubbliche, ma costi previsti dalle condizioni del servizio. Servono a spingere l’utente a liberare lo stallo e a ridurre il fenomeno dell’occupazione della presa senza ricarica. Questi addebiti variano in base al gestore, alla potenza della colonnina, alla fascia oraria e al tipo di abbonamento. In alcuni casi partono dopo pochi minuti dal completamento, in altri sono previsti solo su colonnine rapide o ultra-rapide.